L’analisi di GhisleriCosì il Pd ha perso oltre 1 milione di voti, regalandoli ai partiti alleati e avversari

Dal 2014, dopo il famoso 40,8% di Renzi, il Partito democratico ha perso quasi 5 milioni di voti: «È un formidabile donatore di sangue elettorale». Il duro flop della Lega una sorpresa: «Dal 2018 Salvini ha perso 3,2 milioni di voti». Mentre il Terzo Polo non ha deluso: «Ha raccolto quasi 2,2 milioni di voti. Il loro consenso è cresciuto dal 4,5% di metà luglio al 6,1% di inizio agosto, fino al risultato di domenica»

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

Il dato più alto da guardare dopo il 25 settembre è quello dell’astensione dal voto: il 36% degli elettori non è andato alle urne. «I partiti non sono riusciti a convincerli», dice la sondaggista Alessandra Ghisleri alla Stampa. «È il primo, importante cambiamento. Rispetto a cinque anni fa, mancano all’appello circa 4,5 milioni di elettori. Significa che c’è un gap importante tra la politica – pardon, tra i politici – e il territorio. Contano le modalità di scelta dei candidati, la distrazione degli elettori, l’autoreferenzialità dei discorsi dei leader… insomma una complicità di effetti».

Ghisleri spiega la crescita di Giorgia Meloni nei sondaggi: «A maggio era al 22,5%. Il 22 luglio, sciolte le Camere, al 23,5%. Poi comincia a crescere, lentamente ma progressivamente». E oggi, a conti fatti, rispetto alle politiche del 2018 ha 5,7 milioni di voti in più. Mentre, rispetto alle europee del 2019, i voti in più sono 5,4 milioni.

E se Meloni guadagna, la Lega perde e tanto. «Rispetto alle politiche del 2018 Salvini ha perso 3,2 milioni di voti, mentre Forza Italia 2,3 milioni». Così «il voto si è redistribuito all’interno della coalizione di centrodestra. Solo una quota minoritaria è arrivata da “fuori”. Se osserviamo infatti il dato dell’evoluzione della coalizione di centrodestra in questi passaggi elettorali, da circa 12 milioni di voti del 2018 ci troviamo – a scrutinio non ancora terminato – ancora a 12 milioni, voto più voto meno».

Chi ha tenuto rispetto alle europee è stata Forza Italia: dal 2019 «ha perso solo 67mila voti. Il suo rimane un consenso robusto».

E il centrosinistra? «Alle politiche del 2018 aveva ottenuto circa 8,3 milioni di voti. Alle europee 2019 invece 7,9 milioni. Il dato di oggi ci riporta un valore intorno a 7,2 milioni. È una lenta ma inesorabile perdita. Il Pd sacrifica la sua massa elettorale, da anni, a beneficio di altri partiti. È un formidabile donatore di sangue elettorale».

Colpa di Letta? «Non solo. Dal famoso 40,8% di Renzi nel 2014, il Pd ha perso quasi 5 milioni di voti. È il principale socio occulto degli altri partiti. Alleati e avversari».

E Conte? «Nel 2018 il M5S aveva 10,7 milioni di voti, un anno dopo alle europee 4,5 milioni. Oggi 4,2 milioni. Perde ancora, ma ha mobilitato il suo “zoccolo duro”, la sua tifoseria», spiega Ghisleri. «Conte prende il M5S al 12,3% ad aprile. Il 22 luglio, allo scioglimento delle Camere, è al 14%. Cala all’inizio della campagna elettorale, fino al 12,5% di fine agosto. Poi comincia la sua risalita ed è qua che abbiamo registrato il sorpasso nei confronti della Lega di Salvini. Con una forbice progressiva nei confronti della Lega culminata col risultato elettorale».

In questo intermezzo, «Conte si è trasformato da alleato in competitor del Pd, peraltro efficace. Rimanendo nella coalizione di centrosinistra, probabilmente la sua forza si sarebbe annacquata. Da solo è riuscito a valorizzare gli elementi identitari, peraltro dopo una scissione importante. Il Pd di Letta aveva come obiettivo di polarizzare lo scontro politico con Meloni. E invece si è trovato contro tutti: centrodestra, Conte, Terzo Polo».

Chi non ha deluso, secondo Ghisleri, è il Terzo Polo: «Ha raccolto quasi 2,2 milioni di voti. Il confronto con il passato è impossibile, perché Azione e Italia Viva si sono presentati per la prima volta e insieme. Nei nostri sondaggi il loro consenso è cresciuto dal 4,5% di metà luglio al 6,1% di inizio agosto, fino al risultato di domenica».

La sorpresa, rispetto alle previsioni, riguarda Salvini: «La discesa era registrata da tempo, tuttavia il presidio del territorio da parte della Lega avrebbe potuto mitigarla. Invece malcontento e scarsa partecipazione al voto l’hanno enfatizzata». A fine aprile era testato al 16%. «Da allora è stata una lenta, ma progressiva discesa».

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