La nuova scissioneMe ne vado da Forza Italia perché non votando la fiducia ha rinnegato sé stessa, dice Renato Brunetta

Il ministro per la Pubblica amministrazione annuncia il suo addio al partito fondato da Silvio Berlusconi, colpevole di avere dimenticato le basi fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, per inseguire il peggior sovranismo nel momento più delicato per il Paese

Roberto Monaldo / LaPresse

«Non sono io che lascio, ma è Forza Italia, o meglio quel che ne è rimasto, che ha lasciato se stessa e ha rinnegato la sua storia. Non votando la fiducia a Mario Draghi, il mio partito ha deviato dai valori fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, l’economia sociale di mercato, l’equità. I cardini della storia gloriosa del Partito popolare europeo, a cui mi onoro di essere iscritto, integralmente recepiti nell’agenda Draghi e nel pragmatismo visionario del Pnrr».

Così, in una nota, il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, comunica la sua decisione di lasciare Forza Italia, in profondo disaccordo sulla decisione di non votare la fiducia al governo Draghi.

«Sono fiero di aver servito l’Italia da ministro di questo governo», prosegue, definendo «irresponsabili» tutti quelli «che hanno scelto di anteporre l’interesse di parte all’interesse del Paese in un momento così grave». Non solo: «I vertici sempre più ristretti di Forza Italia si sono appiattiti sul peggior populismo sovranista, sacrificando un campione come Draghi, orgoglio italiano nel mondo, sull’altare del più miope opportunismo elettorale».

Il punto, ripete, è che non è lui che cambia, è «Forza Italia che è cambiata». Perché lui, dice, rimane dalla stessa parte, quella «dei tanti cittadini increduli che mi stanno scrivendo e chiamando, gli stessi che nei giorni scorsi si sono appellati a Draghi perché rimanesse alla guida del governo».

Ma la sua battaglia politica non finisce qui. L’eredità della “vera” Forza Italia andrà avanti: «Mi batterò ora perché la sua cultura, i suoi valori e le sue migliori energie liberali e moderate non vadano perduti e confluiscano in un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euroatlantismo. Perché dobbiamo contrastare la deriva di un sistema politico privo degli anticorpi per emanciparsi dal populismo e dall’estremismo, piegato a chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina. È una battaglia per il futuro che coincide con la difesa della mia storia, e di quella di Forza Italia».

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