Il ritorno del CavaliereBerlusconi assicura che nessuno ora può rimettere in discussione la stabilità del governo

Dopo il ritiro della candidatura per il Quirinale e i giorni in ospedale, il leader di Forza Italia torna a parlare. «Ho chiamato il presidente Mattarella chiedendogli la disponibilità a essere votato», racconta. «Ho ritenuto fosse più utile all’Italia evitare che sul mio nome si consumassero polemiche o lacerazioni inopportune»

(La Presse)

Dopo il ritiro della candidatura per il Quirinale e i giorni in ospedale, Silvio Berlusconi torna a parlare in un’intervista al Corriere della sera, nel bel mezzo della crisi della coalizione di centrodestra. E lo fa per ribadire la centralità di Forza Italia e favorire l’aggregazione delle forze moderate, senza le quali «non si vince», dice. E anche per rivendicare la scelta di Mattarella, le cui parole di ieri «stanno a indicare che abbiamo fatto la scelta giusta».

Ma «la conferma di Mattarella è un passo importante sulla strada della stabilità». E «non credo che nessuno possa né voglia rimetterla in discussione», dice riferendosi alle tensioni della Lega mostrate nell’ultimo consiglio dei ministri.

Berlusconi dice di stare bene e di aver seguito dall’ospedale «giorno per giorno questa difficile – e non bella – fase politica». Rispetto alla sua salita Colle, spiega, «non ho nessun motivo di amarezza o di delusione semplicemente perché sono stato io a decidere, dopo un’approfondita riflessione, di non accogliere la proposta che mi era stata avanzata da tante parti, dalle forze politiche del centrodestra, da singoli parlamentari anche di altre aree politiche, da moltissimi cittadini».

Perché lo ha fatto? «Ho rinunciato semplicemente perché da due anni sto lavorando per l’unità politica e morale della Nazione in un momento di emergenza. Ho ritenuto fosse più utile all’Italia evitare che sul mio nome si consumassero polemiche o lacerazioni inopportune», risponde.

E sulle ricostruzioni circa le tensioni tra lui e Draghi, il Cavaliere risponde: «Tutt’altro che mancanza di sintonia, anzi è stato proprio il mio apprezzamento per il lavoro che il presidente Draghi sta svolgendo a Palazzo Chigi che mi ha indotto a ricercare soluzioni all’insegna della stabilità, che consentissero al governo di continuare a operare serenamente».

Poi racconta: «L’indicazione del senatore Casini, che mi è stata avanzata da Enrico Letta nell’ambito di una rosa di nomi, non trovava sufficiente consenso fra le forze politiche. Quindi, ritenendo necessario garantire la stabilità del governo e del Paese, ho chiamato il presidente Mattarella chiedendogli la disponibilità a essere votato».

Una scelta decisiva, che lo ha portato però a sganciare Forza Italia da Lega e Fratelli d’Italia sull’elezione del capo dello Stato. «Per la verità», racconta Berlusconi, «è del tutto normale che Forza Italia compia le sue scelte in piena libertà e autonomia: la coalizione di centrodestra non è un partito unico. I dirigenti di Forza Italia a Roma, in pieno accordo con me, hanno condotto con saggezza e prudenza una partita difficile, che si è conclusa molto bene, nell’interesse degli italiani».

Però il centrodestra è uscito diviso in modo drammatico dal voto. «I rapporti personali fra i leader del centrodestra non sono mai stati in discussione, anche nei momenti di dissenso», assicura Berlusconi. «L’alleanza di centro-destra esiste perché io l’ho resa possibile dal 1994. Non cambio certo idea oggi. Ma non cambio neanche idea sul ruolo di Forza Italia che è quello della sola grande forza di centro liberale, cristiano, garantista, europeista. Un centro senza il quale non si vince e che deve avere un ruolo trainante».

E sulla possibile federazione con i partiti centristi della sua coalizione – Coraggio Italia, Noi per l’Italia, Udc – che potrebbe anche attrarre forze come Italia Viva, dice: «Sono favorevole a tutto ciò che può riunire i moderati, nel solco del Partito Popolare Europeo, di cui siamo orgogliosamente espressione in Italia. La storia di Renzi è diversa, un giorno forse deciderà dove vuole approdare».

Quanto alla discussione sulla legge elettorale, commenta: «È una discussione astratta: in realtà mi pare difficile immaginare in questo Parlamento un percorso di modifica della legge elettorale. Nell’ultimo anno di legislatura il Paese ha ben altre priorità».

Ma nessuna «maggioranza Ursula». «Quando l’emergenza sarà superata, si dovrà tornare ad alleanze fra forze politiche omogenee», dice. «Così funziona una sana democrazia dell’alternanza, magari con rapporti più sereni e rispettosi fra le forze politiche. Ma quel momento non è ancora arrivato e Draghi deve avere tutto il tempo necessario per completare il suo lavoro».

E sul futuro di Forza italia: «Naturalmente dobbiamo sempre rinnovarci e allargarci, ma Forza Italia ha già una struttura dirigente che sotto la mia guida ha svolto un ottimo lavoro, anche in questa fase difficilissima. Se a questa struttura potrà aggiungersi qualche prestigiosa personalità proveniente dal mondo delle imprese e delle professioni saremo felici di profittarne. Io continuerò a fare la mia parte come sempre, per il mio Paese, per i nostri valori, per i nostri grandi ideali di libertà».