La frontiera di MariupolLa pace si può raggiungere con più armi e sanzioni, dice la vicepremier ucraina

Olha Stefanišyna in un’intervista al Foglio parla di sterminio di massa da parte di Putin e accusa Mosca di usare armi al fosforo. «Ora ci aspettiamo attacchi chimici», dice. Il no all’embargo su gas e petrolio russi «significherà l’ulteriore distruzione del mio Paese, ma anche la destabilizzazione dell’intera Europa, la crisi alimentare e umanitaria»

Olga Stefanishyna (AP Photo/Olivier Matthys)

Olha Stefanišyna, vicepremier ucraina e braccio destro di Volodymyr Zelensky, in un’intervista al Foglio spiega come la città di Mariupol oggi sia diventata l’ultima frontiera tra le democrazie liberali e i regimi autoritari.

Nella città assediata dai russi, «ancora oggi restano circa 100mila cittadini ucraini. È una città che sta lottando, essendo di fatto completamente circondata», spiega. «I difensori di Mariupol hanno meno equipaggiamenti e persone rispetto agli occupanti russi, ma la loro resistenza non è stata superata. Pertanto, la Russia ha semplicemente distrutto una città di mezzo milione di abitanti, con continui bombardamenti. A causa della loro unica resistenza, la Russia non è stata in grado di lanciare completamente un’offensiva all’Ucraina orientale e meridionale». Mariupol oggi è questo: «Un simbolo di resistenza».

Stefanišyna racconta che nella città ci sono migliaia persone che sperano nei corridoi umanitari, che la Russia si rifiuta di aprire, mentre invece «stanno deportando con la forza, con l’inganno, le persone in Russia». A Mosca, continua, «non interessa la vita delle persone, per loro sono solo scudi umani».

Stefanišyna parla di sterminio di massa da parte di Putin e accusa Mosca di usare armi al fosforo. «Ora ci aspettiamo attacchi chimici», dice.

L’Europa ha fatto molto per aiutare l’Ucraina, prosegue, ma non ha fatto ancora abbastanza. Servono più sanzioni e più armi.

Stefanišyna chiede di decidere sull’embargo totale di gas e petrolio russo per smettere di finanziare la guerra di Putin contro la popolazione ucraina. «Non farlo», dice, «significherà l’ulteriore distruzione del mio Paese, ma anche la destabilizzazione dell’intera Europa, la crisi alimentare e umanitaria».

E sulle armi dice che «le moderne armi contraeree sono la chiave per la sopravvivenza dei nostri cittadini. Le città ucraine, le infrastrutture critiche, sono costantemente sotto bombardamento dal cielo, tra missili da crociera e aerei. L’Ucraina ha bisogno di aumentare il controllo dello spazio aereo». E su entrambi i fronti, quello delle sanzioni e delle armi, l’Italia può aiutare Kiev, dice la vicepremier.