Mi si nota di più seDopo lo strappo, i Cinque Stelle temono il voto e fanno dietrofront

Quindi, quando Draghi mercoledì prossimo si presenterà in Parlamento per riferire sulla crisi e verificare l’esistenza di una maggioranza a suo sostegno, avrà la fiducia dei grillini. Lo scenario peggiore per Conte sarebbe andare alle urne, soprattutto dopo aver compromesso l’alleanza con il Partito democratico

(La Presse)

Mi si nota di più se sto dentro il governo, o se esco per poi rientrare? E se rientro per poi uscire di nuovo? Le cronache del «situazionismo» dei Cinque Stelle, come lo chiama Huffington Post, sono all’insegna del caos. I senatori grillini non votano la fiducia al decreto aiuti, perché c’è dentro l’inceneritore di Roma. Però rimangono in aula, «perché vogliamo dimostrare che noi non siamo contro il governo».

E anche se nessuno dei grillini lo dice apertamente, la speranza in fondo – scrive La Stampa – è che il presidente del Consiglio Mario Draghi alla fine ci passi sopra e vada avanti. O che si arrivi a un Draghi bis. Meglio di un nuovo governo con un altro premier. E certamente meglio della prospettiva di andare al voto in autunno, soprattutto dopo aver compromesso l’alleanza con il Partito democratico.

L’annuncio delle dimissioni da parte di Draghi è stato seguito dal silenzio nel Movimento e dalla inquietudine per le incognite che si aprono da qui in avanti. Prima ancora della salita di Draghi al Quirinale, la capogruppo grillina al Senato Mariolina Castellone dice a La7: «Abbiamo scelto il non voto solo nel merito di un provvedimento, ma c’è tutta la nostra disponibilità a dare la fiducia al governo». Quindi, quando Draghi mercoledì prossimo si presenterà in Parlamento per riferire sulla crisi e verificare l’esistenza di una maggioranza a suo sostegno, avrà i voti del Movimento Cinque Stelle. A meno che, aggiunge Castellone, «non dica che vuole smantellare il reddito di cittadinanza o demolire pezzo per pezzo ogni nostra singola misura».

Lo stesso Giuseppe Conte ha poi rassicurato che la sua linea è quella di far andare avanti il governo, a patto che Draghi dia delle risposte ai famosi nove punti del documento.

Il punto è capire ora se Draghi li voglia ancora i voti del Movimento. E se lo strappo si può ricucire.

Ma c’è anche chi nel Movimento crede che si vada alle urne in autunno. «Per me si va a votare entro ottobre», dice il capodelegazione e ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli. Per i grillini sarebbe lo scenario peggiore, un salto nel buio quando i consensi sono ai minimi storici. Tanto più se venisse meno la coalizione con il centrosinistra.

Senza dimenticare l’altro spauracchio di Conte: cioè perdere altri parlamentari per strada con il travaso verso la nuova formazione di Luigi Di Maio. L’ultima, ieri, è stata la senatrice Cinzia Leone che si è unita a Insieme per il futuro. E potrebbe non essere l’ultima.

Unica nota positiva, dopo giorni sotto il fuoco di fila di tutta la maggioranza, per Conte è l’appoggio di Beppe Grillo. Il fondatore dei Cinque Stelle si sarebbe detto «contento di come i portavoce siano uniti e coesi». Uscendo di casa davanti alle telecamere, Conte rilancia: «Non chiediamo posti, nomine, nulla, ma chiediamo ovviamente di rispettare un programma definito all’inizio: transizione ecologica e urgenza della questione sociale che adesso è esplosa. O si hanno risposte vere oppure nessuno può avere i nostri voti».

L’Avvocato, oltre al rischio di un’ulteriore scissione, deve tenere in conto anche la contrarietà alla linea di due ministri grillini su tre. Federico D’Incà, responsabile dei Rapporti con il Parlamento, dopo aver ribadito con forza la necessità di votare la fiducia, ha tentato fino all’ultimo minuto una mediazione. Anche Fabiana Dadone, alla guida delle Politiche giovanili, seppur con toni più sfumati ha seguito la stessa linea di D’Incà. Mentre continua a essere oltranzista la linea di Stefano Patuanelli, ormai leader degli anti governisti nell’esecutivo. Quello che, in pratica, non ha voluto dare la fiducia neanche a sé stesso. «Situazionismo» grillino, appunto.

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