Giri di boaBreve storia del brindisi italiano per eccellenza

Le bollicine made in Trento spengono 120 candeline e per l’occasione un francobollo celebra l’avventura della storica cantina fondata da Giulio Ferrari nel 1902

«Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi veramente possederlo». Questa frase di Wolfgang Goethe riassume bene lo spirito con cui la famiglia Lunelli e tutto il team Ferrari ha festeggiato nei giorni scorsi i 120 anni dell’azienda.

Una grande festa organizzata da Ferrari Trento nella cinquecentesca Villa Margon per celebrare i traguardi di un brand storico a cui Poste Italiane ha dedicato anche un francobollo: stampato in 500 mila esemplari, verrà distribuito a livello nazionale per tre mesi, per poi entrare a far parte del museo di Poste Italiane tra “le eccellenze del sistema produttivo ed economico”.

Calici di storia
È il 1902 quando il giovane Giulio Ferrari, classe 1879, fonda a Trento quella che chiamerà “Fabbrica Champagne G. Ferrari e C.ie”. Di famiglia nobile, Giulio decide di frequentare, dopo la scuola enologica di San Michele all’Adige e quella di Geisenheim in Germania, l’École Supérieure Agronomique di Montpellier. In una cantina a Epernay, la “patria” dello Champagne, il giovane ha l’intuizione che cambierà il volto vitivinicolo della sua terra di origine.

Inizia a piantare le prime barbatelle di Chardonnay nel suo Trentino, allora parte dell’Impero Austro-ungarico e definito da Goethe “il più bel giardino vitato d’Europa” e a diffonderle poi, con la sua attività di vivaista, nel resto d’Italia.

Il sogno di Giulio è produrre bollicine in grado di competere con i migliori Champagne. Le prime selezionatissime bottiglie nel 1906 ottengono una Medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Milano e già si brinda con Ferrari il 27 aprile 1924 nella visita di Sua Altezza Reale Principe Umberto in Trentino, terra riannessa, con la fine della Prima guerra mondiale, all’Italia.

Quando, nel corso della Seconda guerra, Trento viene bombardata, Giulio decide di trasferirsi nella dimora di famiglia in campagna, a Calceranica, ma prima di farlo fa murare l’ingresso della cantina. La troverà intatta al suo ritorno nel 1945, accorgendosi con sorpresa che le sue bollicine avevano resistito perfettamente ai lunghi anni di invecchiamento. Nasce così, involontariamente, la prima “riserva”.

In quegli anni, poco distante da via Belenzani, nel palazzo dove nascono le bollicine Ferrari, si trova l’Enoteca Lunelli, aperta da Bruno Lunelli nel 1927, che ha in distribuzione pressoché esclusiva nell’area cittadina il “Gran Spumante Ferrari” (dal 1947 per disposizioni legislative non poteva più chiamarsi Champagne).

Bruno, appassionato del suo lavoro e altrettanto delle bollicine Ferrari, quando scopre che il “sior” Giulio, senza figli, vuole cedere l’azienda, non esita a farsi avanti. La cifra richiesta, però, è davvero importante a fronte di una produzione annua di meno di 10 mila bottiglie e circa il triplo a riposare in cantina, la sua consulenza “vita natural durante” e l’assunzione dei due fidati collaboratori: il cantiniere Lazzeri e il contabile Panciera.

Pur non possedendo quella fortuna, Bruno è determinato ad acquisire l’azienda che da sempre lo appassiona, e se la aggiudica per quasi 30 milioni di lire, firmando “una montagna di cambiali”.

Così dal 1952, la storia delle Cantine Ferrari diventa anche quella della famiglia Lunelli. Bruno lavora fianco a fianco a Giulio, aumenta subito la produzione a 20 mila bottiglie – senza per questo scendere a compromessi con la qualità – e in due anni ripaga i suoi debiti.

Nel 1965, quando Giulio muore, all’età di 86 anni, la produzione superato le 80 mila bottiglie, ragion per cui la cantina si trasferisce in uno spazio più grande, in via Verdi.

Se Giulio era il nobiluomo con il pallino per la qualità, quello che compra una dosatrice in argento massiccio (la macchina per aggiungere la liqueur d’expedition prima della tappatura definitiva, tuttora custodita in cantina) e centellina le sue bottiglie a chi ne richiede l’acquisto, Bruno è “l’imprenditore”, colui che comprende l’importanza di non prescindere mai da una produzione d’eccellenza, ma che si dà subito da fare per cambiare passo dell’azienda.

Nato da una famiglia che, come tante, dopo la Prima guerra si ritrova sul lastrico, Bruno, classe 1906, inizia a lavorare come garzone di bottega della Drogheria Battisti, genitori del famoso Cesare. Nel giro di pochi mesi Bruno diventa capo dei commessi e nel 1927, dopo due anni di servizio militare, decide di aprire una sua attività, il primo banco di vini da asporto di Trento: una bella scommessa in anni in cui ogni famiglia si produceva in casa il proprio vino.

Nel 1934 sposa Elda Prada e la famiglia cresce: arrivano Franco (1935), Giorgio (1937), Gino (1939), Carla (1945) e Mauro (1948).

Il passaggio di testimone
Nel 1969 Bruno, a 63 anni, decide di passare il testimone ai figli con queste parole: «Giovanotti, quel che ho fatto ho fatto; perciò passo la mano e cedo la Ferrari a voialtri. Se mai un giorno aveste bisogno di una parola saggia, dell’esperienza di un vecchio o di una firma di garanzia in banca, sapete dove trovarmi”. Morirà pochi anni dopo, nel 1973.

La seconda generazione dei Lunelli è quella della crescita esponenziale, che dal 1962, quando le bottiglie erano 60 mila, arriva già nel 1981 al milione. Nasce una nuova cantina, nel 1971, a Ravina, alle porte di Trento, un edificio in legno che non passa inosservato a chi percorre l’autostrada del Brennero. Nel 1992 si aggiunge un avveniristico edificio in vetrocemento, che amplia lo stabilimento a un ettaro di sede fuori terra e tre
ettari di cantine sottoterra.

Nel 1993 arriva la prima DOC in Italia dedicata esclusivamente al Metodo Classico, Trentodoc. Gli anni Settanta e Ottanta per Ferrari sono quelli della crescita, non solo produttiva, ma anche di prestigio: mentre Mauro negli anni dà vita a etichette che hanno fatto la storia delle bollicine italiane, Gino, Cavaliere del lavoro dal 1987, porta il Ferrari tra “i grandi”, facendo brindare Capi di Stato, artisti del calibro di Andy Warhol, sportivi e star del cinema.

Nel 1969 Mauro comincia a elaborare il primo Rosé, di cui produce solo 120 bottiglie, presentate per la prima volta in occasione delle sue nozze, nel 1972. Nel 1971 crea il Ferrari Brut de Brut, un grande successo che dura ancora oggi con il nome di Perlé, un millesimato assemblaggio di vari vini base, provenienti dai vigneti di proprietà, che si contraddistingue per l’armonia.

Nel 1972 Mauro mette da parte, in gran segreto, 5 mila bottiglie di una cuvée speciale, le cui uve Chardonnay arrivavano da un terreno acquistato da poco, Maso Pianizza, ancora oggi un vigneto iconico e dalla straordinaria vocazione. La sua convinzione è che uve di qualità possano dar vita a bollicine molto longeve e il tempo gli dà ragione: la nuova riserva nasce nel 1980, dedicata a Giulio Ferrari. La “Riserva del Fondatore” rimane la bollicina italiana più premiata di sempre.

È il presidente Sandro Pertini a introdurre Ferrari al Quirinale al posto dello Champagne e la lista degli estimatori illustri cresce. Tra questi, Sua Maestà la Regina Elisabetta d’Inghilterra nel 1980, in un pranzo in suo onore organizzato al Quirinale.

Solo due anni dopo, nel 1982, si brinda con Ferrari in campo allo Stadio Bernabeu di Madrid alla indimenticabile vittoria dei Mondiali di Calcio da parte dell’Italia. Un brindisi storico, tra i tantissimi che si sono succeduti fino a oggi nel mondo dello sport, dalle Olimpiadi ai Mondiali di Sci, fino all’avventura di Luna Rossa Prada Pirelli per la 36° America’s Cup e alla Formula 1, di cui Ferrari è il brindisi ufficiale dal 2021.

Nel 1989 Villa Margon viene acquisita dal barone Teofilo Alessandro Salvadori che cerca qualcuno che garantisca la conservazione della cinquecentesca magione, definita la più bella villa extra moenia dell’arco alpino. La famiglia Lunelli la riporta all’antico splendore e ne fa la sede di rappresentanza del Gruppo.

Ferrari Trento oggi
Negli anni Novanta fa il suo ingresso in azienda anche la terza generazione di famiglia. Il primo è Marcello, che a fine ’90 affianca lo zio Mauro in cantina. Arrivano poi negli Anni 2000 Matteo, Camilla e Alessandro. Nel 2011 si completa il passaggio generazionale avviato nel 2005, quando Gino Lunelli lascia la presidenza a Matteo, oggi anche amministratore delegato di Ferrari Trento.

Come il padre Bruno, anche Franco, Gino e Mauro decidono di dare spazio alla nuova generazione e vengono sottoscritti dei “patti di famiglia”, per rendere il passaggio generazionale ancora più fluido e per disciplinare i rapporti tra impresa e famiglia. Matteo, presidente e amministratore delegato; Marcello, enologo e vicepresidente; Camilla, direttrice della comunicazione e delle relazioni esterne e Alessandro, responsabile dell’Ufficio Tecnico nonché di altre attività del Gruppo.

L’azienda riprende un percorso di crescita significativo con importanti investimenti in cantina e in campagna volti all’innovazione e alla ricerca dell’eccellenza in ogni dettaglio.

La qualità delle etichette Ferrari Trentodoc è sempre più riconosciuta dagli opinion leaders di tutto il mondo. Basti citare la vittoria per ben 4 volte del titolo di Produttore dell’anno a “The Champagne & Sparkling Wine World Championship”, la più autorevole competizione al mondo dedicata alle bollicine.

L’impegno verso la sostenibilità in vigna ha portato a sviluppare nel 2014, in collaborazione con la
Fondazione Mach, il protocollo “Il Vigneto Ferrari – per una viticoltura di montagna salubre e sostenibile” applicato a tutti i conferenti di uva. I vigneti di proprietà sono certificati “biodiversity friend” dal 2015 e biologici dal 2017.

Un lavoro di anni che Ferrari Trento ha sintetizzato a partire dal 2020 in un Report di Sostenibilità. Del 2022, con riferimento ai valori 2021, è la certificazione di Carbon Neutrality scope 1, 2 e, parzialmente, 3, che dimostra l’impegno verso pratiche sostenibili anche in fase produttiva. L’obiettivo, che rende pari a zero l’impatto climatico delle emissioni dirette dell’azienda, è stato raggiunto grazie a una serie di scelte, avviate da anni, volte alla riduzione delle emissioni, fra cui la realizzazione di un parco fotovoltaico sul tetto della cantina e l’acquisto di energia elettrica unicamente da fonti rinnovabili, unite a un’attività di compensazione con crediti carbonici certificati.

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