Facce di bronzoQuelli che criticano Conte sulla decretazione d’urgenza, ma ieri tacevano sugli scellerati dpcm

È giusto sbertucciare il leader grillino che reclama in campagna elettorale dei «limiti alla decretazione d’urgenza». Ma sarebbe stato meglio contestarlo quando al governo interveniva sui diritti costituzionali di milioni di italiani in nome dell’emergenza

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Ottimi amici liberali, liberal-progressisti, liberal-conservatori, liberal-socialisti, liberal-democratici, liberal-moderati, liberal-rivoluzionari, liberal-repubblicani, liberal-comunisti, liberal-cattolici, liberal-popolari, liberal-vaccinati e liberal-primalasalute, mi spiegavano che ero io che non capivo: la situazione era eccezionale, e quindi era non solo possibile, ma inevitabilmente giusto, che il capo del governo, mentre il Parlamento se ne stava in serrata, si esercitasse nella produzione a nastro di decreti personali, sottratti al vaglio delle assemblee legislative, con i quali annichiliva uno per uno i diritti costituzionali e cioè la libertà personale, di circolazione, di riunione, di associazione, di iniziativa economica, di professione, di studio, di culto. Il tutto, affidando alla forza pubblica, ai superpoteri prefettizi, alla multa e alla galera il presidio democratico di quel grazioso complesso repressivo.

La Corte costituzionale sarebbe intervenuta troppo tardi a spiegare che era tutta roba illegale, con una sentenza che qualche deficiente richiamava ad assolvere le pratiche eversive e anticostituzionali giustificate a destra e a manca, e ovviamente du côté de chez liberal-detutto-deppiù, perché «in una situazione straordinaria servono provvedimenti straordinari»: mentre con quella decisione la Consulta diceva semplicemente, ma gravemente, che ormai la frittata era fatta, e cioè che in effetti non sarebbe stato possibile intervenire in quel modo sui diritti costituzionali dei cittadini ma ormai, appunto, era tardi.

Inutile dire che il complesso liberale che assisteva più complice che inerte a quello scempio era in consonante posizione di giudizio – toh, vedi la combinazione! – con l’allegra compagnia di comunisti, fascisti, socialisti, ambientalisti, moderati, catto-padani, cristian-avellinesi, ruspisti, dirittisti antiomotransfobici adunati a spiegare anch’essi loro puro che la vittoria democratica sul Covid valeva bene un decreto illegale (anzi ottantaquattro).

Vai a spiegargli che di quel passo si può arrivare ovunque. Vai a spiegare ai destri che, con lo stesso procedimento e alla luce di altri “valori” propugnati da inopinate maggioranze avverse, sarebbe perfettamente legittimo decretare l’istituzione del catechismo arcobaleno (è un valore, la tolleranza, no?). 

Vai a spiegare ai sinistri che in base a un’identica e opposta giustificazione valoriale si affida al presidente del Consiglio di approntare il vademecum per il corretto affondamento dei barconi (è un valore, la difesa della Patria, giusto?). E vai a spiegare ai liberali che esattamente secondo lo stesso criterio si scrive un dpcm recante le modalità di informazione sulle operazioni speciali, perché prima di tutto viene la pace.

Ecco perché un po’ mi associo, ma un po’ me girano li cojoni, se vedo che Giuseppe Conte è sbertucciato quando reclama «limiti alla decretazione d’urgenza».

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