Acqua correnteCome la siccità di quest’estate ha aggravato la crisi energetica in Europa

Lo svuotamento dei fiumi europei causato dalla grave siccità non ha messo a dura prova solo l’agricoltura, ma anche il sistema idroelettrico e le centrali nucleari di molti Paesi. La condizione di allerta persisterà fino a novembre, aggravando ancora di più il nostro deficit energetico

LaPresse

L’armamento russo delle esportazioni di gas naturale – in risposta alle sanzioni dell’Unione europea per la guerra in Ucraina – sta mettendo a nudo le vulnerabilità del sistema energetico europeo. I prezzi del gas hanno raggiunto livelli record, quelli del carbone sono triplicati in meno di un anno. I danni sono già evidenti un po’ dappertutto nel vecchio continente.

Ma a peggiorare una situazione già drastica ci si è messo pure il cambiamento climatico. Dalla padella alla brace, come si suol dire. E nella brace, in questo caso, si trova l’intera Europa, attualmente alle prese con la siccità peggiore degli ultimi 500 anni. Secondo un nuovo report dell’European drought observatory, circa il 64 per cento dell’Ue è in allerta o in stato di allerta per siccità, con condizioni insolitamente secche destinate a persistere fino a novembre in gran parte dell’Europa. 

La mancanza di precipitazioni e le temperature elevate che si proteggono da maggio, entrambi fenomeni aggravati dal cambiamento climatico causato dall’uomo, sono una combinazione letale che ha portato siccità in luoghi inaspettati e modi imprevisti.

I livelli delle riserve idriche spagnole sono attualmente inferiori del 31 per cento rispetto alla media degli ultimi 10 anni. In Francia, dove la siccità ha imposto limiti diffusi all’uso di acqua, le precipitazioni sono state dell’84 per cento in meno rispetto alla media ventennale di luglio. I livelli dell’acqua nel fiume Danubio, che scorre attraverso diversi paesi dell’Europa centrale e orientale, sono diminuiti di diversi metri rispetto all’agosto 2021. In Italia i livelli dell’acqua in molti bacini sono inferiori ai valori storici minimi, al punto che la secca nei nostri fiumi ha reso visibili le rovine del Ponte Neroniano nel Tevere e una chiatta affondata nel 1944 nel Po.

Fiumi prosciugati significa terreni agricoli inariditi, con gravi ripercussioni sulla produzione alimentare in tutto il continente. Non solo: la siccità e le alte temperature di quest’estate hanno portato a una significativa flessione della produzione di energia idroelettrica, esacerbando una situazione già delicata nel mercato energetico.

La carenza d’acqua che ha colpito la Norvegia nelle ultime settimane ha lasciato i suoi bacini idrici a una capacità di circa il 60 per cento, ben al di sotto della media ventennale. Ai residenti di Oslo è stato chiesto di limitare il tempo trascorso sotto la doccia e di chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti. La situazione è diventata così grave che lo scorso 8 agosto Tejre Aasland, ministro del petrolio e dell’energia del paese, ha dichiarato che la produzione di energia idroelettrica nel sud della Norvegia era diminuita del 18 per cento rispetto all’anno precedente.

«Non possiamo escludere completamente un periodo di razionamento dell’elettricità in primavera – ha avvertito, aggiungendo che il governo – darà la priorità al riempimento dei nostri serbatoi idroelettrici e alla sicurezza dell’approvvigionamento elettrico e limiterà le esportazioni quando il livello dell’acqua nei serbatoi scende a livelli molto bassi». Ma la Norvegia non è l’unico paese la cui capacità di produzione energetica è stata messa all’angolo dalla siccità. La Germania fa grosso affidamento sul Reno per il trasporto interno delle merci, tra cui il carbone. Ma quest’estate il fiume ha sofferto molto, al punto che alcune delle sue parti sono scese al livello più basso degli ultimi 15 anni.

«Quando il livello del fiume è troppo basso, la dimensione massima della nave che può attraversare il fiume diminuisce. Di conseguenza si trasportano meno merci, tra cui benzina e carbone, il che ne fa aumentare i prezzi dell’energia», ha affermato Anise Ganbold, responsabile della ricerca nei mercati energetici globali e dell’idrogeno presso Aurora Energy Research.

In Francia sono stati chiusi due reattori della centrale nucleare di Chooz, nella regione delle Ardenne: un sito che da solo garantisce il 4,7 per cento di tutta l’energia nucleare della Francia. La siccità, e quindi il livello basso delle acque del fiume Mosa, potrebbero infatti peggiorare l’efficacia dell’impianto di raffreddamento del reattore.

Thomas Veyrenc, dirigente della Rte, gestore della rete elettrica francese, non a caso, ha precisato: «Il riscaldamento climatico accrescerà il rischio di indisponibilità dei reattori nel corso delle ondate di caldo o di siccità».

E anche in Italia la situazione sfiora il disastro. Quella che è considerata la più grave siccità degli ultimi decenni ha conseguenze inevitabilmente drammatiche sia per la nostra agricoltura, che per il nostro sistema idroelettrico. In Italia ci sono circa 4300 impianti idroelettrici che forniscono tra il 15 per cento e il 17 per cento dell’elettricità nazionale. L’idroelettrico, inoltre, copre da solo il 41% dell’energia generata da fonti rinnovabili ed è fondamentale per stabilizzare i carichi sulla rete elettrica quando ci sono picchi nella produzione di elettricità rispetto a quella che serve.

Ma la scarsità di neve durante l’inverno, la carenza di pioggia e le temperature elevate hanno costretto Enel Green Power Italia a spegnere temporaneamente le turbine della centrale idroelettrica di Isola Serafini di San Nazzaro (Monticelli) che si trova proprio in mezzo al Po, i cui livelli calano di giorno in giorno.

Gli stock idroelettrici ai minimi storici stanno dando il colpo di grazia all’Europa. La siccità si è infatti scaricata con tutta la sua forza in un momento in cui siamo già alle prese con una crisi energetica, con l’aumento dell’inflazione e una recessione incombente. L’economia del continente sta affrontando una combinazione di rischi interconnessi che sta dissipando la ripresa post-Covid e minaccia di mandare tutt’Europa in recessione in un futuro fin troppo vicino. 

Siamo attualmente alle prese con la peggiore crisi energetica degli ultimi decenni a causa delle ricadute della guerra in corso in Ucraina, che ha visto la Russia ridurre le sue forniture di gas naturale ai paesi europei per rappresaglia contro le sanzioni dell’Ue.

Le recenti interruzioni dei flussi di gas attraverso il gasdotto Nord stream 1 (che trasporta il gas russo sotto il Mar Baltico direttamente in Germania) hanno alimentato i timori che la Russia possa interrompere completamente tali flussi durante la stagione di picco dei consumi. Un simile taglio in inverno, quando usiamo molto più gas per riscaldare le nostre case, farebbe salire l’inflazione ancora più in alto e probabilmente spingerebbe diversi paesi, tra cui l’Italia, verso una recessione economica senza precedenti. 

Questa incombente minaccia e altri problemi legati alla guerra stanno causando una crescente incertezza e determinando un aumento dei prezzi di tutti i beni e i servizi. La siccità record in Europa non ha fatto che aumentare le pressioni inflazionistiche e il generale senso di disagio che peserà ulteriormente sulla crescita economica, deprimerà l’attività imprenditoriale e complicherà i piani di copertura contro l’aumento dei rischi nei prossimi mesi.

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