Il cibo è un diritto universale Nutrimento e speranza a chi fugge dall’Ucraina

World Central Kitchen è la ONG fondata dallo chef stellato José Andrés per sostenere attraverso la cucina le popolazioni in difficoltà, e ora aiuta a portare assistenza alle persone che scappano dalla guerra

«Wck sta servendo migliaia di pasti freschi alle famiglie ucraine in fuga da casa così come a quelle che rimangono nel paese». Questo (in traduzione) il testo riportato sulla home page del sito di World Central Kitchen, associazione umanitaria il cui motto è “food is a universal human right”, “il cibo è un diritto umano universale”.  Fondata nel 2010 dallo chef spagnolo José Andrés, l’organizzazione no-profit porta cibo e cuochi in tutti i luoghi del mondo in cui si rende necessario: dopo l’esordio in seguito al terremoto di Haiti, World Central Kitchen è stata presente in decine di luoghi diversi, a partire dalle zone colpite dall’Uragano Harvey negli USA, per arrivare al Brasile devastato dalle alluvioni. E oggi all’Ucraina. Qui la ONG ha affiancato i ristoranti che aderiscono alla rete, ha portato alimenti freschi e operatori volontari, ha portato aiuto ai valichi di confine dove trova passaggio il flusso di migranti.

«Stiamo supportando i ristoranti locali nella preparazione dei pasti in cinque città ucraine – dichiarano – comprese Odessa e Leopoli. I team Wck sono anche sul campo in Romania, Moldova, Ungheria e arriveranno presto in Slovacchia per vedere come possiamo supportare al meglio». Ai valichi di frontiera le squadre di World Central Kitchen sostengono le persone affamate e infreddolite con un piatto di zuppa o di carne: se a Medyka le donne e gli uomini in fuga possono ristorarsi con un piatto di Żurek, zuppa polacca a base di salsiccia bianca, carne affumicata e farina di segale fermentata acida, a Korczowa trovano il sostegno dei food truck di Oh My Ramen, partner dell’associazione. L’azione dei volontari aveva portato nei giorni scorsi a servire più di 41 mila pasti caldi al confine con la Polonia, in uno sforzo che tende a espandersi anche sul confine con la Romania. Uno sforzo che porta non solo sostentamento, ma anche umanità alle migliaia di persone in fuga (si calcola che siano già parecchie centinaia di migliaia gli Ucraini che hanno lasciato la loro casa).

Un’operazione che riporta il cibo alla sua primaria funzione di alimento, di bene indispensabile, senza il quale non si vive, ma che dall’altra parte ne sottolinea la valenza simbolica, di accoglienza, di solidarietà: è «un piatto di speranza». Per riprendere le parole di José Andrés, che sottolinea come il vero valore dell’espressione “comfort food” sia questo, sia il far sentire a ciascuno che c’è chi si prende cura di lui. Dalla sua pagina Facebook il notissimo chef sotto l’hashtag #ChefsForUkraine mostra in un video un ristorante in cui «lo chef Mike e il suo team stanno cucinando pasti fantastici, consegnandoli più volte al giorno alla stazione ferroviaria, ai rifugi e in altre zone di Leopoli!». Ancora qualche giorno fa Andrés lasciava un report «dal confine con l’Ucraina! Questo è uno dei posti in cui World Central Kitchen serve pasti caldi. Stanotte siamo sotto zero e sto incontrando così tanti rifugiati, famiglie che scappano e non sanno cosa riserva loro il futuro… Faremo del nostro meglio per non deluderli!». E di certo il lavoro di supporto ai confini, la rete di ristoranti sul territorio ucraino, tutta l’azione di Wck porta un aiuto importante, sostenendo chi ha bisogno con nutrimento e speranza

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