La risposta dopo BuchaL’Europa divisa tenta il bando al petrolio russo, ma niente accordo sul blocco del gas

Arriverà forse domani un nuovo pacchetto di sanzioni, ma non c’è accordo tra gli Stati membri. Dall’Austria all’Ungheria fino alla Germania, ci sono molte voci contrarie al blocco energetico. Macron preme per fermare l’import di greggio e carbone

(AP Photo/Olivier Matthys)

Nonostante l’accelerata imposta dalle immagini del massacro di Bucha, l’Unione europea rischia lo stallo nella ricerca di una risposta immediata a Vladimir Putin. E sulla questione delle questioni appare divisa. Al termine dell’Eurogruppo a Lussemburgo il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni ha ammesso che non ci sono ancora le condizioni politiche per un embargo europeo sul gas russo. Più probabile un bando al petrolio. Ma la domanda è: quando?

Il governo tedesco, dopo le iniziali aperture della ministra della Difesa Christine Lambrecht, ieri ha corretto il tiro dicendo che «abbiamo bisogno di più tempo». Il quinto pacchetto di sanzioni arriverà domani sul tavolo dei 27 ambasciatori degli Stati Ue. E la Francia, che guida la presidenza di turno del Consiglio, preme per una soluzione capace di tenere insieme le preoccupazioni dei Paesi più dipendenti dall’import di gas con le richieste di quelli che vogliono colpire duramente il Cremlino sul settore energetico.

Il presidente francese Emmanuel Macron ne ha parlato ieri durante un intervento in radio, citando esplicitamente l’ipotesi di inserire nel nuovo pacchetto un embargo sul petrolio e sul carbone, che sono più facilmente sostituibili rispetto al gas e dunque con un impatto meno pesante per l’economia europea.

A Bruxelles si starebbe lavorando su questo, ma riconoscono ma anche qui gli interessi in gioco sono significativi. «In questo momento la Germania è il principale ostacolo all’imposizione di sanzioni più dure alla Russia» ha attaccato il premier polacco Mateusz Morawiecki. La Polonia – come spiega La Stampa – è sostenuta dal Regno Unito, che continua a fare pressione sugli alleati europei. Ma Berlino non è isolata. Anche il governo austriaco è stato molto chiaro: il ministro delle Finanze Magnus Brunner ha respinto l’embargo sul gas perché «è sbagliato adottare sanzioni che fanno più male a noi che alla Russia». Senza contare che su questa linea si colloca anche l’Ungheria di Orban che ha addirittura fatto sapere di poter ricorrere al potere di veto per sospendere ogni decisione.

Posizioni che non fanno che ribadire la debolezza dell’Unione rispetto all’orrore della guerra e alle prese di posizione di Putin. Ieri gli uffici della Commissione – scrive Repubblica – hanno fatto pervenire agli esecutivi dei 27 una sorta di promemoria informale in cui si prende atto che non si può aspettare troppo, segnalando i settori che in ordine crescente possono colpire di più gli interessi dell’Unione: carbone, petrolio, gas.

E in sospeso c’è ancora la questione del pagamento in rubli: domani l’Ue dovrebbe confermare la linea dell’intransigenza, come ribadito da Gentiloni all’Eurogruppo. Intanto il governo tedesco ha deciso di assumere «temporaneamente» il controllo delle filiali di Gazprom Germania per «proteggere e mantenere la sicurezza dell’approvvigionamento».

Anche l’Italia, in realtà, non è certo tanto convinta di iniziare ad alzare l’asticella vietando gli acquisiti di metano dalla Russia. Roma, però, non si opporrebbe. E lunedì prossimo con ogni probabilità il presidente del consiglio, Mario Draghi, volerà ad Algeri per discutere nuove forme di approvvigionamento.

Sulle sanzioni al settore energetico è arrivato anche un appello firmato da 207 eurodeputati  di tutti i gruppi politici (fatta eccezione per la sinistra Gue) che chiedono l’embargo totale di petrolio, carbone e gas, la chiusura dei porti alle merci e alle navi russe, la totale disconnessione di tutte le banche russe dal circuito Swift e un’estensione della lista degli oligarchi. L’unico italiano è Sandro Gozi, esponente di Italia Viva, eletto a Strasburgo con la lista “Renaissance” di Macron.

Oggi i ministri delle Finanze dei 27 discuteranno all’Ecofin del possibile impatto economico legato alle eventuali sanzioni energetiche. Gentiloni ha spiegato che certamente quest’anno la crescita sarà inferiore al 4% inizialmente previsto, ma che al momento è difficile quantificare il calo. Domani gli ambasciatori hanno delega per approvare le sanzioni. Chiudere questi due giorni senza aver imboccato una strada renderebbe evidente la paralisi europea. Mentre tra l’altro domani e giovedì si svolgerà a Bruxelles anche il vertice Nato dei ministri degli Esteri. In occasione dell’ultimo summit, gli alleati europei avevano chiesto tempo, almeno fino a maggio. Ma gli eventi di Bucha sembrano non poter più concedere tutto questo tempo.

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