La battaglia del DonbassPutin è un barbaro fascista in guerra con l’Europa, dice Julija Tymoshenko

«Siete tutti in pericolo», spiega l’ex premier ucraina protagonista della rivoluzione arancione contro la vittoria alle presidenziali di Janukovich nel 2004. I missili su Leopoli sono «diretti contro il mondo intero, è il messaggio che Putin vi sta mandando, ed è una campana che sta suonando molto forte»

©AP/Lapresse 02/10/2008 Mosca Estero Il primo ministro russo Vladimir Putin e il primo ministro ucraino Yulia Tymoshenkoin conferenza stampa nella foto: Vladimir Putin e Yulia Tymoshenkoin

Julija Tymoshenko, ex premier dell’Ucraina, protagonista della Rivoluzione arancione contro la vittoria alle presidenziali di Yanukovich nel 2004, oggi ha 61 anni e sta all’opposizione con il suo partito Patria. Ma ora appoggia il presidente Zelensky, perché con la guerra «siamo un solo popolo, con un solo cuore», dice a Repubblica.

Mentre è partita l’offensiva nel Donbass e i missili colpiscono Leopoli, Tymoshenko spiega: «È la strategia di Putin, colpire la città più a ovest. Con la guerra molte ambasciate si sono spostate lì, e lui intende colpire anche gli stranieri. Questi sono missili diretti contro il mondo intero, è il messaggio che Putin vi sta mandando, ed è una campana che sta suonando molto forte. Sta oltrepassando molte red lines, perciò l’Europa è in pericolo. Anzi, il mondo è in pericolo».

Secondo la ex premier, imprenditrice del settore energetico, con alle spalle anche il carcere per malversazione (una condanna definita “politica” dai suoi e dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo “illegale”), Putin è «un barbaro». E spiega: «L’aver lanciato una guerra contro un Paese pacifico, democratico ed europeo come l’Ucraina, è una conferma della sua natura barbarica. Ha incoraggiato l’eliminazione di anziani, donne, bambini. Questo non può essere descritto in altro modo che con quella parola: barbaro. E fascista. Qualcuno pensa che lui sia pazzo, io non credo. Ha una mente fredda, razionale, cinica. E dietro i suoi comportamenti c’è come un nucleo oscuro, qualcosa che arriva dal Medioevo più nero».

E cosa vuole fare Putin? «La sua missione è conquistare tutto il nostro territorio», risponde. «Perciò questo è il momento della verità: lasciarlo fare o fermarlo. Ma la vittoria non dipende solo dall’Ucraina. I leader dei Paesi democratici devono essere uniti contro di lui. L’attacco è stato inaspettato, il resto del mondo non era preparato. Le racconto una cosa: quando ero premier, nel 2008, Putin attaccò la Georgia. Molti analisti politici mi avvisarono: preparatevi, perché lui vuole l’Ucraina. Io pensai che era uno scenario impossibile, perché non c’erano territori contesi, non c’erano problemi. Ero sicura che l’Ucraina fosse intoccabile. Adesso non lo è più».

È una guerra di espansione, dunque. «È la sua missione storica», spiega. «Putin vuole tornare ai vecchi confini, non quelli dell’Unione Sovietica, ma quelli dell’impero russo. Vuole aumentare il territorio, l’Ucraina è solo il primo passo. Vuole il possesso e controllo di una parte significativa di quello che noi definiamo Stati Uniti d’Europa. In futuro potrebbe diventare una prigione, per queste nazioni. So che altri Paesi non pensano che la stessa cosa può succedere a loro. Ma c’è una lezione che arriva dal passato: noi non ci siamo accorti di quello che stava succedendo alla Georgia. Perciò voi dovete impararla subito. E ricordo a tutti che prima della guerra Putin disse che i confini della Nato dovevano tornare quelli del 1997, soprattutto per l’area baltica, cioè Lettonia, Estonia e Lituania. Un vero ricatto».

Julija Tymoshenko insiste: «I Paesi europei a est, quelli centrali e i baltici, sono in pericolo. Gli altri Paesi della Nato saranno costretti a una guerra globale. Perciò dico che questa guerra riguarda tutto l’Occidente. Putin ha altri obiettivi, la guerra si allargherà».

Intanto, dal primo giorno di guerra, la ex premier con il suo partito Patria sta distribuendo aiuti umanitari, cibo e vestiti, anche nei posti più pericolosi. «E abbiamo aiutato a evacuare bambini e donne dal fronte. Supportiamo Zelensky. Lui, il governo, l’esercito», dice. «È un presidente eletto democraticamente. Deve essere forte, E va aiutato. Non parlo solo degli ucraini, ma di tutto il mondo. Questo è molto importante per vincere. Prima della guerra io come leader dell’opposizione e il mio gruppo abbiamo avuto differenti visioni sulle politiche economiche e sociali. Lo abbiamo criticato molto, anche per non aver fatto abbastanza per le forze armate. Ma quando è caduto il primo missile, abbiamo cominciato subito a supportarlo. Ora non c’è opposizione, siamo una cosa sola. Un solo gruppo, e anche un solo cuore».

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