La strategia della BceL’Ue può reggere uno stop al gas russo ma serve un piano anti-inflazione, dice l’ex commissario Olli Rehn

L’attuale governatore della Banca centrale finlandese spiega che la Banca centrale europea si prepara ad alzare i tassi d’interesse e a proseguire nella riduzione degli acquisti di titoli. Al tempo stesso, però, è pronta a introdurre nuovi strumenti per intervenire in caso di impennata degli spread. «Opportuna» la proposta di Draghi di introdurre uno schema simile al programma Sure

Un embargo totale sul gas russo «sarà difficile, ma non catastrofico» per l’Europa dal punto di vista economico, ma bisogna intervenire per rispondere all’aumento dell’inflazione. Per questo la Banca centrale europea si prepara ad alzare i tassi d’interesse e a proseguire nella riduzione degli acquisti di titoli. Al tempo stesso, però, è pronta a introdurre nuovi strumenti per intervenire in caso di impennata degli spread.

Olli Rehn, ex commissario Ue agli affari economici e governatore della Banca centrale finlandese, spiega la road map dell’Eurotower in un’intervista rilasciata a un ristretto gruppo di media europei, tra cui La Stampa, a margine del seminario “Global Europe” di Salisburgo. Dove Olli Rehn ha incontrato il suo successore, Paolo Gentiloni, per discutere delle prospettive dell’Eurozona.

«Penso sia ragionevole prevedere per luglio un aumento dei tassi in linea con la normalizzazione della nostra politica monetaria. E mi aspetto un azzeramento in autunno, ovviamente a patto che non ci siano contraccolpi dalla situazione in Ucraina tali da far deragliare gli sviluppi dell’economia europea», dice.

Il problema è che, dal momento in cui la Bce ha preannunciato un cambiamento nella sua politica monetaria, i rendimenti di alcuni titoli di Stato sono aumentati. E a tremare sono i Paesi ad alto debito come l’Italia. Rehn ricorda la creazione nel marzo 2020 del programma di acquisto di emergenza relativo alla pandemia (il Pepp). Allo stesso tempo, dice però, «non possiamo condizionare la politica monetaria alla politica fiscale. Il nostro mandato principale è la stabilità dei prezzi e dobbiamo concentrarci su questo. Ecco perché ci sarà una normalizzazione della politica monetaria, con un tasso di azzeramento piuttosto rapido. Ben sapendo che allo stesso tempo avremo nella nostra cassetta degli attrezzi una sorta di strumento che potrebbe aiutarci a contrastare la possibile frammentazione delle condizioni finanziarie in Europa».

Ma ancora «non conosciamo la natura della prossima crisi», precisa. «Quindi penso non sia il caso di delineare i principi di uno strumento senza sapere la natura della crisi. Però sarebbe utile indicare che siamo pronti ad agire in modo appropriato e che abbiamo i mezzi di base di farlo. Quindi se ci fosse una normalizzazione dei tassi a partire da luglio, dovremmo inviare ai mercati il segnale che un altro incoraggiamento potrebbe arrivare contemporaneamente o quando necessario».

Poi ribadisce: «Non sto dicendo che dovremmo creare uno strumento legale in questo momento. Ma che bisogna definire alcuni principi, alcune linee guida. Una cornice entro la quale creare uno strumento giuridico, se necessario e opportuno».

Ma la vera cartina di tornasole per qualsiasi nuovo strumento, dice l’ex commissario, «sarà l’attuazione del Next Generation Eu. Sarà il banco di prova per altre azioni simili». «Perché bisogna convincere i cittadini che il denaro europeo viene usato in modo efficace per riformare le economie e le amministrazioni dei nostri Stati membri».

Quanto alla proposta di Draghi, che ha chiesto uno schema simile al programma Sure, basato sui prestiti, per finanziare il caro-bollette attraverso bond comuni, è «per certi versi opportuna. Ma questo è un qualcosa che spetta ovviamente ai leader Ue».

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