Strategia cinquestelleSe l’Italia non è ancora indipendente dal gas russo la colpa è di Di Maio

Quando era ministro dello Sviluppo economico, il grillino bloccò la costruzione del metanodotto East Med che avrebbe permesso al nostro Paese di attingere agli immensi giacimenti metaniferi al largo di Cipro e di Egitto e Israele

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È lunga la lista dei responsabili delle decisioni cieche che hanno portato l’Italia, come l’Europa, a dipendere dal gas russo. Una dipendenza da cui nasce l’assurda ma indicativa contraddizione di una Unione europea che fornisce più che giustamente 450 milioni di euro in armamenti difensivi all’Ucraina nel momento stesso in cui versiamo come paese 1 miliardo al giorno alla Russia che aggredisce ferocemente l’Ucraina.

Dall’inizio del conflitto sono diventati 15 miliardi e nei volti dei profughi ucraini vediamo l’uso raccapricciante che ne sta facendo Vladimir Putin. 

Tra i primi posti di questa poco onorevole lista va messo Luigi di Maio responsabile di due decisioni che oggi intralciano e ritardano i progetti di riduzione di una dipendenza energetica assurda.

Si è già diffusamente denunciato il costo per l’Italia del blocco alle trivelle nell’Adriatico che i cinquestelle, in primis Di Maio, che ne fece «una questione di sovranità nazionale», hanno imposto nel 2019.

Meno noto e denunciato è il blocco alla costruzione del metanodotto East Med che personalmente Di Maio, allora ministro dello Sviluppo Economico, impose sempre nel 2019 e che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, da lui imposto nel governo giallo-rosso, fece formalizzare nel 2020. Un blocco che ora costa tre anni di ritardo alla possibilità per l’Italia ad attingere alle forniture alternative di metano dai nuovi, immensi giacimenti metaniferi al largo di Cipro e di Egitto e Israele. 

Blocco insensato, deciso da Di Maio, non solo nel nome della astratta e velleitaria opposizione alle fonti fossili di energia, ma anche come chiara ripicca dell’avere dovuto subire la sconfitta politica l’entrata in funzione del metanodotto Tap, la cui chiusura era stata uno dei grandi cavalli di battaglia dei cinquestelle.

East Med è un mega progetto, dal costo d’impianto di 6 miliardi di dollari, a cui l’Italia aveva aderito nel 2017, per decisione di Carlo Calenda, predecessore di Di Maio al Mise nel governo Gentiloni, e unisce con un metanodotto lungo un percorso di 1.900 chilometri le coste della Puglia, alla Grecia a Creta, poi a Cipro, ai giacimenti Glaucus, Calupso e Afrodite e infine agli immensi giacimenti sulle coste di Israele Tamar, Leviathan e dell’Egitto, Zohr. 

Questi ultimi, si badi bene, sono stati individuati – e già sfruttati a partire dal 2019 – con l’attiva partecipazione dell’Eni e costituiscono, con i giacimenti di Cipro, una immensa riserva energetica di 3.500 miliardi di metri cubi di metano, l’equivalente delle riserve dell’intero continente europeo. 

Il metanodotto doveva essere costruito dalla società di diritto greco Ig Poseidon, partecipata pariteticamente dalla greca Depa e dall’italiana Edison e doveva essere gestito da Eni, Total e Chevron. Una volta in funzione avrebbe fornito all’Europa sino a 20 miliardi di metri cubi di metano, il 5% del suo consumo annuo. 

Di fatto, questo è oggi il punto politico, East Med permetterebbe di diminuire da solo di più del 10%:le importazioni europee di gas dalla Russia che sono di 170 miliardi di metri cubi di gas.

Si badi bene, nel 2019 Di Maio, col suo abituale stile sgusciante, non si oppose frontalmente a East Med, apertamente appoggiato da Giancarlo Giorgetti per la Lega, ma si limitò a mettere nel cassetto le pratiche per le necessarie autorizzazioni ministeriali, congelando di fatto i lavori. 

Perso un anno, nel successivo governo giallo-rosso, il nuovo ministro del Mise Stefano Patuanelli, dei cinqueStelle, a parole si è dissociato dalla posizione di Di Maio e si è espresso il 2 gennaio 2020 a favore di East Med, ma subito dopo, il 24 gennaio, ha fatto una giravolta e ha deciso il congelamento definitivo da parte italiana del progetto. 

Su pressione del ministro dell’ambiente Sergio Costa, un ex militare voluto fortemente al governo da Luigi di Maio e grazie alla abituale acquiescenza ai diktat dei 5 Stelle del ministro dei Trasporti Paola de Micheli del Pd, il secondo governo Conte due infatti ha così pubblicato il Piano Nazionale Integrato per l’energia e il clima, che ha posto la parola fine, alla partecipazione italiana in East Med: «Il progetto potrebbe non rappresentare una priorità visto che gli scenari di decarbonizzazione possono essere attuati tramite le infrastrutture esistenti».

Nel frattempo, East Med è stato colpito anche dal boicottaggio dell’Amministrazione Biden che nel gennaio 20220, poche settimane prima della invasione russa dell’Ucraina, si è pronunciata contro la realizzazione di East Med, comunque già congelata. Una mossa giudicata dalla Grecia come una sorta di regalo diplomatico americano alla Turchia di Tayyp Erdogan, strenuo avversario di East Med.