Inside AteneL’estrema destra in Grecia continua a crescere anche senza Alba Dorata

Dpo lo scioglimento forzato nel 2020 a causa di un maxi processo ai suoi leader, il partito neonazista ha lasciato un vuoto politico colmato da diverse formazioni che si rifanno ai suoi principi xenofobi e conservatori

LaPresse

Lo scioglimento di Alba Dorata e le condanne al carcere inflitte a buona parte della sua leadership dopo il maxi-processo conclusosi nell’ottobre del 2020 non hanno intaccato lo stato di salute dell’estrema destra greca. A sostenerlo è Konstantinos Tsitselikis, professore specializzato in diritti umani e organizzazioni internazionali presso l’Università della Macedonia di Salonicco, secondo cui il bando inflitto ad Alba Dorata ha aperto la strada a gruppi più estremisti come i Corpi Sacri e ProPatria. «L’estrema destra», ha dichiarato TItselikis a Deutsche Welle «ha subito un duro colpo, ma molte altre formazioni cercheranno di raccoglierne l’eredità nell’agone politico». 

Alba Dorata era diventata popolare nel 2012, quando era passata dall’essere un’organizzazione politica di nicchia con un seguito minimo a ottenere il 7 per cento dei voti alle elezioni nazionali. Le ragioni di questa crescita improvvisa erano strettamente legate alla crisi economica e a quella dei rifugiati che stavano colpendo la Grecia in quegli anni. Il prodotto interno lordo era crollato del 35 per cento, il tasso di disoccupazione era cresciuto fino a raggiungere il 50 per cento per gli under 25 e la società era frammentata e impoverita. 

Lo spettro del default aveva spinto Atene ad accettare le tranche di aiuti elargite da Bruxelles in cambio dell’implementazione di politiche di austerità. La società, disorientata ed impaurita, aveva così cercato (e trovato) un punto di riferimento nella solidarietà fornita da Alba Dorata.

A partire dal 2015 la Grecia è stata investita dalla più grande ondata migratoria d’Europa, sia in termini assoluti che pro capite, ritrovandosi a processare il 14 per cento delle richieste di asilo comunitarie pur avendo appena il 2 per cento della popolazione dell’Unione. Un milione di afghani, iracheni e siriani provenienti dalla vicina Turchia hanno attraversato, nel corso degli anni, il Mar Egeo per trovare rifugio nei campi profughi delle isole minori della Grecia. La speranza di una vita migliore si è scontrata con la realtà di queste strutture, poco salubri e decisamente poco ospitali. 

Il vuoto lasciato dai problemi legali di Alba Dorata ha spinto alcuni ex membri di questo partito a tentare la strada della riorganizzazione interna. Elias Kasiadiaris, ex deputato e portavoce di Alba Dorata poi abbandonata dopo alcuni dissidi nel 2019, ha annunciato la nascita di un nuovo partito, Greci per la Madrepatria, nell’estate del 2020 per favorire «la rinascita dell’Ellenismo». 

L’ideologia del movimento, come ricordato da Ekathimerini, non è dissimile da quella di Alba Dorata e verte sulla lotta alla corruzione, sulla tolleranza zero in materia di legge e ordine. La modernizzazione ha invece riguardato l’uso esasperato dei social network, il rifiuto del Nazismo e del Fascismo per attrarre consensi, l’adozione di una retorica simile a quella della destra europea su nazionalismo e patriottismo. 

Soluzione Greca, emerso alle elezioni del 2019 in cui ha ottenuto 10 seggi, non ha avallato l’estremismo di Alba Dorata ma ha molte somiglianze con i neo-nazisti. Il leader Kyriakos Velopoulos, un ex conduttore di televendite con una lunga storia di militanza in partiti conservatori come Raduno Popolare Ortodosso (LAOS) e più recentemente Nuova Democrazia, si è trasformato in un punto di riferimento per l’estrema destra e nel più importante sostenitore delle cause identitarie della Grecia (con parole di stima nei confronti di Viktor Orbàn e Donald Trump). 

Alcuni ritengono che Velopoulos sia solo un populista che attrae gli elettori come faceva con gli spettatori (a cui prometteva di vendere, come riportato da Insideover, lettere originali di Gesù Cristo) mentre altri ritengono che sarebbe proprio il suo lavoro a farlo entrare in sintonia con il cittadino medio.

La Grecia è stata un caso eccezionale perché dopo lo scoppio della crisi economica ha sperimentato una crescita del populismo di destra e di quello di sinistra. Questo trend si è manifestato durante le elezioni di maggio e giugno 2012, quando la destra radicale dei Greci Indipendenti (Anel) e la Coalizione della Sinistra Radicale (Syriza) hanno visto crescere il proprio supporto. 

La sconfitta di Syriza alle consultazioni del 2019 da parte dei moderati di Nuova Democrazia e il mancato raggiungimento dello sbarramento da parte di Alba Dorata hanno segnato, come riportato da Intereconomics, «un ritorno alla normalità» e «la prima sconfitta del populismo in Europa». Secondo alcuni, però, potrebbero essere analisi premature dato che le della democrazia greca, definita illiberale, impediscono la realizzazione di riforme in grado di consolidare questo risultato.