Fallimento grillinoSecondo Giuseppe Conte, i Cinque Stelle pagano l’appoggio a Draghi

«Avendo appena girato l’Italia, posso dire di aver riscontrato che molti vivono con sofferenza il nostro appoggio al governo», spiega. Ma «non staccheremo la spina». Poi se la prende con gli attivisti che hanno fatto per due volte ricorso contro la sua elezione. Per colpa loro, «non abbiamo ancora avviato la costituzione dei gruppi territoriali e dei referenti territoriali»

(La Presse)

I Cinque stelle non hanno mai brillato alle amministrative, ma questo è il peggior risultato di sempre. Il consenso raccolto nelle grandi città, in media, è del 2,1%. Il leader grillino Giuseppe Conte in un colloquio con La Stampa analizza la sconfitta. «Non sono qui per nascondermi», dice. «I dati che emergono sono dati che non ci soddisfano».

Il Sud doveva essere un fortino e Palermo è forse la delusione più forte. Il caso dei seggi rimasti chiusi è «grave», dice Conte. «Non metto un’ipoteca su quei voti persi, ma se ci saranno gli estremi, faremo ricorso».

Questa débâcle, assicura, non avrà però riflessi negativi né sul governo né sull’alleanza con il Pd. Ma Conte ammette che un pezzo di sconfitta nasce anche dalla scelta di restare in maggioranza: «Avendo appena girato l’Italia, posso dire di aver riscontrato che molti vivono con sofferenza il nostro appoggio al governo Draghi».

Però poi precisa che «dopo aver fatto finora un percorso di responsabilità, non si può pensare che di fronte a un’insofferenza o a un risultato elettorale che non ci soddisfa, noi decidiamo di staccare la spina all’esecutivo». E scaccia l’ipotesi di ripercussioni sul progetto con i Dem: «Non c’è un problema di alleanze», mette in chiaro.

E a chi, nelle file del Pd, brinda e gongola di fronte alla prospettiva di sganciarsi dai Cinque stelle per abbracciare altre forze, come quella di Carlo Calenda, ribatte: «Le reazioni di alcune correnti interne al Pd non tengono conto dell’orizzonte politico nazionale. Non è il risultato alle amministrative che può essere determinante per questa alleanza».

Conte ammette che in primis bisognerà risolvere le grane che ha in casa: «Il problema è nostro, interno. Si deve fare ammenda e ammettere che siamo in ritardo nel lavoro sui territori». E riconosce che i dissidi con Luigi Di Maio dopo la partita del Quirinale e gli ultimi inciampi giudiziari «hanno frenato la fase due del nostro progetto, ma ora il Movimento si deve rilanciare».

Se la prende poi con gli attivisti che hanno fatto per due volte ricorso contro la sua elezione. Per colpa loro «non abbiamo ancora avviato la costituzione dei gruppi territoriali e dei referenti territoriali. Non abbiamo nemmeno un’anagrafe degli attivisti». L’ex premier, nel suo tour, si è reso conto che la struttura del Movimento a livello locale è inesistente. La sentenza del tribunale di Napoli, attesa nei prossimi giorni, potrebbe decapitare per la seconda volta i vertici del partito.

Conte si mostra ottimista: «Non ci aspettiamo da Napoli una novità negativa». E in ogni caso, «ci siamo preparati, in sicurezza».

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