Occhiali rosaCome gli hub del cibo e del vino possono rilanciare il turismo

Una ricerca mostra il gap tra domanda e offerta in Italia: oltre la metà dei turisti vorrebbe avere più informazioni sulle esperienze enogastronomiche da fare, poter visitare le aziende e acquistare prodotti tipici

Gli italiani amano viaggiare alla scoperta dei sapori e delle tradizioni enogastronomiche locali. Tuttavia, a volte non riescono a godere pienamente di quanto un territorio sa offrire poiché le informazioni sono difficili a reperire. In questo senso, gli hub enogastronomici diventano una possibile soluzione per scoprire l’offerta turistica di un luogo. È quanto emerge, in estrema sintesi, dall’ultimo Rapporto sul turismo enogastronomico in Italia, che dal 2018 monitora i trend del settore.

«È sempre più necessario mettere il turista nelle condizioni di trovare facilmente le proposte, prenotarle e parteciparvi – afferma Roberta Garibaldi, autrice dello studio. Non solo prima della partenza, ma anche durante il viaggio. Gli hub enogastronomici sono spazi poli-funzionali che possono favorire la scoperta del territorio e, al contempo, mettere in rete i produttori garantendo loro visibilità e facilitando l’arrivo dei turisti».

La nuova edizione del Rapporto è sostenuta da UniCredit, PromoTurismoFVG, Valdichiana Living e Visit Emilia con il patrocinio di Fondazione Qualivita, ISMEA e Touring Club Italiano.

Gli hub come luoghi per vivere esperienze
Secondo il rapporto, il 67% degli italiani vorrebbe trovare informazioni di dettaglio sulle esperienze enogastronomiche da vivere e avere la possibilità di prenotarle direttamente. Il 75% gradirebbe trovare spazi dedicati all’acquisto dei prodotti agroalimentari e vitivinicoli locali. Ecco che gli hub possono diventare così strumenti di promo-commercializzazione dell’offerta territoriale, avvicinare i turisti ai produttori e fungere da “intermediari”.

Gli italiani non lo concepiscono però come semplice luogo di passaggio, come se fosse un tradizionale centro di informazioni. Vorrebbero che fosse la prima tappa – quasi “obbligatoria” – di un percorso di scoperta del territorio e del suo patrimonio enogastronomico.

Il 61% vorrebbe avere la possibilità di svolgere tour che, dall’hub, li conducano alla visita delle aziende locali. Ed il 51% gradirebbe potervi noleggiare biciclette ed e-bike per poi recarsi dai produttori. Un mirabile esempio di come un hub possa “avviare” il turista alla scoperta del territorio è rappresentato dal “Tempio del Brunello”, innovativo museo che è espressione del più ampio progetto culturale “L’Oro di Montalcino” dell’omonimo e noto comune toscano. Qui, oltre a venire introdotti alla cultura enologica di questo importante territorio di produzione, è possibile noleggiare biciclette elettriche e tradizionali e avere indicazione dei percorsi che conducono alla scoperta delle terre del Brunello, accompagnati anche attraverso un’app dedicata – “Oro di Montalcino”.

Allo stesso modo, i turisti del Belpaese vorrebbero vivere in questi luoghi delle esperienze. Il 66% gradirebbe potervi svolgere degustazioni delle tipicità del territorio con guide professioniste e il 55% partecipare a laboratori e corsi di cucina per apprendere le ricette locali.

Nel nostro Paese vi sono enoteche regionali che offrono questa possibilità: l’Enoteca Provinciale del Trentino, ad esempio, ospita al suo interno una cucina didattica e organizza laboratori di degustazione per conoscere dal vivo produttori e tecniche di produzione dei vini del territorio.

Forte è l’interesse verso l’utilizzo delle nuove tecnologie: il 56% vorrebbe poter fruire di un percorso multimediale, con video, schermi touch-screen alla scoperta del territorio e delle sue produzioni. Un’occasione per fare una pre-esperienza e decidere poi, in piena consapevolezza, cosa visitare.

Un esempio mirabile è il World of Wine-WOW di Porto, hub culturale e turistico diffuso che conta 6 musei interattivi legati al mondo del vino e 9 ristoranti dislocati in tutta la città. “Planet Cork” (Pianeta del Sughero) è un’esperienza interamente digitale: i visitatori, all’intero di una stanza dove vi è da una replica di una pianta di sughero, possono apprendere attraverso vari device la varietà di usi di questo materiale, di cui il Portogallo è fra i principali produttori al mondo.

In Italia, il già citato “Tempio del Brunello” utilizza installazioni digitali come visori di realtà virtuale, video immersivi per raccontare la storia del vino, del territorio e delle persone. Ad esempio, nella sala “Quadro Divino”, il visitatore può creare la propria composizione artistica attraverso postazioni touch lasciando un segno tangibile delle emozioni e delle sensazioni ricevute.

Fra gli altri esempi presenti nel nostro Paese, l’Istituto Marchigiano di Enogastronomia a Jesi – progetto multi-filiera che riunisce in un unico brand i prodotti di alta qualità della regione – offre al visitatore la possibilità di conoscere il patrimonio agroalimentare e vinicolo attraverso sale tematiche con monitor interattivi e una sala sensoriale.

 

 

 

 

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