Verso il ballottaggioL’Europa deve continuare a parlare con Putin per costruire la pace, dice Macron

«Il giorno del cessate il fuoco dovremo essere presenti al tavolo dei negoziati per garantire la sicurezza collettiva e la pace nella regione». Tutti gli europei, «ognuno con la sua vocazione». Anche se è molto dura, ammette il presidente francese, «trovarsi davanti alla negazione dei fatti»

AP/Lapresse

A 48 ore dal voto decisivo per l’Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron rilascia una lunga intervista dal quartier generale della sua campagna elettorale ai giornalisti di Ouest France, del Corriere della Sera e del gruppo tedesco Funke.

Macron parla del duello tv contro Marine Le Pen, della svolta ecologista che potrebbe assicurargli l’appoggio di almeno parte della sinistra e della guerra in Ucraina. Non sottovaluta il ballottaggio di domenica, poiché – nonostante il vantaggio nei sondaggi – niente è già deciso. Ma si dice estremamente preoccupato per l’intensificarsi della e soprattutto si sofferma su quello che l’Europa potrebbe essere chiamata a fare.

«Stiamo vivendo ore drammatiche, e molto dure. Con la prospettiva del 9 maggio (l’anniversario della vittoria sul nazismo, ndr), la Russia intensificherà i suoi attacchi sull’Est ucraino e dovremo prendere decisioni», dice Macron. «E se decidiamo nuove sanzioni, o se la Russia decide contro-sanzioni sugli idrocarburi, ma ancora più sul gas, è chiaro che gli europei dovranno chiedere sforzi a tutte le famiglie. A quel punto spiegheremo che dovremo abbassare le temperature, ridurre un po’, per essere meno dipendenti. Non ne vedremo le conseguenze nella primavera o nell’estate 2022 (abbiamo ricostituito gli stock), ma l’inverno prossimo questo non accadrà se non avremo più il gas russo. Voglio rassicurarvi, non è lo scenario nel quale ci troviamo oggi, ma questo scenario può arrivare».

L’embargo completo sul gas e il petrolio russi, spiega, «è un tema che potrebbe arrivare sul tavolo negoziale, oggi non ancora. Il carbone e il petrolio entrano già nei negoziati, il gas non ancora. Conosciamo l’immensa difficoltà che questo provoca. È anche per questo che da anni mi sentite parlare di sovranità energetica europea. Ne parlo dal mio discorso alla Sorbona (26 settembre 2017, ndr)».

Macron spiega che «se mi sono tanto battuto per vie diplomatiche, è perché nel contesto attuale, ogni giorno in cui la Russia decide di passare al livello superiore sul piano militare, diplomatico o tattico, riduce le sue possibilità di un ritorno alla normalità, e riduce la nostra capacità di costruire una pace durevole. Tenuto conto dei crimini di guerra adesso accertati, delle scelte fatte dalla Russia, del modo di condurre la guerra nel Donbass e a Mariupol, tenuto conto delle provocazioni sul nucleare a partire da fine febbraio e dei test fatti mercoledì, c’è chiaramente una volontà di escalation da parte della Russia. La nostra prima responsabilità è di fare tutto il possibile per aiutare l’Ucraina. Penso che abbiamo tutti avuto ragione nell’aiutare l’Ucraina, da un punto di vista finanziario e militare. Chi la pensa come Marine Le Pen non avrebbe offerto alcun aiuto all’Ucraina. In secondo luogo, dobbiamo aumentare le sanzioni e mantenere la pressione sulla Russia, ma facendo attenzione a non cedere ad alcuna escalation».

Il rischio «è molto alto», ribadisce. «Quel che è successo mercoledì, con il lancio del missile intercontinentale, è molto grave. I due pericoli sono l’escalation verticale e quella orizzontale. La prima consiste nel cambiamento di natura della guerra e nel ricorso ad armi non convenzionali, da quelle chimiche alle nucleari balistiche. L’escalation orizzontale è la cobelligeranza dei Paesi alleati o di altre potenze. Penso che dobbiamo fare di tutto per evitare questo incendio, fermando la guerra. Ecco perché, accanto alla nostra politica di pressioni e di sanzioni, dobbiamo continuare a parlare ai nostri partner, nel Golfo, in India, in Cina, per evitare una disgregazione del mondo. Una frattura tale che, di fronte alla Russia, esisterebbe un solo campo, formato dagli Stati Uniti e dall’Europa, mentre altri potrebbero sfilarsi. La responsabilità dell’Europa – e a questo riguardo i nostri Paesi, la Francia, l’Italia, la Germania, hanno un ruolo di potenze mediatrici – è di continuare a parlare agli altri per evitare una frattura del mondo. Perché porterebbe a un’Europa vassalla, e alla rottura completa della nostra Europa, alla fine. Anche questo sarebbe un rischio di escalation».

E pur continuando a fornire armi all’Ucraina, precisa che ci deve sempre essere «una linea rossa, che è quella di non entrare nella co-belligeranza».

Ma nello stesso tempo «dovremo continuare a parlare a Vladimir Putin. Sia io sia Mario (Draghi, ndr) non abbiamo più parlato con lui dopo le scene di Bucha. Siamo rimasti tutti attoniti, sopraffatti. Semplicemente, ho parlato a Vladimir Putin ogni volta che Zelensky me l’ha chiesto. Non bisogna dimenticare che il presidente ucraino vuole questo contatto. È in questo contesto che il nostro ruolo è utile. E bisognerà preparare la pace. Un giorno ci sarà un cessate il fuoco. Ci saranno potenze garanti, e noi saremo tra loro. Dunque penso che si debba essere molto attenti. Lo dico con molta gravità e, oserei dire, con una forma di peso etico, ma se per stanchezza scegliamo di non parlargli più, allora lasciamo la responsabilità di parlare con Vladimir Putin al presidente turco, al primo ministro indiano, al presidente cinese. E decidiamo che saranno i non europei a costruire la pace in Europa, il giorno dopo. Dunque, anche se è molto duro, anche se è talvolta inefficace, bisogna insistere».

E bisogna insistere anche se è molto dura, dice. «È dura trovarsi davanti alla negazione dei fatti. È dura passare ore a parlare con il presidente Zelensky, con persone che vivono l’orrore, un orrore manifesto. Siamo tutti sconvolti. E poi hai davanti a te qualcuno che nega, che ne ride, che ripete che è solo una messinscena…», racconta Macron riferendosi a Putin. «Ma resto convinto che, storicamente, questo è il nostro ruolo. Per me è molto importante, un’ossessione. Si tratta dell’Europa, e gli europei devono essere presenti attorno al tavolo per costruire la pace in Europa».

Come se la spiega questa guerra? «La Storia spiegherà quel che è successo in questi ultimi anni, perché un uomo nato a San Pietroburgo, che ha vissuto a lungo in Germania, che ha passato i primi dieci anni della sua vita politica nazionale a costruire il ritorno della Russia nel concerto delle nazioni, abbia potuto poi metodicamente distruggere quel che aveva compiuto. Tornando a sogni imperiali dell’inizio del XX secolo o dell’Ottocento», risponde. «Ma bisogna costruire qualcosa con lui. È un uomo intelligente, non lo contesto. È un uomo intelligente. E voglio credere che ci sia ancora in lui qualcosa che lo porti a volere lasciare alla Storia, al suo popolo, qualcos’altro che non sia il caos e l’ignominia. Questo filo non voglio abbandonarlo. So che spetta a noi europei costruire la pace sul nostro suolo. Il giorno del cessate il fuoco dovremo essere presenti al tavolo dei negoziati per garantire la sicurezza collettiva e la pace nella regione». Tutti gli europei, «ognuno con la sua vocazione. I nostri tre Paesi (Francia, Italia e Germania, ndr), ma penso che tutta l’Unione europea dovrà essere presente»

Un’Europa, spiega Macron, che ha dato grande prova di unità. «Siamo sempre riusciti a costruire un’unità. È normale che esistano precauzioni, sensibilità differenti. Siamo tutti coscienti che siamo davanti a scelte importanti. Lo dico con senso di responsabilità, tanto più che la Francia dipende molto meno dal gas e dagli idrocarburi russi. Siamo un mercato interconnesso. E io tengo all’Europa. Saremo solidali. È anche per questo che rispetto il cammino politico e sociale che esiste nei diversi Paesi. Ma dal primo giorno abbiamo agito in quanto europei. Con la stessa coscienza delle cose, e la stessa volontà di fare. Alla fine, troveremo la buona soluzione insieme». E ancora: «Molti ritenevano impossibile fare uscire la banca centrale russa dal sistema Swift, e pensavano che non saremmo mai riusciti a sanzionare questi grandi protagonisti. Invece l’abbiamo fatto e lo stiamo facendo. Perché responsabili politici e opinioni pubbliche sanno che l’unità europea è il nostro interesse comune. Anche per questo bisogna lottare per non indebolirlo. Se guardo a Italia, Germania, Francia, vedo che siamo mano nella mano. Non abbiamo la stessa storia, la stessa sensibilità, ma ci sono tre dirigenti che si rispettano, che si apprezzano e che agiranno insieme. Prenderemo le decisioni al momento opportuno».

È per questo che una vittoria di Marine Le Pen sarebbe pericolosa. «Il progetto difeso da Marine Le Pen è un’uscita dall’Europa non dichiarata, come accade anche per molti altri temi». Quello che propone «è di diminuire il contributo della Francia all’Europa, rinunciare alla primazia del diritto europeo sul diritto nazionale, uscire dal mercato europeo dell’energia, stabilire una preferenza nazionale sui posti di lavoro, ristabilire i controlli alle frontiere con tanti doganieri quanti ce ne erano nel 1990, è scritto nel suo programma. Significa uscire dal progetto europeo sul clima, dalle collaborazioni con la Germania, e costruire una specie di alleanza delle nazioni europee, che non sarebbe dunque più l’Unione europea, e un’alleanza con la Russia. Dunque, sarebbe la fine dell’Unione europea e la fine dell’asse franco-tedesco. Credo che si debbano chiamare le cose con il loro nome».