«Agenda sociale»Dai salari allo ius scholae, Letta vuole un nuovo Ulivo contro il populismo

Il segretario del Partito democratico, dopo il buon risultato delle amministrative, punta a «mettere in campo una nuova classe politica». Ma «se non diamo immediatamente un segnale, se non torniamo a parlare a quelli che non ce la fanno, arriveranno i gilet gialli italiani che di certo non voteranno per noi»

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Nel Partito democratico, 48 ore dopo il buon risultato delle amministrative, si ragiona su come riorganizzare le forze verso le elezioni politiche. Il segretario Enrico Letta, in una lunga intervista alla Stampa, dice di non voler contare sulle divisioni nel centrodestra. Perché, alla fine, Giorgia Meloni e Matteo Salvini «correranno insieme». Piuttosto, è arrivato il momento della «solidità, serietà e responsabilità».

I due anni di pandemia hanno cambiato tutto, «le persone non vogliono fuochi d’artificio, ma lavoro sul territorio», dice. Adesso, questo capitale di fiducia guadagnato con i risultati delle amministrative, i Dem vogliono investirlo in quella che chiamano «agenda sociale»: lotta alla precarietà, incentivazione del primo impiego per i giovani, salario minimo, riduzione delle tasse sul lavoro. Con un avvertimento sui diritti: «Non approvare lo ius scholae – la nuova legge sulla cittadinanza per i figli di immigrati – adesso che siamo a un passo, sarebbe un atto di crudeltà».

Quanto alla coalizione, più che a un campo largo Enrico Letta sembra pensare un nuovo Ulivo. Perché l’Ulivo, spiega, «per me è sempre stato un modello perché ha avuto una grande capacità di partecipazione ed espansione andando oltre alla classe politica. È quel che mi piace di questo risultato, che è andato oltre i partiti. Due personaggi come Tommasi e Fiorita, un calciatore e un professore ai lati opposti dell’Italia, dicono che è quella la strada. Mettere in campo una nuova classe politica. So benissimo che non bisogna ripetere le cose del passato, nell’anno che abbiamo davanti dobbiamo elaborare un progetto, un nome, un programma e dei contenuti per una nuova coalizione».

Anche se, per ora, più che accordi ci sono veleni e veti incrociati: Calenda non vuole Conte, e anche un pezzo di Pd si chiede se l’alleanza coi Cinque Stelle frammentati abbia ancora senso. Letta risponde: «Queste amministrative le abbiamo vinte nonostante il gioco dei veti incrociati. A Verona, a sostenere Tommasi c’erano sia Calenda che Conte. Vorrei che si cominciasse a separare l’immagine dalla sostanza. Capisco che queste forze debbano trovare una loro identità, per noi è più semplice. Il Pd è il fratello maggiore, ma a un certo punto bisogna pensare a unire».

Letta torna a ripetere le parole dette nel suo primo giorno da segretario Pd: bisogna essere «radicali nei comportamenti, progressisti nei contenuti e riformisti nel metodo. Sono stato accusato in questo anno e mezzo di essere eccessivamente radicale per le posizioni che ho assunto». Ad esempio, «sul voto in Parlamento europeo per la carbon tax alle frontiere, mentre la maggioranza dei parlamentari italiani votava contro. I giovani devono sapere che saremo affidabili nella lotta al cambiamento climatico. Facendo attenzione a coniugarlo non come tema elitario, per chi se lo può permettere. Una battaglia da fare nei prossimi mesi dovrebbe essere quella di assegnare a tutte le famiglie più fragili del nostro Paese il mini kit di fotovoltaico da appartamento, esempio virtuoso di cosa significhi unire ambiente e sociale. Per risparmiare sulla bolletta e sulle emissioni».

E poi la questione salariale che, secondo Letta, «andrebbe affrontata subito col salario minimo, con un intervento sul lavoro povero, la riduzione delle tasse sul lavoro». E quindi, continua, «portiamo subito l’abbattimento del cuneo fiscale in manovra, ma facciamolo valere prima del 2023. Anticipiamolo con l’extragettito di quest’anno e spalmiamolo sull’ultimo quadrimestre del 2022. In modo da dare ai lavoratori alla fine di quest’anno una mensilità in più».

Secondo Letta, va fatto subito: «Ci sono tante famiglie colpite duramente dall’inflazione, dal caro energia e dalla precarietà del lavoro. Se non diamo immediatamente un segnale, se non torniamo a parlare a quelli che non ce la fanno, arriveranno i gilet gialli italiani che di certo non voteranno per noi».

Il discorso è che se non si agisce subito, si alimenterà il populismo, ovvero voti che finiscono «a destra. Come ha dimostrato il voto francese. Per questo bisogna pensare anche ai giovani, mettendo fine agli stage gratuiti. Il primo lavoro di un ragazzo dev’essere ben pagato, non si può arrivare poveri e precari oltre ai trent’anni, altrimenti non chiediamoci da dove arriva la denatalità».

Poi ci sono le questioni che riguardano i diritti. Domani arriva in aula lo Ius scholae. Per Letta, «è un grande obiettivo finalmente a portata di mano e per me la priorità è che venga approvato. Per questo sono pronto ad abbassare qualunque tono polemico. Lo sostiene un fronte trasversale, è un tema che va deideologizzato e che va portato fino in fondo tutti insieme. Sarebbe crudele nei confronti di quegli oltre 800mila ragazzi se in questa legislatura non riuscissimo ad approvarlo».

E sull’aggressione russa in Ucraina, «c’è una stanchezza delle opinioni pubbliche che sta venendo fuori. Per questo bisogna essere molto uniti e molto forti sulla questione gas». E ancora: «Siamo noi occidentali e sono gli organismi internazionali a dover combattere la fame e la crisi del grano. Altrimenti quei Paesi diranno: a me della causa interessa poco, è colpa dell’Ucraina e di chi la aiuta se mi impoverisco».

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