Sì di Varsavia all’esercito UeI dubbi del polacco Morawiecki sul piano di pace italiano per l’Ucraina

Putin non si fermerà, «come Hitler non si è fermato in Austria, Cecoslovacchia e Polonia», dice il premier. «Vi prego di citarmi almeno un successo a cui hanno portato i colloqui con lui. Molti politici ci hanno provato e l’epilogo è sempre stato lo stesso: umiliazione»

AP / Lapresse

Ogni tentativo di pace finora ha portato all’«umiliazione». Ecco perché il premier polacco Mateusz Morawiecki in un’intervista con Repubblica non nasconde i suoi dubbi sulla proposta italiana di avviare colloqui per arrivare alla pace in Ucraina. Putin non si fermerà, «come Hitler non si è fermato in Austria, Cecoslovacchia e Polonia», spiega.

«La pace è il nostro obiettivo comune, ma non può essere una pace a ogni costo», precisa. «Non possiamo accettare un dialogo che può essere sfruttato da Putin, un dialogo sopra le teste degli ucraini. Ma poi, vi prego di citarmi almeno un successo a cui hanno portato i colloqui con Vladimir Putin. Molti politici ci hanno provato e l’epilogo è sempre stato lo stesso: umiliazione. Alcuni politici occidentali pensano ancora che la Russia alla fine si fermerà, che Putin si ammorbidirà. Ho un consiglio: non fatevi illusioni. Putin non si fermerà, così come Hitler non si è fermato in Austria, Cecoslovacchia e Polonia. Questa volta possiamo essere più saggi prima che la Russia incendi tutta l’Europa».

Secondo Morawiecki, «la Russia sta conducendo da tempo una silenziosa guerra ibrida contro l’Europa e cerca di destabilizzare la situazione ovunque ci riesca. Eppure, ancora oggi, alcune élite europee cercano di far finta che non stia accadendo nulla. Questa è l’ultima opportunità per ritrovare la lucidità. Perché non ho dubbi che se non fosse per l’eroica presa di posizione dell’Ucraina, il Cremlino starebbe oggi pensando di invadere Varsavia, Tallinn, Vilnius e Helsinki. A quel punto nessun Paese europeo potrebbe sentirsi al sicuro».

Il premier polacco poi parla anche del rapporto con la Germania, che non vuole una “corsia preferenziale” per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Al cancelliere Scholz che dice che prima bisogna integrare i sei Paesi del Balcani occidentali, risponde: «Viviamo in tempi in cui abbiamo bisogno di decisioni storiche più che di meticolosità burocratica. L’invito all’Ucraina non impedisce di continuare a lavorare con i Balcani occidentali. L’Unione dovrebbe essere aperta ai Paesi che vogliono creare una forte comunità unita da valori comuni. Oggi l’Ucraina è il vero cuore dell’Europa e difende con il proprio coraggio i valori per noi più preziosi».

La Polonia, in effetti, ha spesso criticato la Germania per la sua riluttanza a procedere all’embargo energetico o all’invio di armi. «La riluttanza del cancelliere Scholz sarebbe lodevole se non fosse che in Ucraina i civili vengono massacrati in modo bestiale e non c’è tempo per operazioni di facciata», dice. «Da un lato la Germania promette aiuti militari, ma dall’altro il cancelliere avverte che non si può fare un passo di troppo. Né la Polonia né altri Paesi della Nato intendono provocare una guerra. Non è una politica iperattiva, bensì la passività a minacciare la sicurezza dell’Europa. Altrimenti, una mattina vedremo i carri armati russi davanti alle finestre di Varsavia, e poi forse di Berlino».

E dopo anni di riluttanza, Morawiecki dice sì a un esercito europeo: «Deve essere un esercito europeo forte e pienamente integrato con le strutture della Nato». E sì anche all’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia: «La Turchia non deve temere l’allargamento della Nato, bensì l’atteggiamento sempre più aggressivo della Russia»