Lo scacchiere da comporreCalenda dice no a un’ammucchiata anti-sovranisti guidata dal Pd

«Per carità, se si liberano di certe frattaglie a sinistra, se dicono sì ai rigassificatori e ai termovalorizzatori...», spiega il leader di Azione. «Ma la vedo dura. Anche perché la linea del Partito democratico non si capisce. Noi vogliamo creare un vero fronte repubblicano, europeista, pragmatico, che punta a risolvere le cose. E le soluzioni non sono né di destra né di sinistra»

«Io a fare l’ammucchiata contro i sovranisti non ci sto». Lo dice a Repubblica il leader di Azione Carlo Calenda, mentre altrove si immaginano già grandi rassemblement elettorali in vista della tornata elettorale del 25 settembre. «Se vogliono l’Unione bis, facciano pure. Senza di noi».

Non basta insomma che il Pd molli i Cinque Stelle di Giuseppe Conte. Nel nuovo schema del post-Draghi, Calenda capta il possibile corteggiamento del Pd, che nei prossimi giorni potrebbe farsi insistente. «Ma per ora non mi hanno fatto nemmeno una telefonata. Mi ha chiamato solo il sindaco di Firenze, Dario Nardella, persona che stimo». E dunque, dice: «Hic manebimus optime». Che vuol dire: «Qui staremo benissimo».

E poi chiede: «Ma lei è sicuro che il Pd correrà senza Cinque Stelle?». Calenda non ne è sicuro. «Domani ci saranno le primarie Pd-M5S in Sicilia», dice. «Il senatore Luigi Zanda ha parlato di alleanza elettorale per settembre. Nel Pd c’è gente che ancora oggi si riconosce in Conte più che in Draghi, vedi Goffredo Bettini». Insomma, «ad oggi le condizioni non ci sono».

Il problema per Calenda non sono solo i grillini. «Se nella coalizione ci sono anche persone come Nicola Fratoianni o come Angelo Bonelli, che hanno marciato contro il rigassificatore di Piombino, di che parliamo?», dice. «Magari candideranno anche Luigi Di Maio, uno che ieri si è dato la zappa sui piedi da solo, dicendo che non ce la faremo a ottenere i fondi del Pnrr… L’agenda Draghi non è che si fa solo a parole, come posizionamento tattico. Si fa sui contenuti. Letta è contrario a investire sul gas egiziano, noi no. Noi vogliamo una profonda revisione del reddito di cittadinanza, con le agenzie private e la perdita del sussidio dopo il primo rifiuto. Loro no. Quindi ripeto: di che parliamo?».

Nemmeno uno spiraglio? «Per carità, se si liberano di certe frattaglie a sinistra, se dicono sì ai rigassificatori e ai termovalorizzatori… Ma la vedo dura. Anche perché la linea del Pd non si capisce. Noi vogliamo creare un vero fronte repubblicano, europeista, pragmatico, che punta a risolvere le cose. E le soluzioni non sono né di destra né di sinistra».

Ma così non si rischia di consegnare il Paese a Giorgia Meloni e Matteo Salvini? «Se noi prendiamo il 10% blocchiamo il governo di Meloni e si creerà una maggioranza Ursula, per fare davvero l’Agenda Draghi», risponde Calenda. «Magari proprio con Draghi, mi piacerebbe potesse tornare. Anche se è difficile che lo faccia solo con una mano di bianco».

E sui transfughi di Forza Italia, dice: «Mariastella Gelmini è stata molto coraggiosa e non da ieri. È stata l’unica in Forza Italia ad avere detto che le frasi di Berlusconi su Putin erano vergognose. Mi piacerebbe se venisse venisse in Azione. Del resto il nostro obiettivo è riunire riformisti, liberali e popolari».

Mentre su Giancarlo Giorgetti, dice: «Sono molto deluso. Non fai il governista e poi al dunque dici: se c’ero dormivo».

Manca un mese alla consegna delle liste. Calenda dove si candiderà? «A Roma. Anche al collegio Roma 1, uninominale». Quello che è roccaforte del Pd, dove da candidato sindaco ha sfiorato il 30% a ottobre 2021.

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