«Se me lo dicevi prima»Il Pd ha scoperto che Conte è scarso e non ha un piano B

Tre anni buttati a inseguire il fortissimo punto di riferimento dei progressisti e ora il Nazareno è nudo. Sarebbe il caso di prendere un’iniziativa seria per nuove alleanze, magari mandando qualche dirigente all’evento organizzato da Calenda il 24 settembre a Milano per la costruzione del polo liberaldemocratico

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«Eh ma se me lo dicevi prima…». Che grande era Enzo Jannacci, in una frase c’è tutta quella specifica dabbenaggine dell’uomo comune, «se me lo dicevi prima… ma quando, prima? Eh prima..»: solo che questo refrain ci è venuto in testa riflettendo sul «disagio del Partito democratico» (Repubblica), un Pd desnudo che si scopre senza l’alleato del 15% che tanto comodo avrebbe fatto a un partito che in 4 anni secondo i sondaggi è cresciuto di 4 punti, uno all’anno, cosi che tra 20 anni sarà al 40%.

Nudi, i dem scoprono adesso che Giuseppe Conte era (è) una mezza calzetta, Goffredo Bettini è lontano sennò lo venivano a prendere, Nicola Zingaretti è rintanato alla Regione Lazio dove le combriccole piddine finiranno per regalarla alla destra (alle ultime amministrative solo nel Lazio il Pd ha preso schiaffi, e meno male che non si votava nella Roma che brucia e puzza con il sindaco missing). 

Zingaretti, Bettini, Roberto Gualtieri, ma anche Dario Franceschini, Andrea Orlando, Debora Serracchiani, Graziano Delrio e finiamola qua: non si sono accorti di niente, l’avvocato era il nuovo Lenin, il Movimento è tutto, come diceva Edouard Bernstein, loro evidentemente l’hanno presa alla lettera.

«Eh ma se me lo dicevi prima…»: ed eccoci qua, nudi al Nazareno a pensare se non sia arrivata l’ora di darsi una regolata. Ci sono per fortuna alcune persone serie (citiamo per tutti Enrico Borghi) che hanno finalmente capito che seguendo una linea pragmatica e draghiana si può arrivare ben oltre il 25%, forse al 30, chissà se si tratta di una tardiva e minore (ma meglio di niente) vocazione maggioritaria e c’è anche qualcuno (Stefano Bonaccini) che dice a voce alta che si è perso troppo tempo a inseguire i grillini. 

Due o tre anni buttati nel pattume della politica, due o tre anni nei quali, digerite le scorie della gestione di Matteo Renzi, si poteva e si doveva aprire un canale con tutti i riformisti, costringendol” tra l’altro a dire una volta per tutte cosa vogliono fare da grandi. Inutile fare i nomi, si conoscono. 

L’ennesimo incontro a settembre, ci prova ancora una volta Carlo Calenda: «Il 24/9 a Milano organizzeremo un grande incontro per la costruzione del polo liberaldemocratico. È aperto a tutte le personalità e ai partiti che sono stanchi del bipopulismo. Italia viva, Beppe Sala, Giovanni Toti, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Carlo Cottarelli, Giancarlo Giorgetti etc. Basta che sia chiaro il percorso». Speriamo che il Pd ci  mandi qualcuno. 

Mentre la sinistra dem strologava di nuove epocali rivolte, in questi anni si  poteva e si doveva gettare un ponte programmatico da offrire a Mario Draghi tenendolo aperto in vista delle elezioni che ci saranno al più tardi in primavera, stante il fatto che che Conte, che ieri ha votato la fiducia al governo, com’era prevedibile ha prontamente abbassato la cresta. 

Lo disprezzano, adesso, l’avvocato del populismo. Peppe Provenzano esulta per la caduta di Boris Johnson senza rendersi conto che la pasta populista è la stessa di Giuseppi, non a caso entrambi amiconi di The Donald. 

E poi c’è lui, Enrico Letta, coraggioso alfiere della linea atlantista e antimperialista che però quando si passa alla politica interna si smarrisce e inanella errori su errori. Alla prova della vita, ondeggia, oscilla, bordeggia. Passi il corteggiamento del residuo bersanismo, povere stelle di Articolo Uno – ma sperando che non si vogliano inseguire i cocomeri di Fratoianni&Bonelli, grillini in minore – tuttavia pare poco seria la scelta di primarie che rischiano di essere fallimentari come quelle in Sicilia. Primarie tra piccoli ceti politici con dentro il morente Movimento 5 stelle peraltro spaccato tra il sindaco di Messina e Dino Giarrusso, con l’eterno Claudio Fava, protagonista della Rete di Leoluca Orlando nei primi anni Novanta, e Caterina Chinnici, europarlamentare da 8 anni, e a un certo punto spiace che si punti ancora sui figli delle vittime della mafia. 

Insomma novità zero, e va bene che è una mission impossible però darlo a vedere così non è il massimo. Un passo avanti e due indietro, questo fa il Pd nudo. Sarebbe il caso di prendere un’iniziativa seria per nuove alleanze ora che il balenottero grillino si è incagliato.  Non vi siete accorti della miseria della filosofia di Beppe e Giuseppe: e sta bene. Ma ora Letta deve essere ben consapevole che il tempo stringe: cari democratici, non vorrete mica andare in vacanza senza aver fatto i compiti a casa?

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