Biputinismo perfettoLa catastrofe civile e morale del dibattito pubblico italiano sull’Ucraina

In attesa che oggi i talk show organizzino una maratona in diretta dalla Piazza Rossa di Mosca per commentare la sfilata militare del Cremlino, ecco un piccolo campionario di enormità ispirate dalla macchina di propaganda russa e realizzate dai suoi volenterosi complici nostrani

Nijwam Swargiary, Unsplash

Ogni tanto su Twitter si leggono piccole grandi verità: Antonio Polito ha scritto che gli amici di Putin a Cinquestelle (sintesi mia) sono contrari all’inceneritore a Roma ma favorevoli a incenerire Mariupol, mentre l’analista svedese residente a Kiev, Anders Östlund, ha segnalato che i combattenti di Azov, spesso accusati (dalla propaganda putiniana) di essere estremisti di destra, a Mariupol sacrificano la propria vita per difendere la democrazia mentre i sedicenti intellettuali pacifisti scrivono e intervengono senza sosta e sempre a tutto vantaggio del fascismo russo. 

Ma le cose più esemplari della tragedia culturale che stiamo vivendo, e della fuga dalla realtà degli intellettuali contemporanei, si continuano a leggere sui mezzi di comunicazione tradizionali. Lasciamo stare, per decenza, i talk show lasettisti e retequattristi dei quali mi stupirebbe se oggi non organizzassero maratone in diretta da Mosca per commentare col solito birignao da retroscena romano la gloriosa parata militare di Putin per celebrare la vittoria nella grande guerra patriottica, antipasto dell’annessione di tutta l’Ucraina. 

Restiamo sulla carta stampata, quindi, cominciando dal libro sulla guerra in Europa scritto dall’intellettuale comunista Luciano Canfora insieme con il rappresentante dell’alt right italiana Francesco Borgonovo della Verità, pubblicato da una casa editrice neo, ex, post fascista che rilancia testi militari di Mao e negazionismi nazi in piena armonia rossobruna, nel paese che più di altri ha letto Limonov di Emmanuel Carrere scambiandolo per un’agiografia dello stravagante personaggio e non per la biografica tragedia del totalitarismo europeo mai sopito in Russia. 

Poi c’è Carlo De Benedetti, ex patron della Repubblica finalmente liberata da Maurizio Molinari dall’antioccidentalismo salottiero degli anni debenedettiani, che testuale dice al Corriere – oltre a una serie di banalità antiamericane che avrebbe potuto pubblicare Limes di Lucio Caracciolo – che la resistenza ucraina di fronte all’aggressione fascista di Putin «alla fine è un danno per il mondo».

Insomma i russi uccidono gli ucraini e prendono per fame le città assediate allo scopo di attuare un altro Holodomor nel XXI secolo, ma gli ucraini si mostrano incomprensibilmente irrispettosi degli interessi superiori del mondo e di De Benedetti, al punto da avere la sfacciataggine di difendersi e addirittura di chiedere aiuto all’America e ai paesi europei della Nato, a questo punto corresponsabili della guerra più di chi l’ha cominciata peraltro mentre gli utili idioti di Putin spiegavano che mai e poi mai la Russia avrebbe aggredito l’Ucraina e che si trattava solo di propaganda bellicosa dell’America di Joe Biden.

Così come l’incredibile storia, di cui scrive più ampiamente Carmelo Palma, delle dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelenski e del segretario della Nato Jens Stoltenberg sulla Crimea manipolate solo dai media italiani per poter ribadire, al netto della cronica sciatteria, la barzelletta della guerra americana per procura, al solito liquidando il popolo ucraino sotto le bombe da due mesi e mezzo come se fosse una pedina irrilevante, un very fungibile token, sacrificabile e privo di una sua propria dignità o diritto di sopravvivenza. 

A dare un minimo di speranza per la ricostruzione di un dibattito pubblico degno di questo nome c’è invece l’intervista di Repubblica all’ex vice presidente di Gazprombank Igor Volobuev, il quale ha svelato come funziona da anni la grande macchina di propaganda russa sull’Ucraina, avendo contribuito a crearla (la sintesi è: tutte le notizie ufficiali russe sono bugie). Chissà se qualcuno capirà. Intanto Volobuev è fuggito da Mosca e ora sta a Kiev, ma la fabbrica di fake news del Cremlino è sempre attiva e adesso può contare sui volenterosi complici che animano il biputinismo perfetto italiano.