Nel peggiore regime di CaracasLe tre crisi simultanee in Venezuela che il mondo finge di non vedere

Il documentario “A la Calle” cerca di portare l’attenzione del mondo sulla lotta dei cittadini contro il dittatore Nicolas Maduro che ha portato il Paese nella catastrofe economica, sociale e sanitaria. «La pandemia è stata una scusa colta dal governo per attuare nuove repressioni», spiega a Linkiesta Tamara Taraciuk Broner, responsabile per le Americhe di Human Rights Watch

LaPresse

In Venezuela è in corso da anni una crisi dei diritti umani. Non sono ammesse critiche al governo del presidente Nicolás Maduro Moros, non c’è libertà di stampa e qualunque tipo di protesta è repressa con violenza, tortura e detenzione. Chi è affetto da qualche patologia non ha la possibilità di curarsi perché le strutture sanitarie sono in una situazione di degrado e i prezzi delle medicine sono economicamente insostenibili. C’è una crisi alimentare, i beni di prima necessità disponibili sono pochi, quelli che si trovano al mercato nero hanno prezzi inaccessibili. La nazione è paralizzata dall’inflazione, il 94,5% dei venezuelani vive in povertà.

Eppure, non se ne parla quasi mai. O meglio, non a sufficienza. Nonostante la situazione, gli sforzi di opposizione al governo da parte dei cittadini sono costanti. È stato presentato il 23 febbraio dall’Istituto Leoni a Milano “A la Calle” (2020), diretto e prodotto da Nelson G. Navarrete e Maxx Caicedo, il documentario che cerca di portare attenzione su questo tema fotografando il dissenso dei venezuelani. Collaborando con alcune troupe televisive clandestine, i registi hanno documentato per tre anni ciò che accadeva con interviste esclusive a membri dell’opposizione, tra cui Leopoldo López – che ha ispirato un movimento nazionale con la sua incarcerazione – e l’attivista Nixon Leal.

«La situazione in Venezuela è una delle più chiuse dell’America Latina perché ci sono tre crisi simultanee. C’è una repressione totale contro gli oppositori, i giornalisti e coloro che lottano per i diritti umani. Grave è l’emergenza umanitaria che rende molto difficile l’accesso alla sanità. Infine, numerose sono le conseguenze sociali. Più di 20 milioni di persone sono state obbligate a emigrare dal Venezuela» ha affermato Tamara Taraciuk Broner, responsabile per le Americhe dell’organizzazione Human Rights Watch.

Il lavoro di Human Rights Watch consiste principalmente nel documentare la realtà del Paese. «Lo facciamo riferendoci sempre a fonti dirette. Intervistiamo persone in Venezuela e verifichiamo le testimonianze con attenzione. Poi divulghiamo. Il nostro fine è diffondere notizie sulle situazioni critiche che sta vivendo il Venezuela».

Perché in Italia si parla così poco di questa crisi? «È un Paese molto distante geograficamente, con cui è difficile collegarsi, nonostante ci sia una grande comunità italo-venezuelana. Ovviamente la situazione in Ucraina e in Russia in questo momento è al centro, però, in generale, c’è sempre un’altra crisi che viene percepita come più vicina. A volte è necessario pensare, quando succedono queste cose, al principio. Uno dovrebbe preoccuparsene perché i diritti umani sono valori universali, non riguardano solo i venezuelani» ha affermato la dottoressa Taraciuck. «Non è una crisi qualsiasi. La situazione umanitaria, la violazione dei diritti umani, i rifugiati, fanno sì che dovrebbe essere una crisi prioritaria».

Con la pandemia ha situazione è ulteriormente peggiorata perché «il Venezuela non era pronto a sopportare una situazione di così grande stress dal punto di vista medico. In seguito alla diffusione del Covid-19 ci sono state pesanti conseguenze sulla salute e sull’istruzione. Molti bambini non avevano a disposizione un computer o l’accesso a Internet. Gli effetti sono stati disastrosi. Inoltre la pandemia è stata una scusa colta dal governo per attuare nuove repressioni».

Un ulteriore problema è l’accesso alla libera informazione. Il governo di Maduro controlla radio, giornali, televisioni e utilizza questi mezzi per diffondere messaggi negativi con intento di discriminazione politica. «Nel 2019 la correlazione tra stigmatizzazione attraverso i mezzi di comunicazione e arresti arbitrari politicamente motivati era stata del 29 per cento, nel 2020 era salita al 42 per cento e nel 2021 è arrivata al 77 per cento» sostiene Amnesty International. L’unico modo per informarsi in modo più neutrale è per mezzo di Internet e dei social network. In tutto il Venezuela esiste solo più un giornale indipendente e di opposizione: “El Nacional”.

Nonostante le difficoltà la lotta per la libertà, come mostra “A La Calle”, non si ferma. «L’importante è non abituarsi. La situazione richiede molta pazienza e forza, però dobbiamo ricordare che ci riguarda tutti e, proprio per questo, bisogna resistere».