Polvere di stelleDi Maio si sta cacciando da solo dal Movimento, dice Conte

L’ex premier ipotizza il trasloco del ministro degli Esteri nel nuovo centro. La scissione potrebbe avvenire il 21 giugno quando Mario Draghi sarà in Parlamento e la maggioranza dovrà votare una risoluzione in cui il leader grillino vorrebbe inserire lo stop all’invio di altre armi all’Ucraina

I Cinque Stelle non sono mai andati così male. Non si può stare al governo e poi attaccarlo. Basta imitare Salvini. Le parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio segnano ufficialmente l’apertura dello scontro interno al Movimento tra l’ex leader grillino e l’attuale capo politico Giuseppe Conte dopo il flop alle urne delle ultime elezioni amministrative.

«Da lui lezioni sulla democrazia interna fanno ridere», ribatte Conte. Che in un colloquio con La Stampa poi assicura: «Non lo cacciamo via», perché «in realtà Di Maio si sta cacciando da solo».

Conte aveva notato, in mattinata, la dichiarazione con cui il senatore del Pd Andrea Marcucci benediva la possibilità di un’alleanza con «un Movimento di Di Maio». I suoi collaboratori gli avevano portato l’agenzia. E l’ex premier unisce i puntini: «È un assist centrista, un bacio telematico. Si parla di movimenti al centro, si vedrà cosa succederà».

L’ex premier è convinto che Di Maio elettoralmente non abbia peso, spiega La Stampa. Ma potrebbe entrare nel grande centro.

Intanto l’ipotesi di una scissione è davvero concreta. E si potrebbe consumare il 21 giugno, quando Mario Draghi sarà in Parlamento e la maggioranza dovrà votare una risoluzione in cui Conte vorrebbe inserire lo stop all’invio di altre armi all’Ucraina.

Conte però assicura che non ci sarà nessuna crisi di governo: «Macché usciamo! È vero, tutti mi chiedono di farlo, ma io non sono uno che gioca partite doppie. E vi sembro poi un antiatlantista e antieuropeista? Non lo sono affatto e non lo sono mai stato».

I rapporti con palazzo Chigi però sono ridotti al minimo: «Il problema vero, con Draghi, è che manca una dialettica politica. Noi abbiamo un gigantesco problema di politica economica, ma che cosa vuole fare il governo, qualcuno lo ha capito? Io no, perché Draghi non lo spiega». Per Conte, sopra ogni cosa, «manca un luogo nel quale discutere. Ormai sono saltate anche le cabine di regia, mentre c’è una recessione alle porte. È questa una sana democrazia?». Poi assicura: «Io non ce l’ho con Draghi, ma lui deve ascoltarci e trovare luoghi nei quali questa dialettica politica si deve sviluppare, perché altrimenti, così, non possiamo andare avanti».

Conte a La Stampa non nasconde che «abbiamo avuto una scarsa performance elettorale alle Amministrative, su questo non ci sono dubbi». Però, aggiunge, «abbiamo studiato un’analisi molto approfondita del voto e quello che viene davvero fuori con forza è il peso dell’astensionismo», dice. Un peso che grava soprattutto sulle spalle dei Cinque stelle: «I nostri elettori sono i più astensionisti, rispetto a tutti gli altri partiti, ma questo è un problema che riguarda tutta la nostra democrazia».

Nel frattempo, per riallacciare i fili tra Conte e Di Maio interviene anche Beppe Grillo. Nel primo pomeriggio ha chiamato Conte, al quale avrebbe detto: «Se non vuoi ricucire con Luigi, ne hai tutto il diritto, ma preparati alle conseguenze. La responsabilità è tua».

 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter