Anti inflazioneLa Bce ha rialzato i tassi di interesse, aumentando il costo del denaro a livelli record

La presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha annunciato l’aumento che vale 75 punti base facendo salire il principale tasso al 2 per cento. Previsti altri aumenti ma molto dipenderà dalle contingenze geopolitiche

LaPresse

La Banca Centrale Europea ha aumentato ancora i tassi di interesse per cercare di tenere sotto controllo l’inflazione, ovvero un rincaro generalizzato dei prezzi. L’aumento deciso oggi a Francoforte, pari a 75 punti base, è il terzo dopo quelli di settembre e luglio. Un cambio di rotta dopo undici anni in cui tassi di interesse nell’area euro erano stati fermi, vicini allo zero. Il nuovo aumento, con effetto previsto a partire dal 2 novembre 2022, farà salire il costo del denaro dall’1,25 per cento al 2 per cento, livello massimo raggiunto dal primo trimestre 2009.  

L’abbandono dell’orientamento accomodante della politica monetaria non si fermerà qui. Il Consiglio direttivo prevede di aumentare ulteriormente i tassi di interesse per assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo target del 2 per cento a medio termine. Esso definirà l’andamento dei tassi di riferimento in futuro in base all’evolvere delle prospettive per l’inflazione e l’economia.

Data l’imprevedibilità imposta dai diversi stravolgimenti geopolitici, la Banca centrale ha scelto un approccio pragmatico sui prossimi movimenti. Le decisioni sugli eventuali altri aumenti dei tassi, infatti, verranno definite di volta in volta, a ogni riunione in base alle nuove circostanze.

Purtroppo l’inflazione in Europa continua a crescere e si manterrà su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo. A settembre nell’area euro ha  raggiunto il 9,9 per cento gravando pesantemente su imprese e famiglie. Poi, negli ultimi mesi l’impennata delle quotazioni dei beni energetici e alimentari, le strozzature dell’offerta e la ripresa della domanda dopo la pandemia hanno determinato una generalizzazione delle pressioni sui prezzi e un rialzo dell’inflazione. 

La Bce vuole ridurre il sostegno alla domanda per frenare l’incremento dell’inflazione attesa, che causerebbe una spirale di aumenti difficilmente controllabile.

Si gioca però su di un difficile equilibrio. Il deciso aumento dei tassi, è uno strumento necessario nella lotta all’inflazione, ma il consequenziale “raffreddamento” dell’economia europea rischia di portare alla recessione, una situazione poco auspicabile, ma resa sempre più probabile dal protrarsi della guerra in Ucraina. In relazione a questo rischio Lagarde ha detto che: «le prospettive di recessione saranno ovviamente prese in considerazione al prossimo meeting, quando avremo dati più aggiornati». 

L’altra decisione degna di nota presa oggi dalla Bce è stata la modifica ai termini e le condizioni applicati alla terza serie di operazioni di rifinanziamento (Omrlt-III), lo strumento di prestito a lungo termine verso le banche europee, introdotto durante la presidenza Draghi.

Nel periodo di fase acuta della pandemia questo programma è stato fondamentale per contrastare i rischi al ribasso per la stabilità dei prezzi. Oggi, alla luce dell’aumento inatteso ed eccezionale dell’inflazione, lo strumento finanziario deve essere ricalibrato per assicurare che sia coerente con il più ampio processo di normalizzazione della politica monetaria e rafforzi la trasmissione degli incrementi dei tassi di riferimento alle condizioni di concessione del credito bancario. 

Ammontando a un totale di quasi duemila miliardi di euro, i prestiti a lungo termine alle banche europee, rappresentano una voce significativa del bilancio della Bce, difficile da giustificare in un contesto di politica monetaria restrittiva e di profitti record per il settore bancario. 

Pertanto, il Consiglio direttivo ha deciso di modificare i tassi di interesse applicabili alle Omrlt-III a partire dal 23 novembre 2022 e di offrire alle banche ulteriori date per il rimborso anticipato volontario degli importi.  Secondo alcuni osservatori la variazione delle condizioni dei prestito a basso costo potrebbe sollevare una serie di rischi di credibilità, se la Bce non manterrà le sue promesse, e altri di natura più tecnica.

Infine, la Bce ha deciso di fissare la remunerazione delle riserve obbligatorie detenute dagli enti creditizi presso l’Eurosistema al tasso della Bce sui depositi presso la banca centrale, allo scopo di allineare maggiormente tale remunerazione alle condizioni del mercato monetario.

Insomma, si prospettano tempi complicati e si teme che l’effetto combinato di recessione, rincari dei prezzi e aumento dei tassi possa rilanciare le speculazioni finanziarie, facendo risalire lo spread. Dall’altra parte rimane ancora in piedi il Tpi, il cosiddetto “scudo anti spread” che Lagarde assicura di non voler mettere in discussione. Per ora.

 

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