Giù per il tuboLa quarta falla di Nord Stream potrebbe aver compromesso per sempre il gasdotto

Le autorità svedesi hanno individuato un’altra rottura dopo le tre già scoperte nei giorni scorsi. Il danno ambientale potrebbe essere uno dei peggiori di sempre. Il Cremlino mette le mani avanti: «Un atto di terrore sponsorizzato dagli Stati», ma la NATO promette «la risposta più forte possibile»

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Mentre gli esperti cercano di comprendere la dinamica esatta che ha portato al riversamento di tonnellate di gas naturale nel Mar Baltico, le autorità svedesi hanno individuato una quarta falla in uno dei due gasdotti Nord Stream che collegavano energeticamente l’Europa alla Russia.

Due delle perdite in acque svedesi, spiega un ufficiale della guardia costiera al Guardian, sono avvenute «nello stesso settore»: quella maggiormente rilevante, sul Nord Stream 2, ha generato un vortice di bolle sulla superficie dell’acqua dal diametro di 900 metri; la fuoriuscita dal Nord Stream 1, più piccola, ne ha causato uno largo 200 metri.

Nonostante il Nord Stream 2 non sia mai stato attivato a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e il Nord Stream 1 non fosse operativo dall’inizio di settembre, entrambi erano carichi di gas al momento delle simultanee rotture, avvenute ormai diversi giorni fa. È da lunedì, infatti, che il gas naturale continua a disperdersi nel baltico, causando una crisi ambientale che secondo gli scienziati potrebbe essere una delle peggiori di sempre.

La maggior parte del materiale riversato in mare è gas metano, uno dei gas serra maggiormente alla base del surriscaldamento globale, secondo solo all’anidride carbonica. All’interno dei gasdotti vi sarebbero depositati quasi 780 milioni di metri cubi di gas: non conoscendo le dimensioni esatte delle quattro falle, è per ora impossibile determinare esattamente quanto ne stia arrivando in superficie, anche se le stime variano dalle 200mila a più di 400mila tonnellate. Per fare un paragone, mezzo milione di tonnellate di metano ha un impatto ambientale equivalente a un milione e 300mila auto usate per un anno intero.

Lunedì i sismologi svedesi e danesi hanno registrato due esplosioni sottomarine vicino all’isola di Bornholm, rispettivamente di magnitudo 2.3 e 1.8, che secondo i leader europei costituiscono probabilmente di un atto di sabotaggio. «Ogni interruzione deliberata di un’infrastruttura energetica europea attiva è inaccettabile, e porterà alla risposta più forte possibile» ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha dichiarato che le perdite sono conseguenza di un atto che «probabilmente marca la prossima fase dell’escalation della situazione in Ucraina». Anche se mancano le prove, la Russia è per molti l’indiziata numero uno: «Se è capace di un’aggressiva offensiva militare in Ucraina, apparentemente anche atti di provocazione in Europa occidentale non possono essere esclusi» ha detto il viceministro degli Esteri di Varsavia, Marcin Przydacz. In un comunicato, la Nato sostiene come ogni informazione attualmente disponibile indichi che le perdite sono «il risultato di deliberati, spericolati e irresponsabili atti di sabotaggio». E aggiunge: «Ogni attacco deliberato contro le infrastrutture critiche degli Alleati incontrerà una risposta unita e determinata».

Le accuse sono reciproche: «È davvero difficile immaginare che un simile atto di terrorismo sia potuto accadere senza il coinvolgimento di uno Stato» ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. «È una situazione estremamente pericolosa, che richiede un’indagine urgente» ha continuato, denunciando però una «acuta carenza di comunicazioni e riluttanza da parte di molte nazioni» nel contattare la Russia. Il ministero degli Esteri russo ha sostenuto che le esplosioni siano avvenute in un territorio «totalmente sotto il controllo» delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Nonostante la Svezia non sia ancora membro Nato e l’appartenenza della Danimarca all’Alleanza sia soggetta a limitazioni militari, la portavoce del ministero Maria Zakharova ha definito le due nazioni «Nato-centriche».

Qualunque sia l’effettiva origine delle falle, le agenzie di sicurezza tedesche sostengono che il danno abbia reso i gasdotti «per sempre inutilizzabili». Secondo gli esperti, sarà anche più difficile ripararli una volta che tutto il gas sarà fuoriuscito, e di conseguenza si saranno riempiti di acqua che, con il tempo, li porterà a corrodersi.