Geometrie variabiliIl campo largo del Pd è più aritmetica che politica, dice Emma Bonino

La senatrice di PiùEuropa spiega che la scelte dei Dem di saldarsi con i Cinque Stelle è sbagliata. «Il nostro campo in partenza sarà più o meno largo, ma è chiaro: guardiamo ai liberali europei» e «poi siamo alternativi ai sovranisti e ai populisti». E Renzi? «Vedremo se sarà possibile lavorare insieme»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

No, il referendum non è morto come tanti dicono. E sì, il risultato di PiùEuropa alle amministrative la soddisfa. La senatrice Emma Bonino sul Corriere commenta il flop dei quesiti referendari della giustizia, che hanno fatto registrare una astensione record. «Non c’è stata una campagna politica, una discussione complessiva sul tema giustizia come ai tempi di Tortora e del referendum sulla responsabilità dei magistrati», dice. «Salvini che li aveva promossi alla fine è sparito. Comunque, ci fossero stati i due referendum che PiùEuropa aveva co-promosso, cannabis ed eutanasia, avremmo visto un altro film».

Ma alle amministrative il suo partito è andato bene, dice. «Penso al risultato di Palermo, dove Fabrizio Ferrandelli, che è presidente della Assemblea di PiùEuropa, ha riscosso un successo straordinario con il 14% come candidato sindaco e portando la lista della federazione PiùEuropa/Azione oltre l’8%: sopra il M5S. Poi i risultati dell’Aquila o di Alessandria. Abbiamo dimostrato, fuori dalle coalizioni, che la scommessa della federazione con Azione per dare vita a un progetto politico ed elettorale europeista, liberaldemocratico e riformista, si può vincere. Abbiamo le idee e le persone per farlo».

E ora tutti provano a capire cosa succederà in vista delle politiche del 2023, soprattutto in relazione alla spinta di Enrico Letta per un campo largo. Bonino commenta: «Letta è certamente un europeista e sulla crisi ucraina ha tenuto posizioni per me molto positive, ma il suo campo largo sembra ispirarsi all’aritmetica più che alla politica: sommare tutto quel che c’è per battere gli altri. E se il punto di partenza resta l’alleanza intangibile con il M5S, di Conte, Grillo o magari di Di Battista, non c’è chiarezza, non c’è alcun racconto nuovo».

La scelta del Pd di saldarsi con i Cinque Stelle per Bonino è «sbagliata». E «Conte in difficoltà potrebbe scegliere di scartare, di andare da solo». Intanto «noi stiamo facendo un progetto autonomo».

Un campo largo alternativo? «Il nostro campo in partenza sarà più o meno largo, ma è chiaro: guardiamo ai liberali europei, che probabilmente formeranno un’unica famiglia politica in Ue con Macron. Poi siamo alternativi ai sovranisti e ai populisti. Aggiungo che sosteniamo Draghi con convinzione. Con Calenda abbiamo scelto la federazione, unendo in un’unica prospettiva elettorale soggetti che restano distinti: lavorandoci bene vedo che comincia a funzionare, e cresceremo».

E Renzi? «Ho criticato alcune sue frequentazioni internazionali, ma non personalizzo», risponde Bonino. «Vedremo se sarà possibile lavorare insieme. Per la cronaca, avevamo chiesto a Italia viva di unirsi con noi con Ferrandelli, ma hanno scelto diversamente».