Il blocco della TurchiaLa Finlandia nella Nato per difendere la pace, dice la premier Sanna Marin

«Abbiamo preso questa decisione perché vogliamo massimizzare la nostra sicurezza. Non è contro qualcuno o qualcosa. È per la nostra protezione», spiega dopo aver incontrato a Roma Mario Draghi. «È la reazione naturale davanti alla guerra di Putin contro un Paese del nostro vicinato». E con Erdogan «dobbiamo discutere con calma. La risposta è il dialogo»

(La Presse)

«Nella Nato per difendere la pace», dice la premier finlandese Sanna Marin in due interviste rilasciate alla Stampa e al Corriere dopo l’incontro di ieri con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Finlandia e Svezia hanno formalmente presentato la richiesta di adesione alla Nato. Ma l’ingresso dei due Paesi andrà più lento del previsto, dopo che la Turchia ha impedito il voto bloccando la prima fase del procedimento. Il presidente turco Tayyip Erdogan ha infatti ribadito di non voler dare il via libera all’ammissione a causa del sostegno dei due Paesi a personalità vicine al Pkk curdo, chiedendo l’estrazione di alcune di queste figure.

L’obiettivo, dice Marin dopo le parole di Draghi sull’appoggio italiano all’ingresso dei due Paesi nell’Alleanza, è quello di «assicurarci che Putin perderà questa guerra». Perché, assicura, siamo dalla «parte giusta della storia».

«Ho sempre sperato che non ci fosse mai una guerra in Europa», spiega la premier Marin. «Invece, il 24 febbraio la Russia ha attaccato con tutte le forze l’Ucraina e la guerra è arrivata fra noi. La discussione sulla nostra adesione alla Nato è cominciata in quel momento; ora che abbiamo presentato la domanda coordinata con la Svezia il processo s’inizia».

E il consenso fra i finlandesi è altissimo. «Siamo preoccupati per la sicurezza del nostro Paese e dell’Europa», spiega. «Vogliamo essere certi che non ci sarà mai più la guerra in Finlandia. La partecipazione alla Nato è una garanzia di pace».

Svanisce così la terra di mezzo degli Stati cuscinetto e si profila una fortezza baltica. «Vogliamo assicurarci che la procedura di ingresso nella Nato sia la più rapida possibile», ha assicurato nei colloqui con Draghi. «Poi non cambieranno molte cose, l’importante per noi è essere nell’articolo 5». Ovvero affidarsi al principio difensivo fondatore del Trattato dell’Atlantico del Nord, quello secondo cui chi attacca un membro dell’Alleanza li attacca tutti. È pura deterrenza. Nel nome della pace per un Paese sul cui suolo non si combatte da oltre duecento anni.

Marin spiega che «abbiamo preso questa decisione perché vogliamo massimizzare la nostra sicurezza. Non è contro qualcuno o qualcosa. È per la nostra protezione. Non è un errore. È la reazione naturale della Finlandia davanti alla guerra di Putin contro un Paese del nostro vicinato. Mi sembra una decisione molto pragmatica».

E davanti alla Turchia che cerca di bloccare l’adesione, risponde: «Dobbiamo discutere con calma, vedere se ci sono dei malintesi e, nel caso, correggerli. La risposta è il dialogo».

Sanna Marin si dice convinta poi della necessità di un’Europa più forte e integrata, anche sul fronte della difesa attraverso l’Autonomia strategica. Ma no a un Recovery Fund bis. «È stato difficile far passare il Next Generation al Parlamento finlandese. Serve la maggioranza di due terzi, è stata davvero dura. Dovremmo piuttosto utilizzare meglio quelli che esistono, sfruttare i margini presenti nei programmi già approvati, ad esempio per la transizione Green e la digitalizzazione», dice. «Noi, in Finlandia, abbiamo investito metà di questi capitali nella transizione verde. Abbiamo gli strumenti e possono essere distribuiti meglio. Ci sono 200 miliardi di prestiti che non sono stati usati ancora. Procediamo con le risorse che ci sono già».