RussificazioneReferendum e annessioni, il piano di Mosca per smembrare l’Ucraina

Il senatore del partito Russia Unita Andrej Klimov spiega che «ci sono tutti gli strumenti legislativi per soddisfare il desiderio di chi voglia entrare a far parte della Federazione russa». Meduza ha parlato di imminenti consultazioni a Donetsk e Lugansk, mentre Kherson dichiarerà l’indipendenza da Kiev. Ma il Donbass non basta più

AP/Lapresse

«Ci sono tutti gli strumenti legislativi per soddisfare il desiderio di chi voglia entrare a far parte della Federazione russa». Il senatore del partito Russia Unita Andrej Klimov, vicecapo della commissione Esteri del Consiglio legislativo, la Camera alta del Parlamento russo, lo dice in un’intervista a Repubblica. Senza però confermare le voci su un’imminente referendum nel Donbass e a Kherson.

L’obiettivo di Mosca sarebbe quello dello smembramento dell’Ucraina, trasformando il Sud del Paese in uno spazio di influenza russa. Il primo passo potrebbero essere i referendum che Mosca vuole far svolgere nelle sedicenti repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, mentre Kherson dichiarerà l’indipendenza dall’Ucraina. Ma l’avanzata potrebbe non fermarsi al Donbass. Poi toccherà alla costruzione di un’autorità nei territori attualmente occupati da Mosca. Con la prospettiva ultima di una Repubblica Popolare dell’Ucraina sotto il controllo, diretto o indiretto, della Russia.

Klimov è l’autore della legge “Sulla procedura di incorporazione nella Federazione Russa e sulla formazione di un nuovo territorio federale al suo interno” che nel 2014 ha permesso la ratifica dell’annessione della Crimea. Su Repubblica elenca gli obiettivi di Mosca: «Il primo è difendere le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk nell’ambito dei loro precedenti confini. Il secondo è smilitarizzare l’Ucraina, cioè privarla della possibilità di ricorrere a qualsiasi atto di aggressione nei confronti del nostro Paese. Il terzo è denazificare. Un altro obiettivo è far tornare l’Ucraina allo status di neutralità proclamato insieme all’indipendenza nel 1991 da loro stessi. Infine: privare l’Ucraina della possibilità di usare armi nucleari. Ma nel frattempo il mondo sta cambiando. In Ucraina c’è tanta gente stufa di questa guerra civile che cerca soluzioni per garantirsi una vita pacifica. Ma spetta a loro decidere come sistemare la loro vita. Noi rispetteremo la loro decisione».

Klimov ha accolto con favore la volontà dell’Ossezia del Sud di tenere un referendum sull’annessione. Ma anche il leader separatista di Lugansk Leonid Pasechnik ha annunciato un’imminente iniziativa simile. E Klimov, pur senza confermare, traccia il disegno di MOsca. «Sono uno degli autori della legge in base alla quale la Crimea è entrata a far parte della Federazione russa nel 2014. La legge risale al 2001», spiega Klimov. «L’obiettivo non era l’espansione del territorio russo come tale, ma avere la possibilità giuridica di soddisfare le esigenze di certi popoli: sia quelli che vivono all’interno del nostro Paese qualora vogliano creare nuovi territori federali, sia di quelli che teoricamente potrebbero chiedere di aderire al nostro spazio comune. Però il primo passo è che siano loro stessi a svolgere un referendum».

A parlare della volontà russa di tenere due referendum a Donetsk e Lugansk è stato nei giorni scorsi il media indipendente Meduza. Le fonti vicine a Putin citate hanno fornito anche una data approssimativa: tra il 14 e il 15 maggio dovrebbero tenersi le consultazioni. A Kherson, dove dal primo maggio la moneta ufficiale sarà il rublo, non si voterà per l’annessione alla Russia ma per l’indipendenza dall’Ucraina. Secondo Meduza i referendum avrebbero dovuto tenersi alla fine di aprile, ma sono stati rimandati per la situazione militare. Dalle parti del Cremlino c’è però anche qualche resistenza, che nasce da preoccupazioni di natura economica. Alcuni funzionari pensano che annettere regioni povere comporterebbe un successivo sostegno che Mosca non può permettersi.

Ma prendere il Donbass non basterebbe più a Mosca. Dmitry Rodionov, direttore del Centro di ricerche geopolitiche dell’Istituto dello Sviluppo innovativo, che fornisce studi e analisi al ministero della Difesa, lo dice al Corriere: «Mesi fa noi abbiamo ricevuto il compito di studiare diversi progetti teorici di spartizione dell’Ucraina. Ma il primo, ovvero la semplice liberazione del Donbass, ormai è superato dagli eventi e dall’ostinazione del regime di Kiev nel procrastinare la resa». E aggiunge: «Non si tratta più di impedire all’Ucraina di entrare nella Nato. Ma di creare una nuova nazione che ci protegga dalle manovre occidentali»

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