GeografikaIl ciclo dell’acqua nella Pianura Padana spiegato passo passo

Il corso del Po, i ghiacci delle Alpi, le piogge, le risorgive e le falde sono tutti tasselli che vanno a comporre un mosaico unico. Una ricchezza che rischiamo di perdere per incuria e miopia

L’acqua è una risorsa che i geografi definiscono “rinnovabile ma finita”: il ciclo dell’acqua (proprio quello che abbiamo studiato tutti alle elementari) garantisce un perenne rigenerarsi dell’elemento fondamentale per la vita; un elemento che è tuttavia presente in quantità non illimitate.

Non è possibile, almeno per ora, produrre altra acqua oltre a quella esistente in natura.

Non solo: l’acqua è distribuita in maniera decisamente iniqua sulla superficie del pianeta. È la quantità di acqua a disegnare l’aspetto di paesaggi inconfondibili, dalle rigogliose foreste pluviali agli aridi deserti.

In Italia la distribuzione di questo bene non è certo omogenea: le attività economiche, l’agricoltura, l’allevamento, l’industria, così come la distribuzione degli abitanti e la densità degli insediamenti sono stati condizionati dall’abbondanza o dalla scarsità di acqua. E la regione che è stata maggiormente favorita da questa ricchezza è quella che si stende ai piedi delle Alpi, la Pianura Padana.

La generosità del corso del Po è frutto dei suoi affluenti che, da destra e da sinistra, alimentano il grande fiume, nella cui maestosità il regime pluviale e quello fluviale si alternano e si completano: da Nord i ghiacciai alpini assicurano (o almeno assicuravano) un apporto consistente in primavera e in estate, allo sciogliersi dei ghiacci; mentre in autunno e in inverno i fiumi appenninici si gonfiano di piogge e portano a valle la loro piena.

Acqua per coltivare
Quella che noi chiamiamo Pianura Padana non è in realtà perfettamente pianeggiante: una leggera pendenza porta la sua altitudine a diminuire da Ovest a Est, ma anche da Nord e da Sud verso il centro.

Tale doppia pendenza permette alle acque, che altrimenti ristagnerebbero, di fluire verso il mare. Anche per questo si è soliti dividere il territorio in alta pianura e bassa pianura: accanto all’altitudine a definire le due fasce è la composizione dei terreni. I fiumi, nel loro correre a valle, depositano in prima battuta i ciottoli e le ghiaie, grossi e pesanti, poi i materiali più sottili e leggeri, come le sabbie e le argille.

L’alta pianura, formata da terreni ghiaiosi, si estende ai piedi delle Alpi e degli Appennini; la bassa pianura, in prossimità del Grande Fiume e del mare, è costituita da sabbia e argilla. Ne deriva il fatto che l’alta pianura ha terreni permeabili, che lasciano filtrare l’acqua, facendola scendere in profondità: il suolo qui è piuttosto arido, povero di vegetazione nonostante la piovosità elevata.

Nella bassa invece la terra compatta e impermeabile trattiene le acque ed è più favorevole alla vegetazione e quindi alla coltivazione. Il confine tra le due zone è segnato, a Nord come a Sud del Po, dalla linea delle risorgive: penetrando nell’alta pianura nel sottosuolo a causa della permeabilità, le acque scorrono in profondità lungo le rocce sottostanti, secondo la pendenza; ma quando incontrano i suoli impermeabili della bassa, tornano in superficie, in base al principio fisico dei vasi comunicanti.

Questo fenomeno dà vita alle risorgive o fontanili: vasche spesso nascoste da una verdeggiante vegetazione acquatica, in parte scavate artificialmente, da cui zampillano sorgenti che si mantengono a temperatura costante durante tutto l’anno. Il segreto della ricchezza agricola della regione padana è tutto qui. Dalle vasche infatti l’acqua viene incanalata e usata per l’irrigazione.

Acqua da bere
L’alternanza di suoli permeabili e impermeabili è alla base di un altro fenomeno caratteristico della pianura Padana: le falde freatiche, depositi di acqua filtrata dalle ghiaie che, presenti a profondità modeste, consentono uno sfruttamento costante per l’approvvigionamento umano.

Gli abitanti dell’alta pianura sono tra i pochi fortunati al mondo a poter bere acqua di falda. Un’acqua naturalmente pura e abbondante, almeno fino a qualche tempo fa. È quell’acqua di Milano che tante volte abbiamo sentito definire buona e abbondante.

Ma la ricchezza idrica delle falde non è infinita: se la quantità di acqua prelevata è maggiore di quella che arriva alla falda dalle piogge o dallo scioglimento dei ghiacci, il livello diminuisce. E se la velocità con cui preleviamo questa acqua è eccessiva, rischiamo di esaurirla.

Non solo: il continuo costruire e cementificare causa tempi più lunghi nell’assorbimento dell’acqua da parte del terreno, coperto da strati di bitume impermeabile. Già sotto il centro di Milano il livello della falda freatica cui attingono i pozzi si è abbassato notevolmente.

Lo spreco che si fa quotidianamente di acqua in una delle regioni che ne sono più ricche si associa quindi alla frenesia edilizia nell’impoverire un patrimonio che per secoli è stato alla base dello sviluppo umano ed economico del territorio.