Turchia e MozambicoLe missioni di Draghi e Mattarella per cercare alternative alle forniture di gas russo

Il presidente del Consiglio è ad Ankara, il presidente della Repubblica è volato nello Stato africano. Due viaggi in parallelo con lo stesso obiettivo: rafforzare le relazioni con chi possiede o controlla i flussi di energia

AP/Lapresse

Due visite in parallelo, a poche ore di distanza. Legate dalla necessità di sottrarsi alla dipendenza russa per le forniture del gas. Non è l’unico tema in agenda, ma è soprattutto questo il tema centrale, tra ieri e oggi, della visita del capo dello Stato Sergio Mattarella in Mozambico e della trasferta del premier Mario Draghi in Turchia. Due missioni diplomatiche che servono per rafforzare le relazioni con chi possiede o controlla i flussi di energia, spiega Repubblica.

Il governo ha già predisposto un piano di emergenza per passare l’inverno nel caso in cui il Cremlino decida all’improvviso di tagliare le esportazioni di gas naturale verso l’Europa, Italia compresa. Nei prossimi mesi aumenteranno le forniture dall’Algeria e via nave sotto forma di gas naturale liquefatto che dovrebbe arrivare da Qatar e Stati Uniti. Ma, allo stesso tempo, è interesse dell’Italia lavorare in anticipo per aprire nuovi canali.

Ecco perché diventa fondamentale il Mozambico. Nel nord del Paese, sono stati individuati alcuni dei giacimenti off shore più ricchi di gas al mondo. Qui opera dal 2006 anche il gruppo Eni, che ha due concessioni, una che sta sfruttando da sola e l’altra assieme agli americani di ExxonMobil. Le prime navi con carichi di Gnl prenderanno la via del mare con la fine dell’anno. Ma le quantità sono tali per cui non è difficile prevedere l’apertura di possibili trattative per successive forniture. Non se ne occupa ovviamente Mattarella, ma con la sua visita il presidente rafforza le relazioni bilaterali, anticipando una possibile visita di Mario Draghi che potrebbe avvenire a settembre.

A sua volta, Draghi affronterà oggi il tema energia durante la sua visita ufficiale in Turchia. Non sono esclusi ragionamenti attorno all’aumento dei flussi che dal Trans-Anatolian Pipeline arrivano al Tap e dal percorso che da Israele alla Turchia potrebbe condurre energia in Europa. Il presidente turco Erdogan ha in mano un grande potere sul transito energetico da Est e Ovest sia per influenza sia posizione geografica.

La missione, a cui parteciperanno anche i ministri Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Roberto Cingolani, Giancarlo Giorgetti e Luciana Lamorgese, porterà a siglare diversi patti bilaterali. Cruciale il ruolo del ministro della Difesa, anche per affrontare il nodo dei giacimenti di gas Eni a Cipro. Senza dimenticare l’obiettivo di ridurre i flussi migratori illegali (triplicati del 2021 sulla rotta del Mediterraneo orientale) e di stabilizzazione del quadro libico, fondamentale per l’attività di Eni nel tentativo di aumentare le forniture verso l’Italia.

Poi c’è anche la partita del grano ucraino. Draghi si muoverà direttamente con il presidente ucraino Zelensky per offrire ulteriori garanzie e rendere accettabile un accordo sul piano elaborato da Onu e Turchia.