FinalmenteLe convergenze tra Letta e Meloni potrebbero aprire la stagione del proporzionale

Per Fratelli d’Italia è ormai chiaro che la partita è tra loro e il Partito democratico. I progetti di alleanze, a giudicare dall’ultima convention, sembrano un ricordo. È il momento di correre da soli. E con il “campo largo” ormai in disarmo, anche dall’altra parte la pensano così

di Vidar Nordli, da Unsplash

Le “convergenze parallele” di cinquant’anni fa possono diventare le “convergenze proporzionali” di oggi. In pochi mesi è cambiato tutto: i più fervidi sostenitori del maggioritario, Enrico Letta e Giorgia Meloni, potrebbero cambiare linea. Il Pd sicuramente.Fratelli d’Italia vedremo, ma c’è già un indizio pesante. Anche solo prendere in considerazione l’ipotesi di andare da sola è per Giorgia una novità di non poco conto e non può non colpire che la minacciosa affermazione sia stata rivolta nell’ambito di una manifestazione come quella di Milano tutta costruita su di sé e il proprio partito, in pieno spirito proporzionalista: in tre giorni non c’è stato spazio per un leghista o un forzista, tanto che a Matteo Salvini è stato fatto gentilmente osservare che sarebbe stato meglio se non si fosse fatto vedere, e così è stato.

Non a caso si è parlato di una kermesse da partito della Prima Repubblica, senza il minimo accenno alle alleanze. Non è un caso. Appaiati nei sondaggi, il Pd e FdI d’altronde si contendono il primato dei voti. È molto probabile che le cose resteranno così fino alle elezioni dell’anno prossimo e che dunque il big match sarà tra Enrico Letta e Giorgia Meloni: chi avrà più voti otterrà l’incarico di formare il governo, non per un automatismo di legge ma perché ritenuto più in grado di costruire una maggioranza parlamentare.

«Entrambi possono anche permettersi di andare da soli al voto – ha scritto Stefano Folli – rifiutando i vari ricatti e sfruttando al massimo i collegi maggioritari. Risulterebbero comunque i più forti nel prossimo Parlamento». Anzi, diciamo che i collegi possono essere un impaccio. È probabile che Letta e Meloni si vadano convincendo che a entrambi convenga una legge proporzionale in grado di svincolarli da alleanze mal sopportate: e quanto sta avvenendo in questa fase indica esattamente che il Pd non regge più il M5s e che dall’altra parte la Meloni è pronta ad andare avanti anche senza Salvini e Berlusconi.

Ma soprattutto il proporzionale farebbe scattare quella corsa al voto utile che per i due partiti in lizza per il primato elettorale sarebbe una manna dal cielo. È possibile che la Meloni non si aspettasse nemmeno lei un suo successo di questo tipo, almeno secondo i sondaggi e la “moda” del momento, tanto è vero che ha sempre respinto con sdegno il superamento del Rosatellum: «Ci opporremo al pantano!», tuonava Giorgia solo tre mesi fa. Poi deve aver capito che Matteo Salvini non è più sulla cresta dell’onda, anzi, dà spesso l’impressione di finire sott’acqua: e che dunque tocchi a lei, e lei sola.

Dall’altra parte accade qualcosa di analogo. Le divisioni nel famoso e fumoso “campo largo” si sono via via acuite se persino la questione della guerra, che sulla carta avrebbe dovuto unire le forze progressiste le sta invece allontanando, basti pensare all’abisso che separa la nettezza pro-Kiev di Letta dal pacifismo della domenica di Giuseppe Conte, o l’atlantismo di Renzi, Bonino, Calenda dal sottile antiamericanismo di LeU. Il “campo largo” mostra dunque di non tenere. Per questo il Nazareno, che proprio sulla guerra sta costruendo una sua forza identitaria, ormai sta virando decisamente per un ritorno al proporzionale: che programma comune si può scrivere con Conte sulla guerra, sugli armamenti, sul rapporto con gli Stati Uniti?

E anche se ancora non c’è nulla di ufficiale, nella riunione organizzata da Matteo Orfini (proporzionalista da sempre) che si è tenuta ieri a Montecitorio con big di peso come Lorenzo Guerini, Andrea Orlando, Dario Franceschini (i grandi capicorrente), Debora Serracchiani, Nicola Zingaretti e tanti altri, si è capito chiaramente che la svolta non è lontana.

C’era anche Marco Meloni, braccio destro di Letta (che, prodianamente, è sempre stato maggioritarista e bipolarista), che ha di fatto sdoganato il ritorno al proporzionale seppur in un quadro di unità democratica eccetera eccetera. I capicorrente hanno dato il via libera e dunque si può dire che ormai il Nazareno abbia tratto il dado. I grillini sono sempre stati per il proporzionale. Matteo Renzi non sarebbe in disaccordo, anzi. Della convenienza della Meloni si è detto. Il problema è Salvini (e Berlusconi) ma le cose cambiano in fretta in questo tempo così mutevole. Se son rose fioriranno. Di certo, con queste “convergenze proporzionali” qualcosa sta cambiando.