AllosanfanLa vittoria di Macron può far smuovere l’Europa dallo stallo in cui si è cacciata

Il presidente uscente trionfa al ballottaggio, rifilando 16 punti percentuali alla sfidante Marine Le Pen, ma è stato eletto da poco più del 35% degli aventi diritto al voto. Il leader della République en Marche ha davanti un’altra impresa, a oggi disperata: rendere l’Ue protagonista nel negoziato di pace tra Mosca e Kiev

LaPresse

Ha vinto Emmanuel Macron, ha vinto bene, col 58,2%, ed è sempre il presidente della Francia. Ma, va detto, Marine Le Pen ha perso bene con un balzo in avanti di quasi 8 punti. Aveva fatto il 33,90% nel secondo turno del 2018 e ora, secondo le proiezioni, si attesta sul 41,8%.

Scampato pericolo per la Francia e per l’Europa, dunque. Macron non solo resta all’Eliseo, ma può subito tentare di riscattare l’Europa dal cul de sac nel quale si è cacciata da sola per la sua dipendenza dal gas russo che la fa finanziare a suon di decine di miliardi la guerra contro l’Ucraina di Vladimir Putin. Immediato e doppio impegno internazionale dunque, innanzitutto per smuovere il gigante tedesco dai suoi tentennamenti sul blocco delle importazioni quantomeno di petrolio e gas dalla Russia e poi, e assieme, per tentare l’impresa, a oggi disperata, di fare avere voce e ruolo dell’Europa nella inesistente trattativa tra Volodymyr Zelensky e Putin, il tutto, con un Europa che continua a smentire sé stessa perché proprio oggi l’Austria ha dichiarato il proprio veto ad aprire un percorso di adesione in tempi rapidi dell’Ucraina nella Ue, smentendo così le troppo precipitose assicurazioni di Ursula con Der Leyen.

Ma Emmanuel Macron dovrà subito affrontare anche i più scottanti dossier di politica interna non solo sul fronte dell’inflazione e del caro vita – cavallo di battaglia di Le Pen – ma anche su quella indispensabile riforma delle pensioni a 65 anni su cui sono falliti i suoi predecessori Nicolas Sarkozy, François Hollande e lui stesso a metà mandato.

Da parte sua, Marine Le Pen può consolarsi di una sconfitta pur netta, 16 punti di svantaggio, guardando alle prossime elezioni legislative di giugno, alle quali Emmanuel Macron si presenta con il suo partito la République en Marche, in pessime condizioni e nelle quali lei può puntare a un concreto avanzamento. Ma soprattutto può progettare una lunga campagna elettorale certa di essere benissimo posizionata tra cinque anni.

Oggi cinquantatreenne, la leader del Rassemblement National si potrà confrontare ancora giovane nel 2027 avendo perfezionato il proprio posizionamento al centro, il suo nouveau sovranisme moderato, che l’ha ben premiata oggi e soprattutto avrà un avversario per forza di cose debole. Macron non si potrà ripresentare per legge, il suo partito è iper personale e lui non ama avere bracci destri e sinora si è ben guardato dal designare non solo un erede, ma persino un numero 2, un vice, i gollisti e i socialisti sono scomparsi dalla scena e l’unico candidato in forze è Jean Luc Mélenchon, che ha buone speranze per il prossimo primo turno, ma ben poche per una elezione a causa del suo gauchismo esasperato

Quindi una traversata del deserto per una candidata di destra in fondo ben rifornita di riserve di acqua.

Infine, una notazione che dice molto dei francesi, di come vivono la politica – più contro che a favore – e della logica del ballottaggio: con tutta probabilità si riproporrà anche oggi lo scenario del 2017 di ben 4 milioni di francesi, più dell’11% che si è recato alle urne ma ha votato scheda bianca o nulla. Il che sommato al 28% circa delle astensioni dá un quadro interessante: il presidente viene eletto da poco più del 35% degli aventi diritto al voto. Il che ovviamente nulla toglie alla sua piena legittimità ma da il segno di una crisi dirompente della politica.