Putin affama il mondoMetsola spiega che i corridoi del grano potrebbero essere il punto di partenza per arrivare alla tregua

La presidente del Parlamento europeo da Davos dice: «Ci sono milioni di persone su questo pianeta sull’orlo della fame. Sono ostaggi di un solo Paese. Certo dobbiamo cercare in ogni modo di creare un corridoio per le risorse fondamentali, perché questo pianeta sia in grado di crescere»

AP/Lapresse

«È inevitabile arrivare a un embargo energetico totale per fermare l’aggressione di Putin». La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola lo dice in un’intervista alla Stampa dal World Economic Forum di Davos. «Quello di cui abbiamo è che tutti i Paesi accettino che l’Europa non può continuare a dipendere dalla Russia per l’offerta di energia. L’obiettivo comune deve essere la “dipendenza zero”. Una volta che questo principio è accolto, allora sarà possibile cominciare a lavorare con sempre maggiore impegno sull’embargo».

Il processo è lungo. L’Europa si è impantanata sul sesto pacchetto di sanzioni. Ma bisogna ricordare a tutti i Paesi, dice, «che l’Europa è un progetto di pace e democrazia, fondato sullo stato di diritto e valori comuni. Con questa premessa, tutti devono capire che è necessario di aiutare i Paesi come l’Ucraina impegnati esattamente per questi valori fondamentali, contro una dittatura autocratica che ci ricatta con la sua offerta di energia».

E che ora rischia di causare una crisi alimentare globale. «Ci sono milioni di persone su questo pianeta sull’orlo della fame. Sono ostaggi di un solo Paese», spiega Metsola. «Certo dobbiamo cercare in ogni modo di creare un corridoio per le risorse fondamentali, perché questo pianeta sia in grado di crescere. Ricostruire l’Ucraina e la sua economia che dipende anche all’export alimentare».

E i corridoi alimentari potrebbero essere un punto di partenza per il dialogo tra Kiev e Mosca. «Stiamo cercando una via di uscita. Ma occorre evitare i malintesi. Non è un conflitto fra due Paesi. È una invasione di un Paese in un altro. È una aggressione della quale eravamo stati avvertiti, un’azione che è del tutto inaccettabile. Non possiamo parlare di pacificazione o di salvare la faccia a qualcuno. Dobbiamo focalizzarci sulla vittoria ucraina in questa guerra».