La Russia taglia il gas Stoccaggi pieni per l’inverno, ma resta il problema dell’opposizione ai rigassificatori

L’Italia è messa meglio rispetto ad altri Paesi in Europa e può rendersi indipendente dalla Russia molto prima. Ma a patto che vadano in porto tutti i progetti avviati dal governo. La Commissione europea si prepara il 20 luglio a presentare un piano per l’emergenza

Unsplash

Ieri mattina, il gasdotto Nord Stream 1 ha smesso di pompare gas verso l’Europa. I motivi ufficiali sono i lavori di manutenzione, ma si teme che le forniture potrebbero non ripartire più. L’intero continente teme le mosse di Vladimir Putin che sta usando sempre di più il gas come un’arma rivolta contro i suoi vicini occidentali. Non a caso, oltre al blocco annunciato del Nord Stream 1, ad aggravare la crisi energetica sono intervenute ieri le improvvise riduzioni di un terzo e di oltre due terzi del gas forniti da Mosca a Italia e Austria. A conti fatti, la Russia ha già tagliato le forniture, con varie giustificazioni, a dodici Paesi membri.

L’Italia si sta attrezzando a un piano d’emergenza. «Questo inverno sarà quello un po’ più delicato», ha spiegato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che all’interno del governo Draghi ha le deleghe sui temi dell’energia.

Il nostro Paese è messo meglio rispetto ad altri Stati in Europa e può rendersi indipendente dalla Russia molto prima. Ma a patto che vadano in porto tutti i progetti avviati dal governo, dai nuovi rigassificatori – che permettono di ricevere gas liquefatto via nave – agli stoccaggi dove vengono immagazzinate le riserve.

Così, spiega Repubblica, mentre la Germania parla di razionamenti e di una possibile recessione in caso di taglio totale delle importazioni dalla Russia e la Francia deve ancora trovare valide alternative al fermo di oltre un terzo dei suoi reattori nucleari per manutenzione, l’Italia si trova in vantaggio.

In primis perché abbiamo già diversificato le forniture di gas per sostituire quelle in arrivo da Gazprom (oltre 30 miliardi di metri cubi all’anno): gli accordi stipulati dall’Algeria all’Angola, dal Qatar all’Azerbaijan, impediranno agli italiani di restare al freddo o senza elettricità. Ma per superare la dipendenza energetica dalla Russia bisognerà aspettare l’inverno del 2023.

Per la prossima stagione fredda la situazione è più delicata, ma con qualche sacrificio da parte dei cittadini e delle imprese sarà possibile “neutralizzare” le minacce del Cremlino e sopravvivere anche se la Russia dovesse chiudere del tutto i suoi rubinetti. «Se abbassassimo di un grado la temperatura media del riscaldamento e diminuissimo di un’ora il periodo di riscaldamento giornaliero potremmo risparmiare circa 1,5-2 miliardi di metri cubi di gas», ha spiegato ieri Cingolani.

Per passare il prossimo inverno, però, non si deve sbagliare la tempistica sui nuovi rigassificatori e sugli stoccaggi. Quest’ultimi sono pieni per il 64% della loro capacità. Come previsto dalla Ue, devono arrivare al 90% della loro capacità entro l’anno. Ma come colmare l’ultimo 25% visto che agli operatori non conviene comprare gas sul mercato in questo momento di prezzi appena al di sotto dei massimi storici? Il governo ha trovato la soluzione: il gas verrà acquistato dal Gse (Gestore servizi energetici) a prezzi “calmierati” da operatori che lo estraggono in territorio italiano, per poi essere rivenduto a imprese e pmi, sempre a costi contenuti. Di fatto, il governo ha chiesto una mano al gruppo Eni, come produttore di gas naturale, in particolare nel Mar Adriatico e in Basilicata.

Anche i due nuovi rigassificatori galleggianti stanno arrivando in porto. Se ne è occupata Snam che ha comprato due navi gasiere che hanno la capacità di lavorare il gas liquefatto e immetterlo nella rete nazionale. Dovrebbero essere ormeggiate a Piombino e a Ravenna. Se nell’ultimo caso non ci sono problemi e l’impianto entrerà in funzione non appena terminato il collegamento con la rete, in Toscana occorre risolvere la forte opposizione locale. Contro la nave rigassificatrice lunga quasi 300 metri per 40 di larghezza che il governo vuol piazzare in rada a piombino si è tenuta una partecipata manifestazione, che ha coinvolto anche diversi esponenti locali del Pd.

Il governatore emiliano e commissario Stefano Bonaccini ha subito detto che «se Piombino non prende il rigassificatore, Ravenna si candida a prenderne due». Ma il governatore Eugenio Giani, nominato commissario da Draghi, ha presentato a Cingolani con un memorandum di richieste di compensazioni per la città e la val di Cornia, dalle bonifiche nell’area del porto per 200 milioni al parco eolico e fotovoltaico nell’area ex Lucchini che alimenti il nuovo forno elettrico atteso da Jindal per il rilancio delle acciaierie.

Intanto, la Commissione europea si prepara il 20 luglio a presentare un piano per l’emergenza. Le direttrici dovrebbero essere tre: riempire gli stoccaggi all’80% entro l’inverno, elaborare strategie di risparmio dei consumi energetici e razionamenti, prevedere interventi “solidali” tra partner europei, ovvero la possibilità che i Paesi che se lo possono permettere concedano del gas a chi ne ha bisogno. E quest’ultimo è il punto più difficile da attuare.

Peraltro, l’Italia potrebbe figurare tra i “donatori” e sfruttare questa posizione per rilanciare su un tema caro a Mario Draghi: il tetto al prezzo del metano. In teoria, la Commissione Ue ha tempo fino a ottobre per esprimersi sul price cap. Ma ieri il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni ha voluto solo confermare che «è una delle misure in discussione». Ma una proposta di Bruxelles non c’è ancora.