Soy AmadeusCon due anni di ritardo ho capito la genialità di invitare Georgina a Sanremo

Il documentario Netflix sulla moglie di Cristiano Ronaldo racconta il riscatto della commessa di boutique diventata milionaria, ma soprattutto rappresenta il sogno di ogni donna sensata: farsi mantenere da un marito che non vede mai

LaPresse

Scusami, Amadeus. Non sapevo. Non avevo capito. Non ero pronta. Non credevo di voler dire ancora sì mio fior di montagna. Sai quando al liceo ti fanno leggere Joyce (vabbè, magari a te no) e dici ma che è ’sta roba senza punteggiatura, e solo anni dopo capisci il genio? Ecco, io il Sanremo 2020 l’ho capito due anni dopo, ieri, cercando un riempitivo tra Mattarella e Fiorello, e trovando il capolavoro.

«Ma io non sapevo a Cannes ci fosse il mare» è forse il momento più alto dei tanti momenti altissimi di “Soy Georgina”, documentario in sei puntate su colei che ha preso l’ascensore sociale da commessa di boutique Gucci a fidanzata di Ronaldo. Mentre Georgina si fa massaggiare in una suite del Martinez e scopre che, incredibile, in Costa azzurra c’è il mare, io mi annoto sul blocco per appunti: chiedere scusa ad Amadeus per non aver compreso il genio che c’era nell’aver scelto Georgina per il suo primo Sanremo. Il primo di tre ma più probabilmente di quattro, ma ora non distraiamoci.

L’altro picco era stato «Io sono di Jaca, queste cose non le so», detto da Georgina alle guardie del corpo mentre tornavano dai box della Ferrari dove avevano visto il gran premio di Monaco, senza che lei avesse capito come facesse John Elkann a esser cognato d’un principe: il fratello aveva sposato una principessa? Di chi era fratello ’sto principe? Istruzioni per passare da commessa di boutique a miliardaria: non leggere i rotocalchi, distinguersi per il proprio non saper nulla di famiglie reali e di esse imparentamenti.

Georgina parla con la sorella, parla con le ex colleghe commesse, parla con le guardie del corpo. Non parla con la tata e mi piace pensare sia perché è gelosa, sebbene molto sicura di sé: non è da tutte mettersi in casa una tata che sembra una fotomodella. Tata a parte, Georgina frequenta lo staff, e li chiama «amici». È caratteristica comune a tutti i multimilionari: preferiscono andare sul sicuro con gli scrocconi che conoscono, che rischiare di fare amicizia con gente la cui scrocconaggine arrivi poi a sorpresa.

Non parla con Ronaldo, se non al telefono, giacché – e questo è il genio del purissimo presente che emerge dal documentario – Georgina ha realizzato il sogno d’ogni donna sensata: essere mantenuta da uno che non vede mai.

In “Soy Georgina”, Cristiano Ronaldo compare: in un’intervista frammentata lungo sei puntate, fattagli da solo, a quanto pare mentre è a Cascais, maglietta con scritta “Balmain” da perfetto arricchito, riprese stimate dalla sottoscritta spettatrice in due ore se fatte con calma, un’ora se si sono sbrigati; in alcune riprese da lontano fatte in vacanza, in piscina coi bambini, sottotesto immaginato dalla sottoscritta spettatrice: sia chiaro che non voglio rotture di coglioni in vacanza, possono fare delle riprese d’atmosfera ma io non mi faccio microfonare; in un saluto fugace nel giardino di casa; in una conversazione con Georgina in un bar a proposito dell’imminente fine delle vacanze, totale riprese stimato dalla sottoscritta in venti minuti.

Per il resto, Cristiano sta a Georgina come uno che avete appena rimorchiato su Tinder sta a voi: dentro al telefono. Georgina prende l’aereo privato e va a non so che partita in non so che nazione, lui segna, lei esulta, e non s’incontrano. Georgina va a Cannes (a scoprire il mare, e a sfilare sul tappeto rosso), e lui sarà in allenamento o boh. Georgina torna dai bambini (ai quali porta ovetti Kinder; borse di Hermès da quarantamila euro per sé, ovetti da supermercato per i bambini: Georgina mia baloccheprofumista di riferimento), e lui, come i mariti d’una volta, è via per lavoro.

Più Georgina ripete che lei ci tiene ad avere un lavoro (che solo gli stolti possono pensare sia un altro lavoro da quello a tempo pieno che è essere la moglie d’una star), più sembra la donna ideale di Amadeus e di Valentino Rossi: un passo indietro. Cioè l’unico modo in cui sta in piedi il ménage d’una star (non è detto la star sia lui e quella un passo indietro lei: Beyoncé è evidentemente la star e Jay Z quello un passo indietro).

Cristiano è sempre dentro al telefono, che assieme a Georgina è quel che lo tiene al riparo da quell’inferno che è la vita dei ricchi e famosi: tutti vogliono qualcosa. E Georgina s’interpone, dice no, adesso non è il momento di chiederglielo, al postulante del momento che vuole la maglietta con cui ha giocato una qualche partita (Ronaldo è un calciatore, mi pare d’aver capito).

È dentro al telefono anche quando lei va dalle bambine povere, bambine povere che in cameretta hanno la luce ad anello delle influencer, perché vogliono venire bene nei selfie, mica conoscere la letteratura russa. Georgina lo proietta dal telefono nel televisore, e lui promette che un giorno la accompagnerà in visita, e intanto di studiare tanto. Che sembra un po’: sennò finite come me.

Georgina che, dovendo scegliere un collier da indossare a una serata di gala, chiede quale sembri più costoso, ma poi protesta perché a Cannes mezzo cetriolo per farsi gli impacchi alle occhiaie costa quattro euro. Georgina che più carica di brillocchi della madonna di Loreto compra salumi, o vestiti di Balenciaga, o va a piangere nel santuario del paesino di gioventù. E a quel punto c’illustra cos’ha, la sua storia, che manca a quella di Chiara Ferragni: il riscatto. La gioventù di miseria e doppio lavoro, quella volta che piangendo dalla stanchezza bussò a una vicina chiedendole un piatto di riso e un uovo fritto perché erano tre giorni che faceva il turno di giorno e quello di notte. 

Georgina che crede alle puttanate – si fa fare un impacco del proprio sangue frullato sul cuoio capelluto – ma che ci fa vedere la verità: anche nei privé dei ristoranti da ricchi i camerieri hanno il naso fuori dalla mascherina e versano l’acqua storcendo il polso, non c’è speranza. A quel punto metto in pausa, mi sintonizzo sulla conferenza stampa di Sanremo, e il direttore di Rai1 sta dicendo che per stare in platea bisogna essere vaccinati, ma per cantare presentare esibirsi sputacchiando sul pubblico, per quello basta il tampone, è la legge, mica le fa la Rai le leggi.

M’immagino il cameriere che contagia Georgina, mi chiedo se sia più o meno grave d’eventuale cantante antivaccinaro che contagia la platea, e mi chiedo cosa resterà delle classi sociali e se sia il caso di chiedermi ancora sì mio fior di montagna sì si dia inizio a un festival anche senza Georgina sì lo voglio sì.

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