Mujer en jefeLa lamentazione ideologica della sovranista Meloni

La leader di Fratelli d’Italia si lamenta perché i politici di sinistra hanno criticato il suo comizio in Andalusia. Ma non è colpa di nessuno se lei propone un’idea d’Italia statalista e vittimistica che imputa il proprio declino alle cospirazioni altrui

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Non è colpa di nessuno se nell’avvicendamento in campo destro si è passati dai comizi Rosario&Mojito di Capitan Ruspa a quelli della patriota-madre-bianca-cristiana in versione neo-querelante perché l’Italia delle famiglie innaturali e immigrazioniste, pervertita dai disegni delle multinazzionali con due zeta, è rimasta un po’ così, in choc da decibel castigliano, nel sentirla snocciolare le purezze dell’alternativa de destra, i punti capitali del conservatorismo inclusivo che oppone alla nefandezza progressista il corteo delle prefiche di Giorgio Almirante, i liberali in diaspora dalle cene eleganti e la meglio gioventù di Casa Pound.

Non è colpa dell’informazione nemica, che anzi da un annetto in qua si affanna a modellarne la sagoma presentabile, se la leader di Fratelli d’Italia sceglie con giudizio inossidabile e con perizia indiscutibile di riproporre un’idea d’Italia arretrata in parata statalista, codina, rabbiosa di un’autocommiserazione stracciona che imputa il proprio declino alle cospirazioni altrui e alla soperchieria egemonica di una sinistra con cui compete con identico protocollo illiberale.

Non è colpa delle fesserie arcobaleno se a giustapposizione del ddl Zan insorgono, du côté de chez Giorgia, la poetica da Family Day e l’apologia dei bei tempi andati in cui le radici cristiane davano sano insegnamento sulla patologia omosessuale e sul maligno insito nell’uso del profilattico.

Non è colpa dell’odio di sinistra se la destra si abbandona alla sloganistica anni Venti dell’Italia ingiustamente e doppiamente assediata dallo stupratore africano e dall’usuraio apolide, l’uno e l’altro prominenti nei tweet che soprassiedono quando lo stupro è fatto da un inappuntabile cresimato e quando i soldi dei contribuenti finiscono nell’ineccepibile tramoggia degli italianissimi carrozzoni pubblici.

Non è colpa delle architetture immigrazioniste se le pretese di soluzione della destra precipitano in modo elettoralmente efficace ma civilmente indegno nella ricetta Legge&Ordine, una semplice vergogna nel Paese in cui l’illegalità e il disordine costituiscono esattamente la greppia che alimenta generazioni di italianissimi e battezzatissimi parassiti senza che l’emergenza rigonfi le arterie comizianti della Mujer en jefe.

Se poi la destra della signora Meloni vuol fare anche l’ultimo errore, e cioè obiettare che questi rinfacci le vengono da un pregiudizio di sinistra, si accomodi. Magari senza affaticare i tribunali con simili lamentazioni.