Italie insoumise Il tentativo di Conte di fare il Mélenchon non funziona. Il Pd lo capirà?

Alla disperata ricerca di spazio politico, l’avvocato (che non riesce neanche a esprimere dei candidati alle amministrative) accarezza l’idea di spostare il M5S all’estrema sinistra. Ma non è in grado di sedurre neanche Bersani e Speranza

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Alla disperata ricerca di spazio politico, Giuseppe Conte punta a costruire una specie di Italie insoumise imitando il progetto di Jean-Luc Mélenchon, con la bella differenza che quest’ultimo è un politico con una solida storia alle spalle e l’avvocato no. Il leader della estrema sinistra francese sta infatti riuscendo a mettere insieme i vari isolotti della ex gauche mentre l’idea di Giuseppi non è destinata a fare molta strada, almeno per quel che riguarda le alleanze politiche.

Il piccolo partito di Roberto Speranza, Articolo Uno, infatti ha stabilito poche settimane fa, al suo congresso, che l’obiettivo è quello di una ricomposizione della sinistra di matrice socialista, o che fa parte della famiglia socialista europea: in parole povere, il Pd. Per quanto negli ultimi anni Pier Luigi Bersani abbia più volte steso tappeti rossi, è il caso di dire, al M5s di Giuseppi («Conte non è Roosevelt ma alla gente piace», settembre 2020), e per quanto in varie circostanze l’animus dei bersaniani sia sia rivelato molto più sovrapponibile a quello dei grillini che a quello dei dem (da ultimo sulla critica all’aumento delle spese militari e più in generale sulla linea marcatamente atlantista di Enrico Letta), malgrado tutto ciò la tattica di Speranza è duplice: primo, non partecipare a questa specie di sabba satanico che Giuseppi sta conducendo intorno al governo Draghi; e, secondo, portare Articolo Uno quantomeno a un accordo elettorale a prova di bomba con il Pd perché questa appare la sola strada possibile per la rielezione di alcuni parlamentari del piccolo partito, altrimenti spacciato.

Dal combinato disposto delle due cose si comprende che il ministro della Salute non ha la benché minima intenzione di affratellarsi con l’avvocato sotto una rappezzata bandiera del populismo “de sinistra”. Quindi Conte dovrà razzolare in altri ambienti ancora più estremisti dove però egli non è certo considerato un nuovo Berlinguer: non è che ci si sia dimenticati dei decreti sicurezza del suo primo governo, quelli di Matteo Salvini certo ma da lui formalmente controfirmati e politicamente avallati.

Italie insoumise insomma non sembra roba per una delle più controverse espressioni dell’establishment moderato e trasformista, un personaggio che va in giro minacciando Draghi un giorno sì e l’altro no all’insegna di una continua reiterazione di penultimatum, di un perenne abbaiare alla luna anche quando nel cielo splende il sole. Così per esempio sulla questione dell’invio delle armi all’Ucraina, prima la parola d’ordine era «solo armi leggere» e poi, quando hanno riso tutti, è diventata «questo è l’ultimo invio di armi».

Ma sapete perché lo dice? Perché è convinto che «le armi sono finite», un argomento che sembra ancora più ridicolo di quell’altro. La sua idea di fondo, oltre al “pacifismo” dell’ultim’ora sarà poi quella di sfruttare qualunque segno di malcontento sociale – non ne mancano i presupposti – per rilanciare ad alzo zero tutto l’armamentario pro-sussidi, a partire da quel reddito di cittadinanza che, come ha scritto l’economista Veronica De Romanis, di fatto ha trasformato in via strutturale un sussidio in un reddito, visto che se «due occupabili su tre restano tali, la situazione non migliora».

Per molti osservatori l’uomo è intriso di spirito vendicativo, il che gli fa perdere spesso il senso della misura e gli fa scatenare polemiche che poi è costretto a smorzare quando si rende conto di guidare una macchina senza volante, un partito che non riesce neppure a mettere in campo un suo candidato sindaco alle amministrative. Ma se dunque il progetto contiano è questo, cioè quello di un’Italie insoumise con il M5s che si veste di estremismo di sinistra – terza incarnazione dopo l’alleanza con Salvini prima e Nicola Zingaretti poi – non si capisce davvero cosa aspetti il Pd a ridiscutere seriamente e non a pranzo, come fa Letta, il tema dell’alleanza con i grillini. Forse più che inseguirli, bisognerebbe sconfiggerli.