GranoPerché il “no” dell’India fa paura anche a noi

Da Nuova Delhi arriva lo stop alle esportazioni di tenero. Anche se l’Italia è fuori dal portafoglio clienti, questa decisione potrebbe avere effetti negativi sulla stabilità del nostro Paese

L’India, uno dei maggiori produttori di grano tenero al mondo, ha annunciato la chiusura delle esportazioni. Con i suoi 105 milioni di tonnellate (dati Italmopa), è considerato uno dei maggiori player internazionali, la cui produzione però è da sempre destinata quasi solo al mercato interno. Tanto è vero che i maggiori molini italiani non acquistano grano tenero indiano. Ma la notizia ha gettato i mercati in una nuova fase di incertezza. Si teme che i prezzi globali possano raggiungere nuovi picchi, colpendo i Paesi più poveri dell’Asia e Africa e, indirettamente, anche l’Occidente.

Le ragioni del “no export” di Nuova Delhi
La scelta dell’India di chiudere all’export verso i Paesi in via di sviluppo è legata alla volontà di preservare la sicurezza alimentare nazionale. Dal territorio indiano escono ogni anno 10 milioni di tonnellate. Ma quest’anno l’India deve vedersela anche con l’anomala ondata di caldo, che ha già portato il termometro a toccare i 50°C. Questo fenomeno preoccupa gli agricoltori, che temono per i raccolti. Nel 2022 potrebbero non superare i 100 milioni di tonnellate. La scelta di Nuova Delhi è stata resa nota 24 ore dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione annuale, salita all’8,38%. Nel mese di aprile i prezzi al dettaglio hanno toccato il massimo storico da 8 anni. Come riportano i media indiani, riprendendo la direzione generale del Commercio Estero, «il picco improvviso dei prezzi globali del ha messo a rischio la sicurezza alimentare dell’India, dei Paesi vicini e di altre nazioni vulnerabili». La scelta indiana ha però fatto scattare l’allarme rosso in tutto l’Occidente.

Le conseguenze sull’Occidente
Secondo Confagricoltura, inoltre, sono 50 i Paesi che dipendono dall’importazione di grano da Russia e Ucraina, tra cui Eritrea, Somalia, Madagascar, Tanzania e Congo e 53 Paesi in preda alla crisi alimentare, tra cui Africa, e Siria, Palestina e Iraq. Senza questa fetta di esportazioni, la situazione dei Paesi del Nordafrica potrebbe farsi molto calda. Con 20 milioni di tonnellate bloccate nei porti ucraini, si teme che la guerra del grano possa destabilizzare questi Paesi, portando nuove e massicce ondate migratorie verso l’Europa. Ad aprile il primo ministro di Delhi aveva annunciato la presenza di riserve abbondanti per sfamare la popolazione. Ora, all’improvviso, la retromarcia, che potrebbe innescare una crisi mondiale senza precedenti. Infatti, la decisione del governo indiano potrebbe avere importanti ripercussioni sulla tenuta sociale dei Paesi fragili come quelli del nord Africa. Di conseguenza, potrebbero esserci incontrollabili flussi migratori, ma anche aumenti di prezzi a livello mondiale, legati al trading del grano, che potrebbero avere ripercussioni sui prezzi al dettaglio anche nel nostro Paese. Tuttavia l’India ha assicurato che consentirà ancora l’export per lettere di credito già emesse e su richiesta dei Paesi che stanno cercando di «soddisfare le proprie esigenze di sicurezza alimentare».

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