Né di qua né di làDate un matto ai liberali, anzi due, per ridare Draghi all’Italia

Nel 1951, Mario Ferrara scrisse un leggendario articolo sul Mondo di Pannunzio intitolato “Date un matto ai liberali”. Settantuno anni dopo forse ne abbiamo trovati due, Renzi e Calenda, che da soli provano a confermare a Palazzo Chigi il più autorevole leader occidentale

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Nel 1951, il grande liberale Mario Ferrara, prima firma del Mondo di Pannunzio che era un piccolo grande giornale di opinione che ha cercato di modernizzare l’Italia e ha provato a liberarla dagli opposti estremismi fascio-catto-comunisti, ha scritto un leggendario articolo intitolato «Date un matto ai liberali».

Mario Ferrara, nonno di Giulianone nostro, ha spiegato che «i liberali, e non solo quelli d’Italia, non hanno bisogno di un grande economista perché ce l’hanno, non di abili avvocati o di facondi oratori perché anche di questi ne hanno forse troppi, non hanno bisogno di scrittori, di giornalisti e di intellettuali, perché più o meno lo sono tutti, non hanno bisogno di una massa poiché le masse si compongono di scontenti e, oggi, tutto il mondo è un mondo di scontenti. Non hanno bisogno di quattrini perché o ne hanno o possono procurarsene, non hanno neppure bisogno di una dottrina o di una parola d’ordine (uno slogan, come si dice) perché la dottrina è sempre nuova e parole d’ordine se ne trovano quanto si vuole».

E allora di che cosa avevano bisogno i liberali del 1951, secondo Mario Ferrara? «I liberali hanno bisogno di un matto… di un matto da cima a fondo, un matto, come diceva Léon Daudet, perpendicolare».

Settant’anni dopo, in un’epoca esagerata ed eccessiva come questa, i liberali potrebbero aver trovato due matti perpendicolari: Carlo Calenda e Matteo Renzi, due quarantenni così fuori di testa da prefigurare un’alternativa politica per gli italiani che non vogliono finire schiacciati dal bipopulismo perfetto che inguaia il paese.

I due matti liberal-democratici del Terzo polo sono persone che non solo dicono cose da pazzi, ma le fanno anche, come fece Renzi quando, da solo, osteggiato da tutti e trattato appunto come un matto pericoloso, costruì la strada per portare Mario Draghi a Palazzo Chigi cacciando l’incapace bellimbusto di prima.

Adesso i due matti ci riprovano, anche se tutti dicono che la destra ha già vinto, che l’avventura politica del Terzo polo è velleitaria e che la sua stessa presenza riduce le possibilità del Pd di far fronte al pericolo fascista.

Se questo era il pericolo, il Pd avrebbe potuto allearsi con i draghiani, farli crescere fino a metterli nelle condizioni di svuotare lo schieramento centrale opposto e costruire insieme una proposta di governo seria e credibile, ma ha scelto di inseguire fino all’ultimo i babbei e di farsi dettare la strategia politica da rancori personali più adolescenziali che politici.

Le possibilità di resistenza del Pd, inoltre, si sono ridotte, se non azzerate, quando Letta ha scelto l’alleanza con un partito che ha un programma economico e sociale di stampo venezuelano e nel momento in cui ha cercato di fare pulizia etnica delle personalità anche soltanto tiepidamente riformiste del partito, lasciandole a casa o mettendole nelle condizioni di non rientrare in Parlamento per fare posto a una masnada di debuttanti senz’arte né parte, in piena aderenza ai principi grillini dell’uno vale uno, e ai portaborse di piccoli cacicchi di corrente, tipo lo stagista impresentabile di Peppe Provenzano, la sardina imbarazzante, il napoletano bolscevico e altri mangiatori di fuoco.

I due matti liberali, invece, dicono chiaramente di voler riportare Draghi al governo e solo con un ottimo risultato del Terzo Polo l’operazione potrebbe riuscire.

In realtà è un’impresa improbabile, ma vale la pena di provarci perché tutti sanno che Draghi al governo è l’unica cosa che serve al paese in questo momento.

Malgrado la consapevolezza di quale sia l’interesse nazionale, prima hanno provato tutti a non far arrivare Draghi a Palazzo Chigi, poi hanno cercato di spostarlo al Quirinale e, infine, lo hanno fatto cadere in Parlamento (chi per pippagine politica, chi per opportunismo, chi perché incapace di intendere e di volere).

Ora dicono che l’ipotesi di far restare Draghi al governo sia velleitaria, una follia che solo due matti come Renzi e Calenda continuano a dire. Eppure si tratta di tentare il possibile contro il probabile, e per riuscirci, o almeno per provarci, serve qualcuno che abbia una visione, qualcuno che sappia osare, qualcuno in grado di fare politica.

Serve un matto, insomma. Meglio ancora se sono due: Renzi e Calenda sono insopportabili, arroganti e rissosi quanto volete, ma sono anche i draghiani originali e gli unici che sostengono la famigerata agenda Draghi. 

«Il giorno in cui il matto che occorre ai liberali sarà venuto fuori – ha scritto Mario Ferrara nell’articolo del 1951 – ci sarà, nel mondo, un gran sollievo. La gente che sogghigna, comincerà a sorridere e finirà per ridere: e quando sulle piazze si presenterà il solito spacciatore di felicità e di giustizia, una grande risata lo accoglierà come oggi lo accolgono gli applausi: e a ogni discorso ci sarà il contraddittorio. Il matto liberale comincerà a fare i conti e a sommare i sogni con i risvegli e le promesse con le delusioni e alla fine alzerà un bel cartello nel quale ci sarà un bel zero al posto della colomba, della bandiera, della falce, del martello, della fiamma, dell’edera e dello scudo crociato. Sarà una gran processione di gente impazzita ed ilare, contenta finalmente di aver scoperto che chi non fa nulla non ha niente da fare, che dove non si capisce non c’è niente da capire e che le chiacchiere non fanno farina… il gran matto liberale chiederà spiegazioni del bilancio che quadra con i debiti che aumentano, dei prezzi che debbono diminuire con l’inflazione che deve risanare la moneta, delle opere pubbliche che non devono essere attuate nel Mezzogiorno per non disturbare il Settentrione, o del Settentrione che deve sempre però lavorare per pagare la burocrazia che aiuta lo Stato a non pagare i suoi debiti, o i partiti che agitano lo Stato impedendo al Parlamento di funzionare. E finirà per chiedere di essere ospitato a Montecitorio o al ministero del Tesoro, per mettere un po’ d’ordine tra i savii con il magistero della sua pazzia, e sarà credo, difficile rispondergli o dargli torto».

Conclude Ferrara: «Ma serve loro un matto, un vero matto, un matto senza occhiali da sole. Date un matto ai liberali».

In questi tempi impazziti, noi fortunelli potremmo averne trovati addirittura due.

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