Guerra ibridaIl Copasir propone di affidare a Draghi i pieni poteri contro gli attacchi hacker russi

Il presidente Adolfo Urso spiega che l’azione rivendicata dal collettivo “Killnet” che nei giorni scorsi ha mandato in tilt anche il sito del Senato deve essere configurata «come un atto terroristico» contro la sicurezza nazionale. Per questo il premier deve poter disporre «ogni misura proporzionata» per il contrasto

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

I siti italiani presi di mira dagli hacker filorussi del collettivo “Killnet”, compresi quelli di Senato e Difesa, sono tornati operativi. Ma dopo l’attacco dei giorni scorsi, l’allarme resta. E ora il Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, propone di affidare al presidente del Consiglio Mario Draghi i pieni poteri contro le offensive cibernetiche. Perché si tratta di un «atto terroristico» all’interno della guerra ibrida.

A spiegarlo è il presidente del Copasir, Adolfo Urso, in un’intervista al Corriere. «Avevo lanciato l’allarme perché consapevole di come la Russia fosse il Paese più attrezzato nella guerra cibernetica. Ha già agito negli ultimi anni in altri Paesi europei, e anche da noi, durante la pandemia. A inizio legislatura, la prima relazione è stata quella sulla sicurezza cibernetica e protezione informatica che ha portato all’estensione della golden power alle tlc, infine all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale», dice.

Il punto è che «un attacco hacker su vasta scala deve essere configurato come atto terroristico», prosegue. «Credo inoltre necessario attribuire direttamente al presidente del Consiglio il potere di stabilire che, a fronte di una azione configurata come pregiudizio per la sicurezza nazionale, possa disporre ogni misura proporzionata per il suo contrasto. E va realizzato al più presto il cloud nazionale della Pubblica amministrazione, una politica nazionale sui cavi marittimi e terrestri per fare del nostro Paese un nodo centrale nella rete globale che sempre più connetterà Europa e Occidente con Asia e Africa».

Anche perché la guerra cibernetica ha già colpito le nostre infrastrutture. «La sanità è stata più volte attaccata in Italia e in altri Paesi europei», dice Urso. «Hacker e macchina di disinformazione russa sono elementi di una “guerra ibrida” che i sistemi autoritari, Russia ma anche Cina, usano per penetrare le democrazie occidentali».

Urso parla anche della disinformazione «che opera da anni alle dirette dipendenze del Cremlino. Basti ricordare come Russia e Cina agissero per farci credere che i loro vaccini fossero i migliori al mondo e che i sistemi autoritari fossero più adeguati a fronteggiare il virus».

E poi c’è l’attività di reclutamento dei russi in Italia, tra spionaggio, propaganda e messa a libro paga. «Lo spionaggio russo utilizza spesso la rete diplomatica, quello cinese si avvale prevalentemente di imprese e centri di cultura. Basti leggere le attività dei cittadini russi recentemente espulsi dal nostro Paese per capire cosa volessimo dire», spiega il presidente del Copasir.

E sulla presenza di figure russe nella tv italiana – la giornalista di Zvezda tv, Nadana Fridrikhson, il professor Orsini, l’intervista a Lavrov – Urso spiega che al Copasir esiste «una procedura in corso e quindi sono obbligato dalla legge alla riservatezza». Sul caso è stato anche ascoltato l’ad della Rai Carlo Fuortes.

In ogni caso, conclude Urso, bisogna vigilare tra i legami esistenti tra Russia e Italia. «Basti pensare che dalla invasione della Crimea a oggi invece di ridurre la nostra dipendenza energetica dalla Russia, abbiamo ridotto la nostra produzione di gas per importare più gas dalla Russia. Peggio ancora ha fatto la Germania che si era consegnata alla Russia, con i nuovi gasdotti e la chiusura delle centrali nucleari. Il fatto che l’attacco hacker sia avvenuto proprio in Germania e Italia, “mi fa venire delle strane idee in testa”, per utilizzare una terminologia del presidente del Consiglio».

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