Avanguardie ambientalisteCome la tecnologia può salvare le nostre foreste

Dalle immagini satellitari ai telefoni cellulari usati per “ascoltare” il disboscamento, il tech offre aiuti concreti per invertire la rotta della deforestazione

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Avete mai fatto caso a come il termine foresta sia sinonimo di vita? Non solo per la flora e la fauna – in esse vive l’80% di animali, piante e insetti, secondo il World Wildlife Fund (WWF) – ma anche per noi esseri umani, considerando che oltre 2,5 miliardi di persone dipendono dalle foreste e dai prodotti forestali per il cibo, l’acqua o il lavoro, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Negli ultimi decenni, però, tutte le foreste del mondo, in un modo o nell’altro, sono state notevolmente danneggiate. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha stimato che ogni anno sono andati persi circa 18 milioni di acri di foresta, con il risultato che la “macchia verde” del nostro pianeta è ora ridotta solo a circa il 30%.

Non tutte le attività di deforestazione sono intenzionali. Contribuiscono anche alcuni fenomeni naturali, come incendi o terremoti. Le cause maggiori della deforestazione sono però da ricercare nell’attività umana.

Osservando un grafico della crescita della popolazione e della deforestazione, le linee ascendenti seguono una traiettoria sorprendentemente simile. Dall’emergere dell’agricoltura, gli esseri umani hanno deliberatamente dato fuoco alle foreste per ripulire la terra per coltivare colture e animali al pascolo per nutrirsi.

L’estrazione mineraria, l’agricoltura e il pascolo del bestiame rappresentano oltre il 60% di tutta la deforestazione. Incendi, urbanizzazione e pratiche forestali rappresentano il restante 40% della deforestazione. Per esempio, in Amazzonia, le piantagioni di soia, l’allevamento di bestiame e l’agricoltura sono i principali responsabili della deforestazione. Ci sono poi le operazioni di disboscamento (alcune illegali) eseguite per fornire prodotti in legno e carta a livello globale. Infine, la riduzione delle foreste è anche il risultato della crescita incontrollata delle aree urbane: con la popolazione mondiale che si avvicina rapidamente agli otto miliardi, la tentazione di ripulire più foreste per l’agricoltura e altre commerciali è grande.

Qualsiasi sia la causa, la deforestazione sta portando a uno squilibrio nei cicli di vita ambientali ed ecologici. Ma ciò che rende la situazione ancora più allarmante è che se continua con questo stesso ritmo, le foreste pluviali potrebbero essere completamente distrutte nel giro dei prossimi 100 anni.

Se l’umanità vuole davvero rallentare l’aumento delle temperature ed evitare che la crisi climatica raggiunga un punto di non ritorno, allora deve trovare la soluzione al problema della deforestazione. Per fare ciò, gli ambientalisti si stanno sempre più affidano a qualcosa di così “quotidiano” ma estremamente potente: la tecnologia.

Le immagini satellitari, per esempio, sono uno strumento sempre più impiegato nella protezione delle inestimabili foreste ancora in piedi. Analizzando queste immagini, gli ambientalisti possono monitorare i cambiamenti del territorio nel tempo, identificando così la deforestazione in modo da poter intervenire per fermarla.

Il satellite della Nasa Noaa-20 ha proprio questo compito. Nel 2019, in orbita a 500 miglia sopra la Terra, Noaa-20 ha puntato le sue telecamere verso il Sud America e ha catturato uno spettacolo inquietante. In un’immagine che si estendeva dal Pacifico all’Atlantico, si potevano vedere grandi nuvole di fumo grigio stratificate sopra il verde dell’Amazzonia: vaste aree di foresta pluviale erano in fiamme. La probabile causa era il disboscamento illegale per l’agricoltura; e che il fumo sia stato visto dallo spazio è il simbolo della scala della distruzione. Ora, il Noaa-20, così come altri satelliti, sono impiegati per fornire immagini in tempo reale della Terra, per identificare e tracciare con precisione la deforestazione illegale mentre è in atto.

Dallo spazio alla terra ferma: per rilevare la deforestazione la tecnologia è montata direttamente sugli alberi stessi. In Indonesia, ad esempio, un progetto pilota innovativo sta utilizzando vecchi telefoni cellulari per ascoltare i suoni del disboscamento, come camion in passaggio e motoseghe. I telefoni, già dotati di microfoni e Gps, e aggiornati con software moderni e pannelli solari, sono attaccati agli alberi per formare una sorta di stazione d’ascolto in tutta la foresta. Il dispositivo invia poi una breve registrazione di suoni sospetti alle parti che possono verificare e controllare la posizione e di conseguenza agire o allertare le autorità.

Le popolazioni indigene sono i custodi del 36% delle foreste ancora intatte del mondo. Fornire a queste comunità la tecnologia di cui abbiamo parlato ha consentito loro di proteggere meglio la terra in cui vivono, in alcuni casi addirittura dimezzando la deforestazione.

La tecnologia non solo aiuta a prevenire il disboscamento, ma facilita anche il ripristino delle foreste distrutte. Alcuni droni sono stati infatti progettati per accelerare il rimboschimento con un processo completamente automatizzato: mappano e identificano i posti migliori in cui ripiantare alberi, quindi sparano baccelli nel terreno che contengono semi pre-germinati insieme ai nutrienti necessari per una crescita sana. Non solo si tratta di un metodo fino a 10 volte più veloce rispetto ai metodi tradizionali, ma questi droni possono piantare alberi in luoghi difficili da raggiungere a un costo notevolmente inferiore.

Mentre le foreste del mondo continuano a ridursi, l’impiego della tecnologia per il monitoraggio della deforestazione e la sua mitigazione, potrebbe essere la chiave del successo.