Le restituzioni scomparseAi Cinque Stelle mancano 2 milioni di euro, 90 parlamentari non versano più

Circa un terzo degli eletti del M5S versa le somme a singhiozzo oppure ha smesso direttamente di farlo. Contano i dissidi interni, ma anche il fatto che in pochissimi hanno la possibilità di essere rieletti, visto il taglio dei parlamentari e il calo di consensi. La tentazione di tenersi tutta l’indennità è altissima

Mauro Scrobogna /LaPresse

Circa 2 milioni di euro. È tempo di bilanci per i grillini. Ed è questa la cifra, secondo il tesoriere dei Cinque Stelle Claudio Cominardi, che manca al Movimento in seguito allo stop nelle restituzioni di parte dello stipendio di deputati e senatori – come riporta Repubblica.

Ogni mese è previsto che i parlamentari Cinque Stelle versino 1.000 euro al partito, una pratica comune a tutte le formazioni politiche per autofinanziarsi. Altri 1.500 euro invece vanno indirizzati al cosiddetto fondo restituzioni, un conto corrente gestito dai capigruppo. Di volta in volta gli iscritti sono chiamati a decidere dove destinarli. L’ultima volta, ad esempio, 75mila euro furono destinati all’associazione papa Giovanni XXIII, per pagare viaggio e accoglienza di 63 bambini ucraini.

Il problema è che circa un terzo degli eletti del M5S versa le somme a singhiozzo oppure ha smesso direttamente di farlo. Sarebbero 80-90 persone quelle coinvolte. «Pende anche la questione della legittimità degli attuali vertici politici, quindi sul fatto se siano titolati o meno a spenderli: quando verrà chiarita una volta per tutte la vicenda giuridica al tribunale di Napoli allora sarà diverso. Oggi non c’è il clima di fiducia necessario, dal punto di vista politico, amministrativo e legale», dice uno dei parlamentari morosi.

La consulenza da 300mila euro a Beppe Grillo non è andata giù a parecchi. Poi c’è la scelta della sede nella costosa via di Campo Marzio a Roma. Ma probabilmente la ragione principale è la più semplice: considerato che in pochissimi hanno la possibilità di essere rieletti, visto il taglio dei parlamentari e il calo di consensi del Movimento, la tentazione di tenersi tutta l’indennità è altissima.

Nei mesi scorsi, Giuseppe Conte ha fatto un’infornata di nomine interne ratificate online, tra vicepresidenti, responsabili e membri dei comitati quasi 100 persone. Tra i requisiti necessari per ottenere la carica, c’era quella di essere in regola con i versamenti. Insomma, almeno su quei nomi c’è la ragionevole certezza che non siano “morosi”.

«Non sono preoccupato perché il bilancio è in attivo», rassicura l’ex presidente del Consiglio. «Ovviamente il tema delle restituzioni esiste, l’affronteremo, ma molto serenamente perché per me gli impegni presi coi cittadini hanno, al di la dell’aspetto giuridico, un alto valore etico».

Non sarebbero previste espulsioni, almeno sul breve termine. A Napoli a giorni è atteso un primo verdetto e tutti i procedimenti disciplinari sono congelati. Domani è invece previsto il ricorso davanti ai giudici di Napoli sulla seconda votazione per il nuovo statuto del Movimento che ha portato alla presidenza di Conte.