La sfida del catastoNuovo test per il governo, clima teso nella maggioranza

In commissione Finanze alla Camera si voterà una proposta degli ex Cinque Stelle per abolire l’integrazione tra rendite e valori di mercato. Forza Italia però potrebbe astenersi. Matteo Salvini ha spronato i suoi parlamentari a continuare a opporsi

(La Presse)

Il clima nella maggioranza resta teso. Dopo l’incidente schivato per un pelo la scorsa settimana, con il governo che ha evitato la soppressione della riforma del catasto prevista nella delega fiscale su proposta dal centrodestra unito che ha fallito l’obiettivo per un solo voto, il premier Mario Draghi prova a rassicurare: con la riforma, che si propone di censire tutto il patrimonio immobiliare italiano e che darà il suo risultato nel 2026, «nessuno pagherà più tasse».

Le fibrillazioni sul catasto però non si placano. E oggi è atteso un nuovo round: l’esame della delega fiscale riprende in commissione prima di approdare in Parlamento dove, se non sarà posta la fiducia, si annuncia battaglia. Sembrano sciolti invece i nodi sul Codice degli appalti, ma venti di crisi soffiano sui balneari, visto che la settimana prossima entrerà nel vivo la discussione sul ddl Concorrenza.

«Nessuno pagherà più tasse», ha detto Draghi al termine dell’incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La stessa frase il premier, d’altronde, l’aveva già pronunciata il 5 ottobre scorso a Palazzo Chigi, quando il consiglio dei ministri approvò la delega fiscale, dopo una lunga mediazione che era servita a mettere d’accordo tutti i partiti della maggioranza. E la stessa frase è stata ribadita la settimana scorsa ai deputati di Forza Italia e Lega, autori dell’emendamento che intendeva cancellare la revisione del catasto.

La misura contenuta nella delega vuole aggiornare gli estimi creando maggiore equità, ed evitare, come invece succede oggi, di avere case di pregio nei centri delle grandi città con rendite catastali (ovvero il riferimento su cui calcolare l’Imu o l’Isee) inferiori a quelle delle abitazioni in periferia o in provincia, come spiega La Stampa. Per raggiungere l’intesa politica, a ottobre si decise di realizzare solo una fotografia della situazione italiana, mettendo a disposizione i nuovi dati a partire dal 1 gennaio 2026, e rinviando quindi la scelta di applicarli o meno all’esecutivo in carica tra quattro anni. Un intervento «senza alcun impatto tributario».

Ma Lega, Forza Italia e Coraggio Italia hanno cambiato idea e insieme ai gruppi di opposizione di Giorgia Meloni e degli ex del Movimento Cinque Stelle hanno tentato di far saltare la misura sul catasto. Giovedì scorso il governo ha respinto il loro emendamento per un solo voto, grazie alla formazione centrista di Maurizio Lupi che ha votato con il centrosinistra, evitando così una crisi mentre è in corso il conflitto in Ucraina.

Oggi però si replica: in commissione Finanze alla Camera si voterà una proposta degli ex pentastellati per abolire l’integrazione tra rendite e valori di mercato. Matteo Salvini, in questi giorni in missione nell’Europa dell’Est, nel fine settimana aveva spronato i suoi parlamentari a continuare a opporsi alla riforma del catasto. Il segretario leghista ha messo sul tavolo pure la flat tax e chiede un accordo complessivo su tutta la delega.

Il braccio di ferro, però, sembrerebbe risolversi a vantaggio di Palazzo Chigi: Forza Italia infatti è orientata ad astenersi o a non partecipare al voto sull’emendamento degli ex Cinque stelle.

L’altro fronte di scontro è il Codice degli appalti. Gli emendamenti considerati «imprescindibili» dalla maggioranza, su cui il governo ha accettato le riformulazioni proposte, riguardano diversi temi. Ma il governo ha invitato a riformularli.