Nell’angoloGiuseppe Conte apre le porte dei Cinque Stelle a Di Battista e Santoro

Le trattative tra Pd, Fratoianni e Bonelli non si sono ancora concluse. «Ma credo che l’accordo sia già chiuso», dice l’Avvocato che sperava di sottoscrivere l’alleanza rossoverde. Nessun mea culpa sulla caduta del governo: «Il primo a togliere la campanella del governo a Draghi è stato il Pd, con l’inceneritore. Poi Di Maio ha fatto una scissione, bombardandoci tutti i giorni. E poi siamo intervenuti noi. Ma abbiamo incalzato il governo sulle priorità degli italiani. Lo rifarei mille volte»

(La Presse)

L’ex premier Giuseppe Conte, ai minimi nei sondaggi con il suo Movimento Cinque Stelle, vede sfumare anche l’ultimo spiraglio di sottoscrivere una alleanza rossoverde nella corsa elettorale verso il 25 settembre. Le trattative tra Pd, Fratoianni e Bonelli non si sono ancora concluse. «Ma credo che l’accordo sia già chiuso», dice a Repubblica.

Il leader grillino i voti della sinistra li cercherà comunque, spiega: «Agli elettori di sinistra dico questo: se vogliono avere la garanzia che il loro voto non vada sprecato, votino noi». Accanto a lui, ora, potrebbe arrivare Alessandro Di Battista. E pure Michele Santoro.

In ogni caso, spiega che rimarrà alla testa del M5S anche dovesse scivolare al 5%. «Non mi interessano le percentuali». Ma è sicuro: «Senza spocchia: saremo la sorpresa di queste elezioni».

Ma «sicuramente non potremo fare un accordo con la destra, hanno soluzioni inadeguate. Quello che posso garantire è che le nostre riforme, dal salario minimo alla lotta al precariato, le realizzeremo costi quel che costi o, se non saremo al governo, le difenderemo con le unghie».

E con il Pd? «In questo momento mi sembra abbastanza improbabile. Si sono messi in un calderone e non so cosa ne possa uscire. I nostri programmi invece sono chiari. Con tre pilastri: la giustizia sociale, dal reddito di cittadinanza al salario minimo. La transizione energetica: no termovalorizzatori. E la transizione digitale. Il voto al Pd rischia di essere sprecato. C’è un cartello che va da Gelmini a Calenda e arriva fino a Speranza e immagino Fratoianni. Con Nicola ci siamo telefonati. Ma se stanno discutendo di seggi, con noi non c’è alcuna valutazione da fare».

Di Battista sarà in lista? «Per noi è un interlocutore, ora è fuori dal M5S, ma ci confronteremo», risponde, precisando di non temerlo. «Io sono qui per dare un servizio, pur modesto, al M5S e ai cittadini. Non vivo con l’angoscia che ci siano persone che potrebbero sconvolgerlo. Se Di Battista vuole dare un contributo mi fa piacere, ovviamente troverà un M5S cambiato. Abbiamo una carta dei valori e una chiara identificazione atlantica».

Con Michele Santoro «ci parleremo, vedremo se vuole dare un contributo. Però noi non offriamo posti da capolista così».

E Virginia Raggi? «Resterà consigliere comunale».

Ma «la formazione delle liste è responsabilità del leader».

Poi parla di Luigi Di Maio. «Ho sottovalutato quello che stava accadendo con Di Maio durante l’elezione del Quirinale. Ha cercato di accreditare il fatto che controllasse tutti i voti. Andava chiarito subito che non era vero», dice. «Ci sono rimasto male. Adesso Di Maio deve dimostrare se ha la stoffa del leader che non abbandona coloro che ha portato con sé, oppure se cerca un posto sicuro sotto le insegne del Pd, vicino Bibbiano».

Ma nessun mea culpa sulla caduta di Draghi: «Il primo a togliere la campanella del governo a Draghi è stato il Pd, con l’inceneritore. Poi Di Maio ha fatto una scissione, bombardandoci tutti i giorni. E poi siamo intervenuti noi. Ma abbiamo incalzato il governo sulle priorità degli italiani. Lo rifarei mille volte».