Dati Nato a rischio?I dubbi sull’accordo tra l’Istituto Spallanzani e Mosca sui vaccini anti Covid

Il centro di eccellenza per le malattie infettive di Roma nell’aprile 2021 firma un’intesa di cooperazione scientifica con il centro russo Gamaleya per studiare il virus. Gli scienziati del Cremlino potrebbero aver avuto accesso alla banca dati dell’Alleanza Atlantica. Dopo la firma, si erano dimessi due dirigenti dell’ente romano e anche Maria Rosaria Capobianchi, la prima scienziata ad aver isolato nel 2020 il coronavirus in Italia

Carlo Cozzoli/ POOL LaPresse

I dubbi sulla «missione umanitaria» russa in Italia iniziata a marzo 2020, in piena emergenza Covid, non si sono risolti con l’audizione dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Copasir. Anzi. Le domande sono ancora molte. Soprattutto su quanto accadde poi un anno dopo, nell’aprile 2021.

Cosa hanno consultato i ricercatori dell’istituto Gamaleya di Mosca, gli uomini del vaccino Sputnik, nei database dell’istituto Spallanzani di Roma? Hanno preso le cartelle cliniche dei pazienti Covid per sviluppare il vaccino come avevano dichiarato? O hanno invece avuto anche accesso all’intera banca dati dell’Istituto nazionale per le malattie infettive che contiene, tra le altre cose, le ricerche sui sieri da utilizzare in caso di armi batteriologiche? Registri, tra l’altro, condivisi con i paesi della Nato?

Gli interrogativi arrivano da un articolo di Repubblica. Ma le risposte saranno difficilissime da ottenere. Perché – spiega il quotidiano – non ci sono registri di accesso, non c’è alcuna corrispondenza ufficiale, non ci sono relazioni sul lavoro svolto dai russi in Italia. C’è soltanto la certezza che i russi erano dentro lo Spallanzani.

Tant’è che l’8 aprile del 2021 l’istituto romano firma un accordo di cooperazione scientifica con il Gamaleya, il suo omologo russo. A gestire l’operazione è Francesco Vaia, direttore sanitario dell’istituto. Vaia crede da subito alla bontà dell’operazione russa, tanto da spingerla con l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. È il momento in cui, mentre i dati di Pfizer e Astrazeneca sono comunque confortanti, in Italia si alzano più voci a favore del vaccino russo Sputnik. Non solo dallo Spallanzani. Ma anche da parte del leader della Lega Matteo Salvini, che cita come esempio virtuoso la sperimentazione di San Marino. Risultato: viene di fatto accantonato la strada italiana al vaccino, nonostante i risultati buoni che stavano avendo le prime sperimentazioni su Reithera.

Nell’accordo con Gamaleya, lo Spallanzani si impegna a uno scambio di materiale biologico: l’Italia avrebbe dovuto condividere i dati sui pazienti e i russi i risultati sul vaccino. I ricercatori di Mosca arrivano così in Italia e accedono alla banca dati. «Per quanto ci riguarda», dice Vaia a Repubblica, «il rischio di trasferimento di dati sensibili è pari a zero».

Ma, così come accaduto nell’operazione “Dalla Russia con Amore”, anche allo Spallanzani c’è stato qualcuno che, sin dal principio, non ha apprezzato quello che stava accadendo. Una fonte racconta a Repubblica che nel 2021 Vaia fa in modo di fare arrivare delle fiale di Sputnik per farlo analizzare. Si dimettono due importanti dirigenti e va via, in pensione anticipata, anche Maria Rosaria Capobianchi, la direttrice del laboratorio di virologia, la prima ad aver isolato nel 2020 il coronavirus in Italia.

Allo Spallanzani c’è chi dice che le dimissioni siano arrivate proprio quando le è stato consegnato Sputnik. «Se dicono così, scrivetelo. Io non ho niente da dire. Se non che da questa storia voglio assolutamente restare fuori», dice Capobianchi a Repubblica .

In quel periodo succede anche un altro episodio, svelato da La Stampa. Ovvero, qualcuno tra i russi avrebbe offerto 200mila euro a un dirigente dell’ospedale italiano. L’offerta fu subito rifiutata. Ma l’informazione fu condivisa immediatamente con la nostra intelligence. «So che non fu sporta alcuna denuncia», dice Vaia. «Ove emergessero elementi anche di solo sospetto, non esiterei a intraprendere tutte le azioni legali a tutela dell’Istituto ».

Vaia rivendica il lavoro suo e dell’istituto. «Lo Spallanzani non ha mai effettuato sperimentazioni sul vaccino Sputnik-V né abbiamo provato a farlo approvare saltando le normali procedure: non siamo la scorciatoia di nessuno. Lo Spallanzani non ha mai abbandonato il vaccino di ReiThera per concentrarsi su Sputnik-V. Sono stati due percorsi di ricerca totalmente distinti. E se non siamo andati mai a Mosca, come previsto, è per la recrudescenza dell’epidemia e i nostri impegni assistenziali».

L’accordo tra Spallanzani e Gamaleya è scaduto il 25 febbraio, alla vigilia della guerra. Anche perché il documento porta anche le firme dell’assessore D’Amato e del direttore del Fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, uno degli oligarchi ora colpiti dalle sanzioni.