Ius scholae e cannabisSalvini dice che la Lega non può accettare le forzature di Pd e Cinque Stelle

«Invece di lavorare in Parlamento sull’aumento di stipendi di pensioni, legalizzano droghe e regalano cittadinanze facili», spiega. «Aggiungo che la profonda crisi dei grillini ha coinvolto anche il premier e rischia di aumentare le fibrillazioni. Questo governo non è nato per spalancare le porte ai 27mila clandestini sbarcati fino a ora»

(La Presse)

Matteo Salvini ha convocato i suoi deputati perché la Lega «non sembra più disposta a collaborare con Pd e 5Stelle». E il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha detto che «così non si va avanti». Il casus belli sono la calendarizzazione del provvedimento sullo ius scholae per i figli degli immigrati e l’approdo alla Camera della proposta di legge di PiùEuropa sulla cannabis, che stabilisce che si possano coltivare in casa per uso personale fino a un massimo di quattro piante.

«Questa iniziativa di Pd e 5 Stelle, unita alla cittadinanza facile per gli immigrati, è un grave attacco al governo e crea una spaccatura drammatica fra le forze che sostengono Draghi», dice Salvini al Corriere. «Mentre alla Camera la sinistra ha deciso di imboccare questa strada pericolosissima, in commissione al Senato noi abbiamo approvato l’equo compenso atteso dagli ordini professionali. C’è una bella differenza».

Salvini ha parlato di «giornata spartiacque». C’è chi dice che sia cominciata l’operazione di sganciamento dal governo Draghi. «È l’ultima cosa che vorremmo, per questo osserviamo con preoccupazione le continue provocazioni di Pd e Cinque Stelle», commenta il leader leghista. «Invece di lavorare in Parlamento sull’aumento di stipendi di pensioni, legalizzano droghe e regalano cittadinanze facili. Aggiungo che la profonda crisi dei grillini ha coinvolto anche il premier e rischia di aumentare le fibrillazioni. Questo governo non è nato per spalancare le porte ai 27mila clandestini sbarcati fino a ora. Attendiamo da tempo il patto fiscale per 20 milioni di italiani ostaggio di Equitalia e a gennaio non potremmo tollerare il ritorno alla legge Fornero».

Salvini rincara la dose e dice: «Legalizzare le droghe sarebbe una follia: non riduce la criminalità, anzi rafforza le organizzazioni criminali che potranno agire alla luce del sole, ha effetti pesanti sulla salute dei giovani favorendo l’ingresso dei ragazzi nel mondo della droga, sono inoltre note le conseguenze negative sulla salute di un uso abituale: riduzione del quoziente intellettivo, deficit di attenzione, ridotta capacità di reazione, psicosi. La droga è morte, non esistono droghe buone, adesso dovremmo addirittura permettere la coltivazione della droga a casa e diminuire le pene?».

E lo Ius scholae? «I dati Istat dimostrano una devianza molto elevata fra i giovani immigrati, notevolmente superiore rispetto ai coetanei italiani come dimostrano i recenti fatti di cronaca, per esempio a Desenzano», risponde Salvini. «Le percentuali di devianza e le differenze rispetto agli italiani si riducono invece notevolmente dopo i 45 anni. Ciò significa che è necessario un vero percorso di integrazione. La cittadinanza va meritata non regalata. In caso contrario si rischia di aumentare la disgregazione sociale».

Salvini sposta il discorso su altro. E anche questa volta dice che non è il momento di parlare di cittadinanza: «Gli italiani vogliono risposte su lavoro, costi dell’energia, inflazione che erode pensioni e salari, abbattimento del carico fiscale, liberazione dai lacci burocratici, lotta alle varie gang criminali che imperversano sempre più nelle nostre città. Bloccare il Parlamento per votare ius scholae e droga libera è contro gli interessi del Paese. Siamo stati fin qui molto responsabili: dalla guerra alla pandemia alla riforma fiscale, pur facendo valere le nostre posizioni. La dialettica è il sale della democrazia. Non possiamo però accettare una forzatura che rischia di danneggiare l’Italia e gli italiani».

E se nel governo sale la tensione, nella stessa Lega Salvini non se la passa bene. Dopo il disastro delle amministrative, ci sarebbe dovuto essere un congresso per togliere il nome del leader Salvini dal logo della Lega, racconta Repubblica. Ma il blitz sarebbe stato bloccato per garantire la ricandidatura di Attilio Fontana in Lombardia.

E nella coalizione di centrodestra le cose non vanno meglio. Giorgia Meloni ha detto che il summit del centrodestra lo si può fare anche a casa di Salvini. «Troviamoci, anche domani, a casa mia a Milano. Purtroppo la vedo difficile perché sto in un bilocale», risponde il leader della Lega.