La transizione e la guerraSecondo il rapporto Onu sul clima, le emissioni rallentano ma servono più investimenti

L’ultimo report Ipcc spiega che siamo ancora in tempo per cambiare marcia. «Abbiamo gli strumenti e il know-how necessari per limitare il riscaldamento», ricorda il presidente Hoesung Lee, ma i flussi finanziari sono da tre a sei volte inferiori al necessario. «È tempo di scelte strategiche», dice il commissario Ue Frans Timmermans

(La Presse)

«Siamo ad un bivio, ora o mai più». È la frase chiave del terzo e ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), foro scientifico dell’Onu sul clima, dedicato questa volta alla mitigazione del cambiamento climatico. Un documento che oscilla tra spiragli di speranza e sconforto sulla situazione attuale.

La direzione intrapresa dopo la Cop di Glasgow porterebbe a un aumento di quasi tre gradi centigradi entro la fine del secolo. Il doppio del sopportabile. Ma siamo ancora in tempo per cambiare marcia. E non fare la transizione costerebbe alla fine molto più che farla, avverte l’Ipcc.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha denunciato ancora una volta «le bugie» e «la follia morale ed economica» dei Paesi e delle aziende che «continuano ad investire nei combustibili fossili». Ma gli scienziati spiegano che la catastrofe non è più alle porte. Solo se agiamo ora, però.

Arrivare alla sintesi finale del documento tra i delegati dei 195 Paesi non è stato facile, poiché non si riusciva a trovare la quadra in particolare sul tema dello stop ai combustibili fossili e sui finanziamenti. «Abbiamo gli strumenti e il know-how necessari per limitare il riscaldamento», ha ricordato il presidente dell’Ipcc Hoesung Lee, ma i flussi finanziari sono da tre a sei volte inferiori al necessario. È tempo di scelte strategiche, ricorda il commissario Ue Frans Timmermans: «La guerra in Ucraina ha aumentato il nostro senso di urgenza».

Nel 2010, «la media globale annuale delle emissioni di gas serra ha toccato i livelli più alti della storia umana», si legge nel report, ma poi il trend è migliorato. «Il tasso di crescita delle emissioni tra il 2010 e il 2019 è stato inferiore a quello del decennio precedente». In parole povere, inquiniamo sempre di più ma il ritmo «rallenta». Il picco di +27% è in Asia orientale, mentre il Nord America resta sempre in testa per emissioni pro capite.

Secondo l’Ipcc, però, è «possibile dimezzare le emissioni entro il 2030» e, forse, perfino a fermare l’aumento della temperatura terrestre a 1,5 gradi. Come fare? Piantare alberi non basta. Serve una rapida transizione energetica: «Una sostanziale riduzione dell’uso di combustibili fossili, una diffusa elettrificazione, una migliore efficienza energetica e l’uso di combustibili alternativi, come l’idrogeno».

Grazie alla tecnologia, spiegano, si è registrato un calo fino all’85% dei costi dell’energia solare ed eolica e delle batterie. «Una gamma crescente di politiche e leggi ha migliorato l’efficienza energetica, ridotto la deforestazione e accelerato la diffusione delle rinnovabili», spiegano. Ma bisogna fare in fretta. «Senza un’immediata e profonda riduzione delle emissioni in tutti i settori, limitare il riscaldamento a 1,5 gradi è fuori portata».

La temperatura globale si stabilizzerà quando le emissioni di CO2 raggiungeranno lo zero netto. Ma per centrare il target di un grado e mezzo bisognerà arrivarci entro il 2050. Le emissioni di tutti i gas serra dovranno toccare il picco al più tardi entro il 2025 e ridursi del 43% entro il 2030. Il consumo di metano dovrà calare di un terzo. E anche se tutti questi obiettivi saranno conquistati, «è quasi inevitabile che si superi temporaneamente la soglia di 1,5 ma si potrà tornare al di sotto di essa entro fine secolo».

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