Dove va il lavoroI contratti a termine sfiorano per la prima volta la cifra record di 3,2 milioni

Secondo gli ultimi dati Istat di febbraio 2022, il tasso di occupazione sale al 59,6%, il livello più alto da quando esistono le serie storiche. I rapporti a tempo sono il 17,7% del totale dei dipendenti. Crescono soprattutto i giovani under 35

Oltre 100mila contratti a tempo indeterminato sono andati persi nel mese di febbraio 2022. Nello stesso mese, si conta un aumento di 133mila contratti a termine. Mezzo milione in più in un anno. Come riportano gli ultimi dati Istat, i lavoratori a termine raggiungono la cifra record di 3,175 milioni, pari al 17,7% sul totale dei dipendenti. Il valore più alto dal 1977 – da quando esistono le serie storiche.

Record anche per il tasso di occupazione, che sale al 59,6%, cioè 0,6 punti oltre i livelli pre-pandemia, anche se sul totale mancano all’appello quasi 91mila occupati, per effetto dell’invecchiamento della popolazione in età da lavoro. Il tasso di disoccupazione scende all’8,5% e quello di inattività al 34,8%, in questo caso ancora 0,2 punti in più rispetto a febbraio 2020.

Nel mese di febbraio, quando ancora l’eco della guerra non si era fatta sentire, l’Istat ha registrato una crescita del numero di occupati di 81mila unità, di cui 53mila tra gli uomini e 27mila tra le donne. Nella componente femminile del mercato aumentano le disoccupate (+17mila), ma diminuiscono le inattive (-49mila).

Crescono soprattutto gli occupati nella fascia 25-34 anni (+56mila), dove più si concentrano i contratti a termine. E depurati dalla componente demografica, i dati mostrano una crescita notevole, del 10,3%, dei posti di lavoro tra gli under 35, fascia in cui calano molto anche i disoccupati (-16,4%) e gli inattivi (-4,7%).

Tra la ripresa dei licenziamenti dopo il blocco e l’aumento delle dimissioni volontarie, a febbraio si nota quasi un travaso tra la riduzione del numero dei contratti a tempo indeterminato (-109mila) e l’aumento di quelli a termine (+133mila). E in queste cifre si potrebbero intravedere anche quelle transizioni da un impiego all’altro, segnalate dalla Banca d’Italia nel suo ultimo rapporto, ma unicamente per quanto riguarda l’industria e non i servizi.

Tornano a crescere di 56mila unità il lavoratori autonomi, che risalgono sopra i 5 milioni, ma ancora lontani dai numeri pre pandemia.

In un anno, si contano  777mila occupati in più. Con gli uomini che recuperano più delle donne: +423mila nella componente maschile, a fronte di +354mila nella componente femminile. Rispetto a gennaio 2021, i posti di lavoro sono cresciuti di 850mila unità, di cui oltre la metà sono dipendenti a termine.

Bisognerà vedere ora nel prossimo bollettino mensile quali saranno le ripercussioni sul mercato del lavoro della crisi innescata dall’aggressione russa in Ucraina.

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