Qui UcrainaIl direttore dell’Agenzia nucleare racconta che a Zaporizhzhia si è sfiorato davvero il disastro

«Quello che ho visto mi ha confermato che occorre proteggere subito la centrale, nel modo più efficiente possibile», dice Rafael Mariano Grossi, a capo dell’Aiea, che propone la «santuarizzazione» del sito. La missione ora sarà «permanente fino alla pace. Io non vado via. E se mi cacciano, devono assumersene le responsabilità»

(La Presse)

Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), è arrivato a Roma per un vertice della Fao sulla sicurezza alimentare, dopo la visita nella centrale nucleare di Zaporizhzhia occupata dai russi. La settimana scorsa Grossi ha guidato dentro l’impianto il team di ispettori Aiea e martedì ha presentato il suo rapporto al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un elenco dettagliato di ciò che mette a rischio la sicurezza della più grande centrale nucleare europea, proprio mentre l’Ucraina sta sferrando una controffensiva in quell’area. E nel suo rapporto, propone una zona speciale di protezione, che coincida con il perimetro dell’impianto. Una «santuarizzazione» di Zaporizhzhia, come la definisce Grossi, che ieri ha ottenuto anche il supporto del premier italiano Draghi nel corso di un incontro a Palazzo Chigi.

«Il viaggio per arrivare a Zaporizhzhia è durato quattro mesi, non due giorni, perché era da aprile che chiedevamo di poterla visitare», racconta Grossi a Repubblica. «La settimana scorsa finalmente abbiamo potuto fare i controlli che erano saltati con la guerra. Ma abbiamo anche potuto valutare la situazione sul piano della sicurezza: sono andati perduti molti sistemi di comunicazione e ci sono molti danni dovuti agli attacchi e ai bombardamenti quasi sistematici all’impianto. Infine, abbiamo colto l’occasione di creare una missione permanente, importante non solo per la valutazione dei danni ma anche per dissuadere i contendenti da eventuali nuovi attacchi: ora tutti sanno che a Zaporizhzhia ci sono due membri dello staff Aiea».

Nella centrale, ammette il direttore, «mi sono emozionato e commosso nel vedere le condizioni in cui lavora il personale dell’impianto. Ma non posso dire di aver visto cose che già non sapessi. È stato un lavoro di conferma, di valutazione più esatta e precisa dei danni, che riguardano davvero molti settori dell’impianto. Non i reattori, che sono ben protetti dai sarcofagi in cemento armato, ma per esempio i magazzini del combustibile nucleare esausto. Quello che ho visto mi ha confermato che occorre proteggere subito la centrale, nel modo più efficiente possibile».

Dopo la sua visita, Grossi ha detto: «Potrebbe accadere qualcosa di molto, molto catastrofico». Quello a cui si riferiva, racconta, sono i «due fori da colpi di mortaio di un metro di diametro sul tetto di un magazzino di combustibile nucleare: siamo stati molto fortunati, perché quei colpi avrebbero potuto disperdere nell’ambiente materiale radioattivo. Ripeto, non sono in pericolo i reattori, protetti da edifici molto robusti, difficili da bucare, ma il combustibile non ha lo stesso grado di protezione».

E poi c’è il problema dell’elettricità per i sistemi di sicurezza e di raffreddamento. Anche qui c’è uno scambio di accuse tra Kiev e Mosca. «Purtroppo la chiarezza non c’è», ammette Grossi. «Normalmente ci sono quattro linee elettriche che arrivano dall’esterno e una interna che alimentano i sistemi di sicurezza e di raffreddamento dei reattori. In questo momento le linee funzionanti sono una o due. Gli ucraini sostengono che fa parte di un piano russo per scollegare la centrale dalla rete di Kiev. Tecnicamente è difficile da fare, ma non lo si può escludere del tutto».

Sulle possibili soluzioni, Grossi propone la «santuarizzazione» della centrale. Ovvero, spiega, «una protezione della centrale di Zaporizhzhia sul modello perimetrale, limitato dunque al solo impianto». Certo, la demilitarizzazione di tutta l’area circostante, come chiedono le autorità ucraine, «è un concetto più ampio e anche più ambizioso. Io sono legittimato a parlare di sicurezza degli impianti nucleari. Abbiamo visto con i nostri occhi che la sicurezza nucleare è stata compressa e si deve fare qualcosa. La demilitarizzazione non è realistica, anche perché la centrale non si trova in un’area interna conquistata dai russi, ma proprio sulla linea del fronte. Ci vorrebbero negoziati ad altissimo livello, che esulano dalle competenze dell’Agenzia».

L’idea dell’Aiea, ora, «è dire a russi e ucraini: siete d’accordo in linea di principio che l’impianto non debba essere attaccato? E allora facciamo un semplice accordo di protezione, una “santuarizzazione” della centrale, appunto. Nelle ore successive alla proposta, nonostante le dichiarazioni di Putin e Zelensky, ho colto delle reazioni interessanti dalle parti. Di sicuro non hanno detto no».

Grossi racconta di aver «già preso contatti con i due schieramenti. Penso che ci incontreremo per studiare il piano nel giro di dieci giorni o al massimo due settimane».

Poi dice: «Sono stato accusato di non aver denunciato l’aggressione dell’uno o dell’altro, ma se lo avessi fatto un secondo dopo la mia azione sarebbe diventata inutile. È difficile, perché ho un cuore e principi etici, ma la mia missione è aiutare, non denunciare. L’Ucraina non ha bisogno di una voce in più dalla sua parte, io devo fare altro».

Ora, conclude, «abbiamo il vantaggio di avere membri dell’Agenzia dentro la centrale: se dovessero mandarci via, dovranno spiegare al mondo perché lo fanno. Allo stesso modo, abbiamo messo entrambe le parti in causa in una situazione difficile: dire no alla protezione e alla sicurezza. Perché poi i “no” vanno spiegati». E la missione dell’Agenzia a Zaporizhzhia sarà «permanente fino alla pace. Io non vado via. E se mi cacciano, ripeto, devono assumersene le responsabilità».